Questa mattina ho l’influenza e sono rimasta a casa, a letto, a sfogliare qualche rivista e, sul numero di marzo di Elle, ho trovato un articolo illuminante sul bullismo, prima mi ero interrogata solo in modo saltuario sul problema ma visto che i miei figli cominceranno presto le scuole elementari sono rimasta colpita da una frase riportata nell’intervista alla “mamma anti bulli”, Eleonora Frescobaldi: “il bullismo comincia alle elementari, aumenta alle medie, si perfeziona al liceo”.
Eleonora è stata colpita in prima persona dal bullismo, uno dei suoi tre figli è stata una vittima per un anno prima che lei e la famiglia riuscissero a rendersi conto dell’entità del problema e, invece di cedere e cambiare scuola, hanno deciso di reagire tutti e cinque insieme e, da questa avventura che l’ha segnata ma anche fatta crescere come mamma, è nata una collaborazione online con la scrittrice Flaminia Momigliano che confluisce nel blog Stop al Bullismo scritto a quattro mani.
Il sito omonimo Stop al Bullismo, gestito da un gruppo di psicologi e psicoterapeuti, spiega che il bullismo può assumere svariate forme, alcune evidenti ed esplicite, altre sottili e sfuggenti all’osservazione degli adulti:
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Bullismo fisico
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Bullismo verbale
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Bullismo indiretto
La ricetta di Eleonora e Flaminia è semplice quanto efficace, parlare invece di tacere, con il preside, gli insegnanti e gli altri genitori in primis e poi anche con i carabinieri se la situazione è più complessa, le scuole devono intervenire ed i carabinieri possono convocare i genitori dei ragazzi violenti e se le violenze continuano è possibile sporgere denuncia.
Di bullismo si è parlato anche sul social network Mamma che Club e se n’è parlato addirittura in relazione agli anni della scuola materna, magari non è proprio bullismo ma comunque un’anticamera di quello che arriverà più strutturato a scuola, un tema decisamente d’attualità per le mamme e le famiglie con bambini in età prescolare e scolare, tu hai pensato a come affrontarlo?
































Sinceramente io approvo in pieno il tuo metodo risolutivo, ho 15 anni e sono uno di quel 10% di ragazzi che ancora ha dell’umanità e dei sani principi nel cuore, se potessi ucciderei tutte le persone malvagie di questo mondo, a partire da coloro che praticano violenza, come i bulli
Non disapprovo il metodo, anzi è quello che avrei fatto volentieri anch’io, molte volte durante lo scorso anno (mio figlio faceva la prima media), ma temo che i tempi siano cambiati: oggi ti azzardi anche solo a fare una scenata al bulletto di turno e quello corre a piangere dai genitori (che nulla sanno), dicendo che la mamma di Tizio l’ha minacciato senza motivo. Dopodichè si scatena una faida familiare. E magari ti denunciano LORO (oppure, se sono mezzi delinquenti, ti ritrovi la macchina sfregiata, la bici sgonfia e qualche regalino sgradevole davanti alla porta).
Genitori assenti e molto indulgenti.
Nel nostro caso abbiamo risolto cambiando scuola, ma ho ancora una tale rabbia se ci penso… abbiamo dovuto ingoiare, sia per nostro figlio che … per me! Non sto a raccontare qui, ma c’era di tutto, bulli dei più svariati tipi, in classe e fuori. Anch’io sono stata insultata… Con un dirigente prepotente e vanesio che si rifiutava di intervenire e che cercava di mettere tutto a tacere (e nel frattempo si pavoneggiava con circolari censorie sull’abbigliamento dei ragazzi… incredibile!). Avremmo dovuto presentare una tale mole di denuncie, anche nei confronti del dirigente e di un’insegnante, che alla fine sarebbero passate come acqua, attribuendoci la fama di rompiscatole, e mio figlio avrebbe vissuto in un inferno ancora più cupo gli ultimi mesi (“ah ah, i tuoi denunciano di qua e di là e non ottengono niente!”). Per fortuna siamo riusciti a spostarlo in altra scuola.
Comunque qualche residuo di bullo l’ho affrontato anch’io a viso aperto, utilizzando qualche minaccia indiretta “alla mafiosa”: ha funzionato bene, almeno finora, ma avevo studiato a lungo i soggetti a cui ho rivolto il “trattamento” ed avevo preso informazioni su di loro. Diciamo anche che ero pronta ad attuare quanto avevo fatto intravvedere, però si trattava di ragazzi con famiglie piuttosto normali. Con i delinquenti invece non me la sono sentita di fare nulla, almeno finchè mio figlio era lì.
Per il futuro, vedremo: noi siamo riusciti a cambiare (ed anche quello è stato difficilissimo, le altre scuole erano piene), ma ho saputo che nella vecchia scuola i problemi si sono ripresentati anche quest’anno, pure più gravi. Personalmente ho tenuto tutto: lettere al dirigente, risposte, ecc. Se sarà il caso le userò per aiutare qualcun altro.
LEGGETE COME HO COMBATTUTO IL BULLISMO.
Il bullismo è sempre esistito, oggi il fenomeno è più allargato, dovuto all’inesistenza dei genitori.
I figli crescono a ruota libera per cui nessuna educazione ricevono in famiglia tanto meno a scuola.
I ragazzi decidono tutto quello che vogliono fare, sia nel bene che nel male. I genitori sono inesistenti, almeno questo è per la massa.
Premesso ciò vi posso assicurare che avendo vissuto esperienze dirette, il bullismo l’ho stroncato sul nascere.
Il mio primo figlio, per frequentare le scuole superiori doveva prendere il pullman e quindi ogni giorno 15 km di andata e 15 km di ritorno ed orari non sempre facili.
Con i miei ragazzi ho avuto sempre un ottimo dialogo, sin da bambini mi raccontavano come passavano la giornata fuori casa.
Nel paese la droga era del tutto sconosciuta allora, ma in città ahimè dilagava. Così alla domanda se presso la loro scuola girava la droga, mi risposero si papà, vediamo dei ragazzi spacciare.
Lì per lì l’istinto mi portava non solo a denunciare il tutto alla polizia ma anche ad intervenire in prima persona, ma il buon senso mi portò a fare riflessioni diverse.
Ragazzi voi quando vedete quei soggetti, lungo il vostro percorso, cambiate strada o marciapiede, ed i ragazzi hanno sempre ubbidito, lontano da quei brutti ceffi.
Un giorno nel parlare vidi il ragazzo più grande un po’ preoccupato, la cosa mi portò ad approfondire , cosa ti succede? Dai raccontami. Il ragazzo prima ..no.. niente papà.
Dai c’è qualcosa che mi nascondi, racconta.. il ragazzo esortato, incominciò col dire- papà sul pullman c’è un ragazzo che mi da fastidio- Cosa combina? Quando salgo sul pullman e sto seduto lui si avvicina e mi fa alzare e mi canzona facendo ridere le ragazze. Tu non ti alzare!!!!! Papà quello mi tira su per il bavero della giacca, mi spintona.
Ma che dici un tuo coetaneo ti da fastidio e tu non sei capace di difenderti? No – papà non è un mio coetaneo lui è dell’ultimo anno ed è anche ripetente, ha 20 anni.
Ascolto e riflettendo dico a mio figlio, si a questo punto le cose cambiano, tu non puoi misurarti a 14 con lui che ne ha 20. Lui è un adulto tu sei un ragazzo, quindi è un confronto impossibile.
Tu non dare mai fastidio a nessuno, la cosa la gestirò io sta calmo che si risolverà. Quel ragazzo abitava a 7 km dopo di noi, non fu difficile identificare sia lui che la famiglia.
Il pullman lungo il suo percorso serviva anche un paese laterale , facendo un giro vizioso, per cui quelli dei paesi collinari preferivano scendere all’incrocio per poi riprenderlo al ritorno.
Mentre rincasavo con la mia macchina, veniva anche mio figlio, avvicinandomi all’incrocio vedendo il gruppo di ragazzi domandai se intravedeva quel ragazzo, mio figlio – si papà è quello più alto.
Rallento, accosto, parcheggio, nel mentre il bullo mi intravide e con altri due compagni si infilò nel bar vicino. Scendo e con me mio figlio, entro nel bar, il proprietario che mi conosceva, voleva offrirmi del caffè, ringraziai, data l’ora il caffè non era gradito.
Mi avvicino ai tre ragazzi che sono al banco a consumare, chiesi al bullo se conosceva mio figlio, lui con fare incerto rispose – si.. mi sembra che viaggia nello stesso mio pullman – ripongo la domanda- ti ha dato mai fastidio? No! – a quel punto gli sferro un ceffone, di quelli che fanno tremare i denti, dicendo: se a te questo ragazzo non ti ha dato mai fastidio perché tu ti diverti a renderlo ridicolo nel pullman?
Pronto a dargliene ancora se si fosse reso necessario, ma il finto bullo si accorse che non scherzavo, mentre lui massaggiandosi la guancia rispose- io ho voluto solo scherzare.
Gli dissi che doveva scherzare coi suoi pari, e che mai e poi mai avrebbe dovuto più avvicinare mio figlio, caso contrario sul pullman la mattina avrebbe trovato me seduto, pronto a buttarlo anche dal finestrino se occorreva.
Poiché le mie richieste non lasciavano dubbi, mi rispose che potevo stare tranquillo, che non avrebbe più dato fastidio a mio figlio.
Così fu e mai i miei ragazzi hanno subito episodi di violenza, tantomeno i miei ragazzi si sono mai permesso di fare del male a chicchessia, perché sapevano che non lo tolleravo.
Qualcuno penserà che abbia voluto risolvere il tutto con la forza, ma certe volte è la scelta migliore credetemi.
Se allora fossi andato a lamentarmi dal dirigente scolastico, mi avrebbe riso dietro, se andavo dai carabinieri si sarebbero scrollato le spalle e i miei figli sarebbero cresciuti con l’handicap della paura, così ho stroncato sul nascere tutto, pronto a difendere con ogni mezzo il male che subiva mio figlio.
Credetemi ancora oggi, la penso così, sono rispettoso di tutti, cedo il passo alle persone anziane, aiuto i deboli, difendo chi viene maltrattato, mi sono esposto tante volte, è più forte di me, non c’è la faccio a chiudere gli occhi e non vedere.
Oggi viviamo in una società che non ha più valori, non c’è più educazione, solo egoismo.
Tutto questo fatta eccezione per quella sparuta minoranza, che ancora sente qualcosa di umanità.
Molti leggendo questo mio scritto disapproveranno il metodo, ma credetemi da risultati certi, reali e immediati e non produce spese alla collettività, io mi sono trovato con risultati buoni, oggi i miei figli sono dirigenti e in carriera, io sono un dirigente in pensione che non mi sento sereno a leggere le violenze gratuite, che si perpetrano ai danni dei ragazzi indifesi, dai genitori prima e dalle istituzioni poi. Sono pronto a scendere in campo qualora un mio familiare fosse vittima di una violenza gratuita e immotivata.
Grazie per la pazienza avuta.
Mike