14 settembre 2009, classe prima, anno zero della riforma Gelmini

Alcuni mesi fa ho iscritto mio figlio in prima elementare, nella scuola pubblica vicino a casa nostra: una scuola abbastanza valida, si diceva, in un quartiere “bene” di Milano. Ci era stato garantito il tempo pieno con le due maestre, perché – era stato detto – la scuola aveva l’organico sufficiente per offrirlo. E io ci ho creduto, non avevo ragione di dubitarne. Bene, quest’anno sono state create tre classi prime, per 75 bambini: due di queste sono monche, perché in una è presente solo la maestra di italiano, nell’altra solo quella di matematica.

Le due maestre avevano lavorato insieme lo scorso quinquennio, ma hanno dovuto separarsi perché in ogni classe ci fosse almeno un insegnante che si potesse presentare ai genitori. L’altro arriverà, senza fretta: dopotutto questo è solo il nono giorno di scuola, perché mai dovrebbero essere presenti in due fin dal primo giorno? Per il momento nella classe di mio figlio è la maestra di religione che fa le veci di quella di matematica.

Se la situazione fosse stata semplicemente questa avrei anche potuto tollerarla, per qualche giorno ancora. Ma i problemi non finiscono qui: le classi parzialmente scoperte sono altre, non so esattamente quante: so solo che ci sono bambini più grandi che quotidianamente vengono suddivisi in piccoli gruppi e smistati tra le varie classi, prime comprese, per qualche ora, nell’attesa che il loro maestro unico – che ovviamente non può coprire da solo l’intera giornata – si presenti a scuola e li raduni nella loro classe.

Si trattava di tamponare assenze di insegnanti che si sapeva sarebbero mancate, perché, per esempio, in maternità, ma pare che le nomine dei supplenti siano state autorizzate dal Provveditorato solo qualche giorno fa: forse pensavano che qualche maestra si presentasse inaspettatamente al lavoro con neonato al seguito.

E non è tutto: la riforma Gelmini prevede che l’insegnante specialista di inglese venga abolito. (Qualcuno ricorda ancora le tre I?) Per insegnare inglese è più che sufficiente una delle due maestre della classe, alla quale è stato chiesto di frequentare un corso di 150 ore per impararlo: questo se l’insegnante c’è, naturalmente. Altrimenti se ne deve far carico la maestra di un’altra classe, che si staccherà dalla sua per due ore alla settimana.

Le ore di compresenza sono state abolite, purtroppo si sapeva, e nella scuola di mio figlio sono state create due prime dove i bambini si avvalgono tutti dell’insegnamento della religione cattolica: in questo modo le maestre possono, nelle ore in cui non lavorano in compresenza, e in quelle di religione – non avendo bambini da seguire in un’attività alternativa – andare a tappare i buchi dovuti alla spaventosa carenza di organico che affligge la scuola. Ma fino a quando si possono tappare buchi prima che la nave affondi? E per quanto tempo possono le maestre lavorare in queste condizioni disastrose, senza cadere in depressione, avere un esaurimento nervoso, o ammalarsi?

Eppure io voglio ancora credere che la scuola pubblica sia la scelta giusta, la più valida. La mia protesta è poco più che un sussurro, finché rimane una voce isolata. Ma se altre voci si uniscono alla mia, il tono si alza e la protesta può raggiungere dimensioni tali da scuotere le persone, perché la situazione migliori.

Se per qualunque ragione non siete soddisfatte di quello che la scuola pubblica offre ai vostri figli, in particolare quest’anno rispetto agli anni passati, lasciate qui un vostro commento, raccontateci quali problemi state incontrando. Insieme possiamo forse cambiare le cose.

Immagine: www.zic.it

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4 Responses to “14 settembre 2009, classe prima, anno zero della riforma Gelmini”

  1. Teresa scrive:

    Abito nella provincia di Milano e quest’anno è veramente un disastro il rientro a scuola. Non viene piu’ garantito il diritto allo studio visto che si chiede alle insegnanti di fare i salti mortali e sopratutto si disorientano i bambini privandoli dei loro punti di riferimento che altro non sono che le insegnanti. Sono veramente delusa dal Decreto Gelmini. Sopratutto perchè è una donna quindi piu’ di tutti dovrebbe capire l’importanza di educare bene i nostri figli. LE BASI SONO IMPORTANTISSIME. La maestra di mio figlio, purtroppo per noi, è andata in pensione. La persona che dovrebbe sostituirla non arriverà mai. Ma non è finita la maestra di inglese non è ancora arrivata, anche se abbiamo già i libri, ma penso che mai arriverà.
    Tutte le maestre ruotano a turno tra una classe e l’altra senza mai fermarsi. Spero che non le venga in mente di ammalarsi!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Una maestra di mio figlio è laureata in LETTERE e insegna MATEMATICA.
    Quando andavo a scuola io, trent’anni fà, era esattamente come sta diventando ora. Io non posso permettermi di mandare mio figlio in una scuola privata. Immagino che la GELMINI spinta da BERLUSCONI intenda privatizzare tutto, solo che loro NON SANNO che le rette della scuola non possiamo addebitarle a LORO.
    INVECE DI ANDARE AVANTI CI STA’ FACENDO TORNARE IN DIETRO.
    Purtroppo ce ne sarebbe da dire sul loro operato, ma non c’è tempo.
    SPERIAMO CHE TORNINO SUI LORO PASSI.
    UNA MAMMA ARRABBIATA.

  2. silvia scrive:

    eccomi, lascio anch’io il mio commento. Anch’io il 14 settembre ho fatto l’esperienza del giorno 1 post gelmini in una classe a tempo pieno di scuola pubblica. E ieri c’è stata la prima riunione.
    Noi le maestre le abbiamo tutte e due, ma dato che non sono in compresenza e dato che hanno ridotto i bidelli, e che nelle ore in cui sarebbero comunque a disposizione, devono coprire le maestre assenti, come hai descritto tu, non riescono neppure ad accompagnare in bagno i bambini di prima che ne hanno bisogno.
    E in bagno poi se anche ci arrivano i bambini non trovano la carta igienica, dispensata a tagli contati dai bidelli (se i bambini li incontrano), né il sapone, né gli asciugamani, anche se la preside ha fatto sapere che è fiduciosa che dei fondi prima o poi arriveranno e che spera quindi quest’anno di poter richiedere solo un modesto “contributo volontario” ai genitori.
    Le mamme dei bambini esonerati da religione si sono lamentate del fatto che non c’è nessuno per stare con i bimbi durante l’ora di religione (o meglio le ore, ben due, contro una sola di inglese, a proposito di tre i) appunto perché tutti impegnati a tappare i buchi. Insomma proprio la materia che dovrebbe insegnare che siamo tutti uguali è un pretesto per discriminare quei due bimbi che creano un problema organizzativo alla scuola, mannaggia a loro. E l’ora di religione continuerà a esserci finché tanti, come me, non esonerano i figli perché meglio che facciano religione piuttosto che vadano a zonzo per le classi o, peggio, che mi chiedano di portarli due ore dopo o andarli a prendere due ore prima.
    E così, capisco dal commento di Nadia, continueranno a esistere e proliferare le scuole private, finché si alimenterà quel circolo vizioso per cui le statali non sono in grado di fornire un servizio adeguato e piuttosto che trovare le risorse per renderlo adeguato, lo stato preferisce finanziare delle strutture che ci pensano al posto suo. E ci costringe alla scelta su quello che abbiamo di più prezioso, l’unica cosa, insieme alla salute, per cui siamo disposti a scendere a compromessi, e a lasciare da parte le idee e le convinzioni: l’importante è che i nostri figli crescano bene.
    Eppure anch’io come Livia sono ancora convinta che la scuola debba essere pubblica per definizione, debba dare a tutti le stesse opportunità.
    Un sussurro in più…spero che cominci a sentirsi qualcosa…

  3. Nadia scrive:

    Io con il mio bimbo non sono neanche arrivata a pormi il problema se ci saranno o meno gli insegnanti. Fin dal nido ho dovuto scegliere strutture private. Non perchè le preferissi…. anzi…. ma perchè abito in un comune dove non esistono servizi, non sto parlando di un piccolo paesino sperso sulle montagne, ma di una realtà di circa 9000 abitanti!
    Asili nido non esistono, dobbiamo andare nei paesi limitrofi in struttre private, la scuola materna c’è, ma garantiscono solo l’orario 9-16, peccato che la famiglia media lavora dalle 8-17, il meglio arriva alla scuola elementare, non hanno la mensa ma il tempo pieno. La scelta ovviamente è dovuta cadere su una delle due (e si sono ben due!) scuole private del comune…..

  4. Alessia scrive:

    Livia, con questo articolo mi hai messo una paura folle!
    Tra le mie scelte ci sono 3 scuole pubbliche ed 1 privata, già avevo stabilito il piano per vagliarle tutte molto accuratamente ma credo che adesso sarò ancora più attenta…
    Se scopro qualcosa ti faccio sapere ed un grande in bocca al lupo perchè altre mamme si “svegliono” e ti aiutino a fare la voce grossa per migliorare le cose!

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