Ogni genitore è cosciente che la pratica di uno sport favorisce la crescita armoniosa e lo sviluppo psicomotorio, oltre a creare le basi per un benessere fisico duraturo e contribuire alla prevenzione di sovrappeso, obesità, ipertensione e diabete.
Considerato che le scuole di avviamento allo sport accettano solitamente i bambini a partire dai 5 anni, solitamente la scelta viene affrontata dai genitori in coincidenza con l’inizio della scuola elementare. Questo, però, è un momento estremamente delicato per il bambino sia a livello fisico sia a livello psico-sociale, infatti sono proprio questi gli anni in cui si pongono le basi per uno sviluppo corretto e armonioso della persona che sarà in futuro e per questo motivo sarà bene non utilizzare lo sport come baby sitter ma deve essere una scelta consapevole per evitare di creare profondo disagio nel piccolo, che potrebbe manifestare ansia o rifiutarsi di svolgere l’attività proposta.
Determinante per il coinvolgimento del bambino nello sport è che si diverta a svolgere l’attività dunque è importante assecondare i gusti e le richieste del piccolo. Ma se non dovesse avere le idee chiare su quale sport praticare, sarebbe utile fargli vedere di persona discipline diverse, magari facendolo anche partecipare alle lezioni di prova gratuite, un’opportunità che molti centri offrono.
L’aspetto ludico è da privilegiare sia nella scelta sia nelle prime fasi dell’attività sportiva a cui viene indirizzato il bambino, ma un altro fattore importante dello sport è l’agonismo. La competizione, però, non deve essere vista come ricerca esasperata del risultato, ma serve al piccolo per consentirgli di incanalare l’aggressività e dare sfogo alla naturale dose di rivalità tipica dell’età, oltre che a dare una risposta al bisogno di autoaffermazione e di confronto con la realtà.
Ma quale sport scegliere? E’ opinione diffusa che gli sport di squadra favoriscano la socializzazione, mentre quelli individuali promuoverebbero la capacità di assumersi la responsabilità del risultato finale. In realtà, nel caso di un bambino tra i 5 e i 7 anni, tale distinzione non è importante e non deve far privilegiare uno sport rispetto ad un altro. Un buon istruttore dovrebbe, comunque, creare un legame di gruppo e un clima solidale anche nel caso si tratti di sport individuali.
Dunque la scelta dell’attività sportiva può essere finalizzata a sviluppare una personalità più armonica. Vediamo insieme quali sono i pro e i contro per alcune attività:
- arti marziali, se insegnate correttamente, stimolano il bambino a lavorare su coordinazione e mobilità articolare. Insegnano a riconoscere e controllare la propria aggressività. Possono non piacere a tutti i bambini, ma non hanno controindicazioni;
- danza, da sfatare il pregiudizio che sia adatta solo per le bambine. Sviluppa l’orientamento spaziale e la capacità di seguire il ritmo musicale, abitua a controllare i movimenti, contrastando la scarsa coordinazione, tipica di una crescita troppo veloce. Quella classica sviluppa soprattutto i muscoli delle gambe e dei glutei, a discapito della parte superiore del corpo;
- calcio, permette di correre, saltare e “sfogarsi” ma insegna anche a orientarsi nello spazio e a coordinarsi con gli altri. Se non affiancato da un po’ di ginnastica, non sviluppa i muscoli di braccia e spalle;
- rugby, ricchissimo di esperienza motorie, insegna a correre, saltare, lanciare, afferrare, cadere, rotolarsi, coordinarsi con i compagni e con gli avversari. Sviluppa grinta e spirito di squadra, ma esalta anche individualità e necessità di assumersi le proprie responsabilità. Essendo molto coinvolgente, si rischia di eccedere nell’agonismo;
- nuoto, si acquisisce maggiore consapevolezza del proprio corpo e si sviluppa armoniosamente l’intero apparato muscolare. Per i bambini può risultare monotono se non viene abbinato ad altre attività “fuori acqua”, oppure a momenti di gioco acquatico individuali o di gruppo;
- scherma, si imparano rapidità e capacità di resistenza, combattività, lucidità mentale e autocontrollo. Può creare asimmetria nello sviluppo muscolare, perché impegna maggiormente la parte destra del corpo (la sinistra nei mancini);
- tennis, inadatto ai bambini della prima fascia scolastica, meglio proporlo ai più grandicelli, presentandolo come un gioco, senza puntare all’agonismo. Sviluppa la muscolatura in modo asimmetrico e per questo richiede una ginnastica compensatoria.
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Grazie Gianni per il tuo essere stato “costruttivo”… i tuoi consigli, sono sicura, saranno di aiuto a tutte quelle mamme che per la prima volta si affacciano, con i loro piccoli, alla scelta di uno sport!!!
Gentile Paola…..mi permetto di “completare” la tua spiegazione riguardo all’indicazione del Tennis “sconsigliato” tra i più piccoli.
E’ necessario sapere che c’è ancora molta ignoranza nel senso vero e proprio della parola… cioè che si “ignora”, verso le moderne metodologie di insegnamento che finalmente accomunano il Tennis a tutti gli altri “Giochi Sportivi” quali basket, pallavolo, calcio, pallamano, ecc…
Il Tennis viene infatti proposto ai bambini della prima fascia scolastica con programmi e lezioni che intanto, per rifarmi al tuo discorso sulla muscolatura, tengono conto di uno sviluppo “armonico” dei bambini di questa età e poi che si rifanno alle loro esigenze ed ai loro bisogni e non più a quelle dei Circoli di Tennis che in passato ambivano ad ottenere risultati ”agonistici” anche in giovanissima età.
La riflessione a questo punto potrebbe essere: Si, …tutto questo può essere vero, ma come faccio a capire se quella Scuola Tennis o quell’ Istruttore meritano che gli mandi mio figlio??
Rispondo a grandi linee:….intanto escludere chi non offre lezioni/appuntamenti gratuiti di “prova” nei quali con la nostra sensibilità di genitori, possiamo subito capire se il bambino si diverte, se si muove molto oppure no, se riceve attenzioni adeguate, ecc…
Poi, in pratica, bisogna capire se i bambini vengono “stimolati” nell’uso di entrambe le parti del corpo:…Ok dunque quando vengono fatti giocare con 2 racchette contemporaneamente… Ok quando gli vengono fatte alternare la mano destra e la mano sinistra nell’uso della racchetta, ecc… Non Ok quando vengono “costretti” a movimenti troppo “tecnici”, meccanici, noiosi e sempre uguali…. Non Ok quando colpiscono poche palline e passano molto tempo “in fila” ad attendere il loro turno di gioco.
Naturalmente le racchette che usano i bambini devono essere di dimensioni ridotte (nel dubbio meglio più piccole che grandi) e le palle devono essere “soft” o “depressurizzate” (si tratta di palle leggerissime che agevolano il bambino nel capire il rimbalzo). All’inizio, di solito, le racchette vengono fornite dalla scuola tennis stessa o dall’istruttore …proprio per “personalizzare” la scelta della misura ad ogni bambino.
Inoltre Ok a lezioni dove all’uso delle racchette vengono alternati giochi e prove di attività motoria “globale”: salti, corse in varie direzioni, rotolamenti, giochi di equilibrio, ecc… Non Ok a lezioni con troppe spiegazioni teoriche e poca attività di “movimento” dei bambini…
Da tutto ciò si deduce facilmente che il “Gioco del Tennis”, proposto in questo modo ai bambini, non solo va bene, ma è INDICATO e CONSIGLIATO per sviluppare ed incrementare un patrimonio “motorio” ricco di abilità, manualità, agilità, destrezza e coordinazione pari, anzi per molti versi MAGGIORE (…nel Tennis ci si abitua a maneggiare anche un “attrezzo” )….ad altri sport.
Sono stato un pò lungo, ma spero di essere stato anche “costruttivo” sull’argomento ….