Ho letto recentemente un saggio di Sharon Maxwell, psicologa americana, che si intitola “E’ ora di parlarne – Quel che i figli devono sapere dai genitori sul sesso“, testo edito nel 2008 da Feltrinelli. L’autrice, che è anche mamma, ha iniziato a occuparsi di educazione sessuale per bambini e ragazzi nel 1998, spinta da un’urgenza personale: suo figlio minore aveva all’epoca 7 anni, quando le chiese all’improvviso, all’uscita da scuola: “Mamma, tu lo sai cos’è una spogliarellista? E una zoccola?”
Superato lo choc iniziale, considerato che Sharon Maxwell era una mamma che sapeva tutto quello che il figlio vedeva in televisione, vietava i videogiochi, non assecondava alcun desiderio di tipo consumistico, la psicologa rispose: “Sì, so cosa sono una spogliarellista e una zoccola; e tu lo sai?” Il bambino spiegò allora: “Una spogliarellista è una che si sfila il reggiseno, una zoccola è una che si toglie tutto.” Venne fuori che il bambino aveva parlato con un suo compagno, il quale aveva giocato con un videogioco chiamato Duke Nukem in casa di un vicino dodicenne: se il giocatore ammazzava un tot. di persone aveva accesso a una stanza dove una spogliarellista si sfilava il reggiseno, se il punteggio raggiunto ammazzando le persone saliva ulteriormente aveva accesso a una stanza dove una donna si spogliava completamente.
Quello che turbò maggiormente la psicologa era il fatto che da quel momento nella mente di suo figlio sesso e violenza erano diventati un unico binomio, perché il corpo della donna nel videogioco era una merce a cui l’uomo aveva diritto attraverso la violenza. Per quanto lei e le mamme e i papà dei compagni di suo figlio fossero tutti genitori responsabili e attenti, non era stato possibile evitare che i bambini venissero a conoscenza di quel gioco, che all’epoca negli Stati Uniti era noleggiabile in videoteca.
Dobbiamo quindi renderci conto, prima possibile, che “nonostante tutti gli sforzi possibili, i nostri figli saranno profondamente influenzati da fattori che sfuggono al nostro controllo“. Poiché la maggior parte degli adolescenti impara dai media come comportarsi nei confronti del sesso, dove “il sesso è costantemente oggetto di un commercio tutt’altro che nobile ed elevato“, è fondamentale che intervengano i genitori in prima battuta, e la scuola immediatamente dopo, affinché i ragazzi diventino adulti sessualmente responsabili.
Bisogna impedire che i bambini vengano manipolati dai media, e fare in modo che abbiano una visione sana del sesso, come qualcosa di intimo che si fa da grandi, all’interno di una relazione che si basa sul rispetto e sulla stima reciproca. Un ragazzo deve comprendere che il desiderio sessuale è sano, ma va disciplinato. Il messaggio che arriva dai media è che essere sexy equivale ad avere potere: due caratteristiche che inevitabilmente attraggono i ragazzi. Tuttavia l’autodisciplina, il muscolo che serve per dire no a qualcosa che ci piace, è fondamentale e può essere sviluppato già nella prima infanzia. Il desiderio, che il bambino deve riconoscere come qualcosa di importante (pensiamo per esempio al desiderio di cibo, che un bambino sente ogni volta che ha fame, e senza il quale morirebbe) fornisce un’energia che va controllata e che può essere anche trasformata in qualcos’altro, all’occorrenza. Riflettendo sull’autodisciplina, il pensiero va automaticamente all’abuso di droghe e alcool, che la annullano. Per questo il sesso sfrenato si associa spesso al consumo di droghe e alcool.
Bisogna inoltre stabilire un canale di comunicazione prima che inizi l’adolescenza, fase della vita in cui quello che dicono i genitori perde ogni valore, a favore di quello che dicono gli amici. Il bambino deve sapere, ben prima che gli squilibri ormonali e i cambiamenti repentini dell’adolescenza inizino ad offuscargli la mente, che nei genitori può trovare un punto di riferimento sicuro per chiarire i suoi dubbi ed esporre i suoi problemi.
Ogni capitolo è corredato dai compiti a casa, degli spunti di riflessione da fare da soli, o con il proprio partner. In conclusione si trovano anche una serie di appendici, la più interessante delle quali è il contratto per la sicurezza, un contratto che l’autrice suggerisce di siglare con i propri figli adolescenti perché salvaguardino la loro incolumità fisica in caso di pericolo.
La psicologa ha anche un sito, drsharonmaxwell.com, con un blog – non frequentato, a dire il vero – dove invita a condividere con lei le proprie esperienze in materia di educazione sessuale.
Per me è stato un libro illuminante, una lettura che suggerirei a tutte le mamme e i papà di bambini piccoli, che si dirigono però con passo svelto verso l’adolescenza, e che saranno grandi prima che ce ne si possa rendere conto.

















Ciao michimassy, ti ringrazio per la tua testimonianza, che sicuramente sarà utile a molte mamme! Per quanto mi riguarda, sono d’accordo con te: non è mai troppo presto per parlarne! Ti segnalo anche questo post-resoconto di una puntata di Essere Benessere su Radio 24, in cui si affronta proprio questo argomento: http://www.blogmamma.it/2009/10/20/educazione-sessuale-come-e-quando-parlarne/
Ciao
M
grazie mille… avevo già preso nota di questo libro, e dopo aver letto tutto ciò lo comprerò al più presto! Avrei voluto farlo prima!!! un paio di giorni fa ero a casa di amici (con cui usciamo sempre il fine settimana), mio figlio (7 anni) e la loro figlia (6 anni) stavano giocando con le costruzioni… poi vanno in camera da letto con la scusa che le nostre chiacchiere facevano troppa confusione… la porta era socchiusa e visibilissima dalla cucina dove eravamo noi… e di tanto in tanto a turno noi genitori sbirciavamo x vedere cosa combinassero, ma giocavano prima con le costruzioni, poi col nintendo… finchè io vedo che si infilano sotto le coperte… quatta quatta mi avvicino, apro la porta e sento lei dire “prova a metterlo nel buchino della patatina…” DIRE CHE MI SI E’ GELATO IL SANGUE E’ POCO!!! x farla breve in seguito abbiamo cercato di PARLARE con i nostri rispettivi figli in separata sede, ma mi sono sentita un’imbecille perchè completamente spiazzata ma ho cercato di dirgli (senza sgridarlo) che giocare con il corpo nudo di un altro non va bene perchè da piccoli si hanno le mani sporche e si possono prendere delle malattie, e soprattutto che quelle cose si fanno da grandi quando c’è un legame, cioè quando un ragazzo e una ragazza sono sposati e sanno cosa stanno facendo, non come loro che “giocavano e basta” senza saperne le conseguenze. Dopo una notte in bianco il mattino seguente parlo con la mamma della bimba che era riuscita a farsi dire quello che lei intendeva con la frase “…prova a metterlo nel buchino della patatina…” (io non c’ero riuscita e avevo inteso o ipotizzato un dito) e intendeva proprio il “pisellino”…xchè la sua cuginetta le aveva detto che è così che si fanno i bambini… mi sono sentita di nuovo un’imbecille perchè credo che il discorso affrontato con mio figlio non fosse sufficiente!!! ho già parlato con uno psicologo poi ora leggerò il libro ed un altro che mi ha consigliato lui poi riaffronterò il discorso con mio figlio… ho pensato mille volte alle mille domande che sicuramente mi avrebbe fatto (e mi farà) e che mi avrebbero presa alla sprovvista, ma di fronte a un FATTO del genere mi sono sentita inetta e incapace! Non dovrà succedere mai più!
Nel frattempo se posso dare un piccolissimo consiglio a tutti quelli che pensano che parlare di educazione sessuale con i figli a 5 anni sia assurdo (come ho letto in molti commenti di questo sito), beh, credetemi: NON E’ COSI’ !!!
Aiuto, sarei rimasta di stucco anche io! Raccontaci se e come riesci a chiarire la questione…