Aids: parliamone con i nostri figli, perché loro ne parlino con noi

Lo scorso 5 gennaio una lettera scritta da una ragazza ventunenne al Corriere della Sera ha colpito molte persone e ha suscitato un dibattito che si è protratto fino ad oggi. La giovane narra che ha scoperto di essere sieropositiva a 18 anni,

per caso, in seguito a un test fatto per per donare il sangue. Monogama, fidanzata con lo stesso ragazzo da quattro anni, tutto si aspettava fuorché di essere sieropositiva. Il suo ragazzo l’aveva tradita e aveva contratto il virus, contagiandola, senza saperlo.

La ragazza ha deciso di scrivere una lettera aperta perché in città “due milanesi al giorno si infettano”: si tratta nella maggioranza dei casi di padri di famiglia, che rovinano così la vita dei loro familiari;

perché con la sua malattia lei costa allo stato “1.500 euro al mese solo per i medicinali, senza contare le visite mensili ed i vari controlli”;

perché questi soldi potrebbero essere meglio spesi nella prevenzione, attraverso “una maggiore informazione o una rieducazione sessuale“;

perché, infine, una sua amica ha avuto un rapporto occasionale non protetto, e lei – data la sua esperienza – ritiene che nessuno debba e possa permettersi di mettere a rischio la propria salute e quella degli altri in questa maniera.

Ha scritto tuttavia in forma anonima: da tre anni è in cura al Sacco, ma i suoi genitori non lo sanno.

Capisco la sua scelta – anche io molto probabilmente alla sua età non ne avrei parlato con i miei genitori. Ma oggi che sono genitore anch’ io, vorrei davvero che i miei figli mi mettessero a parte di un problema di questa portata. E mi chiedo come fare in modo che i ragazzi si confidino riguardo a problemi simili, non solo con gli amici, ma anche con noi genitori.

L’unica modalità che mi viene in mente è quella di parlarne noi ai nostri figli per primi, senza pudore o moralismo, dimostrandoci così aperti a discutere dell’argomento, invitandoli ad avere sempre rapporti protetti, e ad accertarsi che anche i loro partner si comportino allo stesso modo. Ma non è facile.

Avete altre idee, soprattutto se i vostri figli sono cresciuti e vi siete già trovati ad affrontare l’argomento? Qual è secondo voi l’età in cui iniziare a parlarne?

E, nel caso mi legga anche qualche ragazzo: cosa potremmo fare per mettervi in condizione di confidarvi con noi, se doveste trovarvi in una situazione simile?

Immagine: aureolina.blog.kataweb.it

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