Bullismo: come prevenirlo?

Recentemente sono stati resi noti i risultati di alcuni studi statunitensi sulle vittime del bullismo. Negli Stati Uniti si stima che circa il 10% – 13 % dei ragazzi in età scolare sia stato vittima di bullismo, o comunque di emarginazione sociale da parte dei compagni: fattori che possono causare, oltre a problemi di salute psichica, anche scarso rendimento scolastico, e abuso di sostanze stupefacenti.

E’ risultato evidente che le vittime di bullismo non hanno sviluppato pienamente le loro competenze sociali, e hanno difficoltà a cogliere e a rispondere adeguatamente alla comunicazione non verbale dei loro compagni (che si attua attraverso l’espressione del viso, il tono della voce, la postura del corpo).

Secondo Richard Lavoie, studioso di comportamento sociale infantile, la necessità primaria di ogni essere umano è quella di piacere agli altri. Le competenze sociali si possono sviluppare, quando scarseggiano, ma per un bambino che ha difficoltà ad entrare in relazione con gli altri questo è più difficile, perché scarse sono le occasioni di esercitarle.  Tuttavia uno o due amici sono sufficienti per fare un po’ di pratica.

Inoltre, anche genitori, insegnanti, educatori in generale possono dare una mano al bambino affinché sviluppi le sue competenze sociali. L’ideale è intervenire non appena il bambino che si vuole aiutare nella sua relazione con gli altri manifesta una difficoltà o un problema. E’ necessario quindi:

  • chiedere al bambino cosa è successo, senza giudicarlo;
  • chiedergli di identificare l’errore che ha fatto;
  • dare suggerimenti domandando:  “come di sentiresti se qualcuno si comportasse così nei tuoi confronti?” e farlo riflettere su cosa avrebbe potuto fare, in alternativa;
  • suggerire uno scenario immaginario, ma simile, nel quale il bambino si può comportare correttamente;
  • Assegnare al bambino una sorta di compito sociale, chiedendogli di mettere in pratica la nuova competenza acquisita.

Sarà sufficiente questo per prevenire il bullismo? Sicuramente no, anche perché non deve essere facile entrare in una comunicazione così profonda con un bambino che ha delle difficoltà relazionali, e perché temo che i bulli, ahimé, esisteranno sempre e troveranno sempre nuove vittime.

Ma sicuramente una soluzione di questo tipo può aiutare certi bambini nella relazione con gli altri, consentendo loro di avere una vita sociale più appagante.

Voi cosa ne pensate? Conoscete qualcuno che è stato vittima di bullismo? Siete riusciti ad intervenire per aiutarlo?

Trovate a questo link l’articolo in inglese che suggerisce il metodo del Dott. Lavoie.

Immagine: campagnesociali.wordpress.com

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