Quando nasce un bambino nasce anche un genitore: una donna non è mai stata mamma, imparerà ogni giorno il mestiere sul “campo”. Durante i primi mesi di vita al piccolo dedichiamo le cure ed le attenzioni necessarie per farlo crescere sano e sereno, accorrendo senza esitazione quando nella culla lo sentiamo piangere.
Il pianto è la sua voce, il modo di esprimere la richiesta di un bisogno o la sensazione di un disagio perché ha fame, è bagnato ,si sente solo e per la mamma è naturale soddisfare questa necessità.
Spesso davanti a questo atteggiamento “spontaneo e veloce ” nonne e zie, accorse a sostegno delle neo mamme, puntualizzando dicono che in questo modo lo viziamo, che è meglio lasciarlo piangere: smetterà, crescerà. Convincendoci a volte che forse davvero lo stiamo viziando e che , col tempo i capricci aumenteranno e quindi per questo è necessario “resistere” per non sbagliare.
Un neonato ha bisogno istintivamente del calore, dell’odore, delle carezze della mamma: il contatto prolungato con il nostro corpo lo rassicura, lo calma, (è ciò che emerge da studi condotti da psicoanalisti del settore), lo farà crescere con stabilità, autonomia e capacità di amare.
Assecondare le richieste di un neonato non è viziarlo è ascoltarlo.
In questo delicato periodo della sua vita,viviamo la maternità serenamente senza rimorsi, godendoci questo straordinario momento a “due” come un evento irripetibile dedicandoci al piccolo nella misura necessaria che ogni mamma sente.
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ladestra.info
































One Response to “Come non viziare un neonato”
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[...] Ed proprio in seguito a questo disagio che spesso si creano profonde incomprensioni nella coppia che in talune circostanze portano alla crisi se non alla rottura del rapporto. Per la depressioni del neogenitore, al contrario di quella femminile, non sono incriminati fattori ormonali o biologici ma una complicata reazione allo stress, un inadeguamento alla nuova condizione, al nuovo ruolo. [...]