Da 21 giugno 2009 0 commenti Leggi tutto →

Aborto spontaneo: come superare il trauma

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Qualche giorno fa ho parlato delle possibili cause che possono determinare un aborto spontaneo durante l’arco di tutta la gravidanza. Oggi invece provo a parlarvi sugli esami da fare prima di riprovare a concepire un bebè e dunque su come riuscire a superare il trauma.

Perdere un bambino è sicuramente una vicenda molto triste nella vita di una coppia e, soprattutto nei primi tempi, lascia un senso di vuoto che sembra impossibile superare e colmare. E’ importante prendersi tutto il tempo necessario per rielaborare il lutto che si è vissuto, senza fretta e senza pretendere di cancellarlo dalla propria memoria.  E’ fondamentale non chiudersi in se stesse ma confrontarsi con chi ha già vissuto la stessa esperienza, in modo da esternare liberamente i propri sentimenti e le proprie paure.

Molti genitori cercano un altro figlio al più presto, per colmare il vuoto e soddisfare il bisogno fisico di tenere in braccio una nuova creatura. Ma se le due esperienze sono troppo ravvicinate, la mamma rischia di provare ancora troppo intensamente il dolore della perdita: la conseguenza è che o si sente in colpa perché crede di dimenticare o rinnegare in questo modo il precedente bambino o, per scaramanzia, vive la nuova gravidanza con minore partecipazione, con distacco, nella paura di affezionarsi al nuovo piccolo.

E’ invece molto importante concentrarsi sull’unicità di quel che si sta vivendo coltivando il legame con il bambino giorno per giorno. E allora quando riprovarci? Il momento giusto potrebbe essere quando la voglia di avere un altro bambino è più forte della paura di perderlo, quando il dolore per la perdita subita si trasforma in un dolce ricordo da portare nel cuore pensando al bambino perso con tenerezza, dolcezza e non più con dolore. Naturalmente è indispensabile che in modo da prestare il sostegno psicologico necessario ma anche per gli opportuni accertamenti medici.

Ma ora vediamo insieme quali sono gli esami da fare prima di riprovare a concepire un bebè naturalmente considerando che, ogni caso di aborto spontaneo è valutato singolarmente tenendo conto della storia clinica della madre e in alcuni casi anche del padre. Dunque a livello indicativo alla mamma verranno richiesti:
– gli esami del sangue per individuare eventuali alterazioni ormonali, tendenza al diabete, problemi alla tiroide, condizioni di trombofilia, presenza di infezioni;
– un’ecografia pelvica sarà utile per escludere anomali uterine;
– in caso di aborti consecutivi, il medico potrà consigliare una mappatura genetica per verificare il corredo cromosomico dei genitori;

Naturalmente anche le eventuali terapie saranno stabilite in base ai risultati degli accertamenti come ad esempio:
– se, si riscontra che la madre ha una tendenza alla trombofilia, sin dall’inizio della nuova gravidanza le verrà prescritta l’eparina o l’aspirinetta, che fluidificano il sangue e impediscono la formazione di coaguli;
– se, invece si è verificata incontinenza uterina a seconda delle cause di potrà fare il cerchiaggio, che aiuta a tenere chiuso il collo dell’utero o adottare altre terapie;
– per i problemi alla tiroide o una tendenza al diabete, se curati adeguatamente, consentono di portare a termine i nove mesi senza problemi;
– per le infezioni come la rosolia o la varicella, possono essere prevenute attraverso la vaccinazione; per la toxoplasmosi, durante l’attesa basterà evitare i cibi che possono trasmetterla e adottare adeguate norme igieniche.

Insomma dopo aver fatto gli opportuni controlli, ci sono tutti i presupposti perché la nuova gravidanza si concluda felicemente. L’importante è prendersi il tempo necessario per rielaborare l’esperienza vissuta e riprovare quando ci si sente davvero pronte, fisicamente e psicologicamente.

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