Adozione a distanza: parlano i bambini

testimonianze di bambini adottati a distanza

Vi abbiamo già parlato di ActionAid e dell’adozione a distanza, perché sapete che Blogmamma e ActionAid stanno collaborando insieme per promuovere questo importante strumento di salvezza per tanti bimbi in tutto il mondo. In questo nuovo post vogliamo farvi toccare con mano la dura realtà, dandovi un messaggio di speranza. Ricordate che potete sempre fare riferimento al nostro speciale dedicato all’adozione a distanza per informarvi sui temi trattati e trovare risposta alle vostre domande, leggere le testimonianze dei bambini e delle mamme a distanza, come Paola, o perfino idee regalo: cosa ne dite di adottare un bambino per Pasqua? Non ve lo chiedete, spesso, a cosa pensano le nostre piccole, adorabili pesti? Penseranno ai loro giochi, ai loro amici, a noi, certamente, che siamo le loro mamme e i loro papà, alle loro “cose”… Sono bellissimi i bambini che toccano le loro cose, che parlano della loro vita, illuminando quello che li circonda di una luce speciale.

Cosa può pensare invece un bambino che deve percorrere chilometri sotto il sole per andarsi a prendere l’acqua da bere, che beve e si lava con acqua sporca, che frequenta una scuola in cui piove dentro, accalcato ai suoi compagni, che sta da solo tutto il giorno perché mamma è andata a “fare la spesa”, cioè a cercare cibo, molto lontano, tornando solo con un pezzo di pane secco…

Adoro l’insalata con i pomodori!

«COMSEF [un’associazione locale cui si è appoggiata ActionAid] ha dato alla mia famiglia una capra, che ha avuto 4 cuccioli, uno dei quali l’abbiamo dato ad un’altra famiglia, e delle sementi per il nostro orto. Io adoro mangiare l’insalata con i pomodori! Grazie!»

Queste sono le parole che Cintia Rodriguez da Silva, 9 anni, ha scritto in una delle due letterine che vengono inviate annualmente ai genitori adottivi, per mostrare loro i progressi fatti dal bambino e dalla comunità grazie al loro sostegno. Cintia vive a Orobò, un poverissimo paesino della regione di Pernambuco, in Brasile.

Rispecchia molto bene l’approccio di ActionAid: come abbiamo già cercato di spiegarvi nel primo post che riguarda l’adozione a distanza (altri ne seguiranno, per approfondire), ActionAid lavora per tamponare l’emergenza, ma soprattutto per abbattere le cause di povertà: una capra e un orto produttivo significano cibo costante e lavoro per la famiglia, e benessere per la comunità, che possono così assicurare ai loro bambini una vita dignitosa.

Mai più sola

Maria do Socorro Gomes de Souza ha 11 anni e vive a Feijao, un paesino che si trova nell’entroterra alle spalle della costa brasiliana che ogni anno è ambita meta turistica di tanti italiani, quella dove sono dislocate Fortaleza, Recife, Maceyò. Se lo cercate su Google, i primi risultati vi danno il nome di alcuni ristoranti brasiliani a Milano, perché Feijao significa “fagioli” e i fagioli sono un cibo caratteristico dell’America Latina.

Tutto questo ci fa pensare al Brasile comunemente inteso: belle spiagge e piatti gustosi. Non è esattamente quello il Brasile di Maria (e di troppi altri come lei), che nei suoi 11 anni ha combattuto contro la fame e contro la solitudine. Suo papà è un contadino, ma la terra è molto secca e difficile da coltivare, perciò ogni giorno insieme alla mamma andava a cercare lavoro e cibo lontano, lasciando i bambini con la nonna. Maria era triste, aveva fame, e quando la mamma tornava con un pezzettino di pane era dura riempirsi la pancia.

Per fortuna le cose sono cambiate: con l’adozione a distanza, l’orto è stato ripristinato e un pozzo è stato costruito, così c’è cibo da mangiare e acqua da bere, papà non deve più andare lontano, né mamma deve seguirlo, così possono stare insieme e vivere una vita più dignitosa, come dice lei.

Vicino ora si trova tutto quello che le serve. Da lontano è arrivato un pezzettino di quella felicità.

A scuola non piove più dentro!

Eccovi un’altra testimonianza: viene da Niyongabire Concile, una bambina di 11 anni che vive in Burundi. Parla con emozione della sua nuova scuola: ha il tetto solido, le finestre di vetro e le sedie, così non c’è più ressa mentre il maestro fa lezione e si sente meglio quello che dice.

Chi di noi non si è mai lamentato della scuola quando ci è andato? Una stretta allo stomaco ci viene, adesso, a capire quanto eravamo fortunati in realtà: ad andare a scuola, prima di tutto, e in una scuola fatta come si deve. Sicuramente qualcuno cerca di spiegarlo col senno di poi anche ai propri figli, oggi, ma lo sappiamo che non si possono capire certe cose quando si è giovani, o quando non si hanno ancora avuto dei figli.

Se a scuola ti piove dentro, significa che ti ammali di più, e anche un banale raffreddore in alcuni posti può essere rischioso. Se poi a questo aggiungete che dove vive Niyongabire l’acqua potabile è un lusso recente… Prima che Actionaid costruisse il pozzo, infatti, Niyongabire andava a prendere l’acqua dai ruscelli, dagli stagni, acqua sporca che serviva poi a lavarsi, a dissetarsi, a cucinare, acqua che faceva venire la diarrea, il colera, acqua che faceva ammalare. Cosa c’è di più scontato dell’acqua, per noi? Quanta ne sprechiamo senza nemmeno batter ciglio?

Niyongabire ora finalmente ha una scuola e acqua da bere senza rischiare nulla e ringrazia Actionaid e i suoi genitori adottivi: «Quello che avete fatto è incredibile». Eppure non basta, perché solo se altri bambini come lei saranno adottati verrà costruito pure l’ospedale.

Date un occhio al form che trovate qui sotto, non vi impegna in nessun modo, se lo compilate vi arriva a casa solo un kit con del materiale informativo. Con calma, potrete ragionare con la vostra famiglia o con voi stessi se potete stanziare 300 euro all’anno (82 centesimi al giorno) per la vita di un bambino che non conoscete, ma che sta là da qualche parte a lottare per la sua sopravvivenza e per un futuro che ancora qualcuno deve aiutarlo a costruire.

La foto che vedete qui in alto è tratta dal resoconto di Paola Marinozzi, mamma a distanza, di cui potete leggere l’esperienza nel post già online.

[actionaid]

Postato in: Adozioni, In famiglia

3 Comments on "Adozione a distanza: parlano i bambini"

Trackback | Commenti RSS Feed

  1. lucia scrive:

    noi da anni ormai viviamo l’esperienza del sostegno a distanza: è un impegno economico esiguo e posso assicurare che regala grandi soddisfazioni. l’aiuto che si porta è concreto e tangibile!

  2. Pampilla scrive:

    Certo che si stringe il cuore a leggere che un bambino si entusiasma per un’insalata di pomodori, no? Penso al mio che fa i capricci di fronte alla tavola imbandita e alla mamma (io) che gli propone mille alternative……..

  3. che bello sapere che l’aiuto è concreto come un’insalata con i pomodori!

Scrivi un commento