Da 23 settembre 2013 Leggi tutto →

Aggressività nella prima infanzia

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Quali sono i significati del comportamento aggressivo nei bambini? Sono davvero tutti negativi?

Il tema dell'aggressività nell'infanzia mi sta molto a cuore: ne parlo sempre volentieri, perché mi rendo conto di quanto sia un tema che (in realtà) sta a cuore alle famiglie e ai genitori.

Nella generazione dei nostri figli l'aggressività si esprime in molti modi e con tanta facilità. Sicuramente questo dipende da tanti fattori, e si intreccia con i cambiamenti che viviamo nel nostro tempo.

Esprimere la rabbia non è mai semplice per un bambino: esiste un periodo della vita in cui le emozioni si avvertono con grande forza, e si esprimono con grande spontaneità. Vale per la gioia, per l'imbarazzo, così come per la tristezza o per la rabbia.

Il problema è che, soprattutto dai tre anni in poi, il bambino deve imparare a modulare le sue emozioni nella relazione con l'altro.

Inutile tentare in un periodo in cui il suo naturale egocentrismo lo porterà a vedere soltanto il suo punto di vista sulla situazione, ma a piccoli passi imparerà che esiste anche un Altro cui fare riferimento, e su cui ricadono le conseguenze delle nostre azioni.

Come ho già detto altre volte, ed è una cosa che spesso stupisce i genitori, l'aggressività è una forza estremamente vitale in ciascuno di noi, che è presente sin dalla nascita.

Pensiamo di dover imparare ad eliminarla, a modularla, ma in realtà ci accompagna per tutta la nostra vita, ed è indispensabile accoglierla come una delle componenti della nostra personalità.

L'aggressività, infatti, ci permette di aggredire la vita, atto fondamentale senza il quale non saremmo capaci nemmeno di scelte di sopravvivenza, come nutrirci (mordere e destrutturare il cibo per assimilarlo) o persino venire al mondo (nascere è rottura di membrane e di equilibri).

Nello sviluppo del bambino o dell'adulto, quindi, l'aggressività non è un problema, quanto piuttosto una forza, un elemento del campo.

Gli insegnamenti rigidi ed obsoleti la vedevano certamente come un elemento da tenere sotto controllo, entro limiti rigidi e repressivi, ma questo modello di pensiero apparteneva ad un tempo in cui questo stile di vita e di pensiero aveva un senso ed un valore sociale.

Oggi il problema dell'aggressività si interfaccia con quello del rispetto delle regole.
Molti genitori ed insegnanti provano davanti all'aggressività del bambino una reazione naturale: la paura.
Quello che in realtà manca loro, in molti casi, è una chiave di lettura costruttiva di questo comportamento spontaneo.

Per un bambino aggredire significa, in primo luogo, sperimentare. Pensiamo al periodo della prima dentizione, e alla fase in cui il neonato “mordicchia” tutto ciò che gli capita a tiro. Ciò avviene sia per conoscere il mondo attraverso la bocca, uno dei sensi per lui più importanti, sia perché mordere gli provoca soddisfazione.

Nella fase successiva di crescita, il primo aspetto che l'aggressività può avere, infatti, è quello di mettere alla prova, vedere che succede: in molti campi dell'esperienza infantile il sapere si costruisce attraverso il contatto diretto con le cose.

Imparare ad aggredire l'ambiente senza distruggerlo è qualcosa che si impara nel tempo e nel rapporto con gli altri.
Ma di questo parleremo ancora nel prossimo articolo.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

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