Allattamento: non esistono regole

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Mamma che allatta in spiaggiaQuando si parla di allattamento, tutti hanno una propria opinione. Il problema vero è che siamo ancora alla ricerca di una teoria sull’allattamento, e questo scatena una vera e propria crociata al convincimento verso le proprie ragioni.

  • Va chiarito, innanzitutto, che non esistono teorie sull’allattamento.

Non importa se a donare standard scientificamente attendibili sia un’organizzazione mondiale o un esimio cultore della materia.
Non dimentichiamo che la teoria sull’uomo, sulla famiglia, sullo sviluppo, segue ragioni culturali legate alla società in cui si vive.

  • Allattare è un gesto intimo.

Se non ci sogneremmo mai di interferire, ad esempio, con l’intimità di una coppia che porta alla procreazione, non è lo stesso per l’intimità che riguarda l’allattamento. E’ provato che molti comportamenti legati all’allattamento sono legati alle opinioni che vengono elargite senza richiesta alla mamma che allatta. Quanto però debba durare questa fase è qualcosa che è unico per ogni coppia madre bambino.

  • Quando nasce un bambino nasce anche una mamma.

Ci sono molti riferimenti al fatto che la crescita del bambino e dei suoi genitori procede di pari passo, e che essere neo-mamma corrisponda ad una sorta di “regressione” che consente alla mamma di sintonizzarsi alle esigenze fisiche e mentali del neonato. Questo significa che la stessa pazienza che è necessaria ad attendere che un bimbo diventi grande lo è anche perché la mamma (con la sua storia, le sue esperienze affettive pregresse, il suo modello materno) sia pronta a determinati passi.

  • L’allattamento non si interrompe quando il bambino è pronto, ma quando entrambi lo sono.

Possiamo avere un’idea orientativa di quando i bambini mettono il primo dente, ma all’interno di questa regola sappiamo bene che ogni bambino mette il suo primo dente quando è il momento. Lo stesso vale per l’allattamento e lo svezzamento, che avvengono solo quando la coppia madre-bambino sarà pronta ad andare avanti.

  • Non esiste giusto o sbagliato.

Troppo o troppo poco sono scelte che hanno un senso dentro quella relazione. Ogni donna avrà, dunque, i propri motivi per decidere di tenere un bambino al seno, o allattarlo al biberon, o svezzarlo. Ogni decisione, semmai fosse possibile farlo, deve essere valutata di caso in caso, di persona in persona, nella convinzione che ogni donna fa il percorso migliore possibile per lei.

  • Allattare è un gesto d’amore, e per questo non ha scadenze.

L’amore non ha espressione che sia uguale per tutti, e ciascuno di noi lo fa in modo diverso. Allattare non è, tuttavia, l’unico gesto d’amore e di nutrimento di cui possiamo essere capaci, ed è una sfida per ogni genitore trovare espressioni d’amore sempre mutevoli e adeguate alla velocissima crescita di ogni bambino.

  • Non si può discutere di allattamento senza ampliare lo sguardo alla crescita.

La modalità con cui avviene l’allattamento ha nei segni del corpo un senso profondamente radicato: la posizione della madre e del bambino, la consistenza del cibo/latte, e molto altro, sono elementi che ne caratterizzano il significato nella prima fase della vita.
Nel cambiamento, tuttavia, è sempre insita una quota di paura: può essere impercettibile o molto grande, ma è qualcosa con cui tutti dobbiamo confrontarci come l’altra faccia del coraggio. Quando è il momento di “passare alla fase successiva”, nessuno sa già cosa fare, è tutto da imparare. E’ per questo che il bisogno reale è difficile da riconoscere: il confine tra il bisogno e la paura di cambiare è davvero labile.

  • Essere genitori richiede un cambiamento continuo e profondo, e nessuno è dispensato dagli errori.

E’ necessario, soprattutto nei primi anni, reinventarsi continuamente per adattarsi a necessità sempre mutevoli del bambino, ed impiegare una quantità notevole di energie per sapere valutare ciò che è meglio. A volte vorremmo una pausa da tutto questo, ma non si può.
Renderci conto che è il momento di passare alla fase successiva è un processo continuo e faticoso che richiede un’enorme capacità di leggere i segnali: i propri, quelli del bambino, e la sintonizzazione di entrambi.

Ma questo, come possiamo ben immaginare, non riguarda solo l’allattamento: l’allattamento è solo il prototipo, che tanto peso avrà sullo sviluppo del bambino, della famiglia, dei legami familiari, della personalità di ciascuno.

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