Da 7 aprile 2009 3 Commenti Leggi tutto →

Allattamento: il Breast Crawl

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Tutti i neonati, appoggiati sulla pancia della madre, sono capaci di trovare da soli il capezzolo con spinte, calcetti e rotazioni, una specie di arrampicata libera che in inglese si chiama breast crawl e si conclude nell’arco di mezz’ora o un’ora, con la prima poppata così come documenta il video firmato dall’Unicef, girato in India e visibile anche sul nostro speciale sull’allattamento.

Il Breast Crowl risulterebbe il metodo migliore per iniziare l’allattamento al seno ma in cosa consiste precisamente?

Praticamente il neonato, entro 5 minuti dalla nascita, andrebbe asciugato, coperto e poggiato nudo a pancia in giù sulla mamma, con il naso in mezzo al suo petto e gli occhi all’altezza dei capezzoli. Per i primi 15 minuti se ne starà tranquillo a guardarsi intorno e dopo comincerà la sua arrampicata alla conquista della prima poppata che durerà finchè il piccolo non si addormenterà.

A guidarlo sono i 5 sensi e affinchè il tutto avvenga nel modo più naturale possibile, è importante che il neonato venga asciugato molto bene, in modo da non prendere freddo e che le sue mani restino bagnate di liquido amniotico, sembra infatti che il capezzolo emani un odore ed abbia un gusto simile a quello del liquido amniotico in cui il piccolo è stato immerso per nove mesi.

Ma a favorire questa splendida “passeggiata” è anche l’ormone dell’amore, l’ossitocina. Infatti il contatto precoce tra mamma e piccolo, ed in seguito l’atto del succhiare ne provocano la produzione aumentando l’attaccamento del bambino al seno e di conseguenza diversi vantaggi tra cui:

il minor rischio di infezioni, in quanto attraverso il colostro il neonato assume un concentrato di anticorpi e grazie al suo strisciare la sua pelle ed il suo intestino sono colonizzati da batteri utili provenienti dalla mamma impedendo così la crescita di quelli nocivi;
migliore secondamento, in quanto i calcetti del piccolo sul grembo materno stimolano la contrazione dell’utero e di conseguenza l’espulsione della placenta;
calore e comfort, infatti i neonati che eseguono il breast crawl hanno una migliore termoregolazione e piangono meno;
l’adattamento metabolico, in quanto favorisce un passaggio più rapido del meconio (le prime feci) diminuendo così l’ittero neonatale;
la qualità dell’attacco, sembra infatti che i neonati che eseguono il breast crawl si attacchino tutti correttamente.

Insomma dovrebbe essere un’opportunità offerta ad ogni coppia di mamma-bambino ma per il momento la maggior parte dei punti nascita lascia il piccolo alla mamma solo per un po’ interrompendo così un prezioso meccanismo per l’avvio dell’allattamento al seno e la formazione del legame tra i due.

E voi avete aspettato tanto prima di poter allattare il vostro piccolo? Raccontateci la vostra esperienza!

Immagini
strie.it
sarinatadb.spaces.live.com

3 Comments on "Allattamento: il Breast Crawl"

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  1. Arianna scrive:

    Io sono una neo neo mamma, ho partorito da 4 giorni presso l’ospedale di Magenta (MI) e ho avuto la fantastica opportunità di provare il breast crawl!!La sera prima era stato approvato il progetto “Breast Crawl” avanzato dall’ospedale e noi siamo stati i primi a poterlo provare! Io non volevo crederci quando nel pieno del travaglio, a mezz’ora dal parto, l’ostetrica (devo dire un pò reticente) mi chiede “Avrei una cosa da proporvi..vi andrebbe di fare il breast crawl?” io in quel momento ho risposto con un lungo siiii in preda alla contrazione…ma se fossi stata più lucida l’avrei abbracciata dalla felicità! non ci volevo credere…in gravidanza mi ero vista un sacco di filmati su you tube piangendo e dicendo ma perchè qui in italia non si fà?? e ora? me lo stavano chiedendo!!!! Il tutto ripreso permostrare il video al convegno di medici che si terrà tra qualche giorno(a noi spediranno una copia)… E’ stata un esperienza meravigliosa, la mia bimba si è arrampicata in 45 minuti e si è attaccata al seno! Già di per sè il giorno del parto è indimenticabile ma così me l’hanno reso unico! Grazie all’Ospedale di Magenta e al suo reparto maternità che consiglio a tutti!
    PS non sò se grazie a questo o meno ma ora dopo 4 gg la mia piccola si attacca come un polipo e quanto mangia!!! Arianna

  2. Paola scrive:

    Anche le mie esperienze di allattamento sono state diverse…il primo sono riuscita ad attaccarlo al seno dopo un paio d’ore dalla nascita…solo perchè ero troppo debole (ho perso tanto sangue al distacco della placenta)…ma dopo sono riuscita ad allattarlo per 9 mesi…è stato bello ed emozionante..ma allo stesso tempo mi procurava un po’ di stress il fatto che lui volesse continuamente stare attaccato al seno…era l’unico modo di tenerlo buono….
    Per la seconda invece, sono riuscita ad attaccarla subito al seno e con lei è stato tutto diverso..era più tranquilla, mangiava ad orari regolari, secondo le sue necessità…ma sono riuscita ad allattarla solo fino al 6 mese…esperienza meravigliosa comunque…
    Che bello Livia il parto in casa…nella propria intimità deve essere stato bellissimo!!!!

  3. Livia scrive:

    Il mio primo figlio è nato un po’ bruscamente in ospedale, comunque ho avuto la fortuna di poterlo attaccare quasi subito, compatibilmente con le esigenze dell’ospedale, anche se con tutte le difficoltà e le incertezze che si hanno le prime volte che si allatta e senza avere particolare sostegno da parte di infermiere e ostetriche, impegnate su altri fronti.
    La mia seconda è nata in casa, e così l’ho potuta attaccare davvero subito, senza che venisse neanche lavata (la vernice caseosa di cui sono ricoperti i piccoli appena nati non sarà il massimo esteticamente, ma svolge una sua funzione e non serve rimuoverla nell’immediato). Sapevo già come allattare, ero tranquilla anche sotto questo aspetto, e avevo il sostegno di due bravissime ostetriche. Il secondamento della placenta è avvenuto naturalmente dopo quasi due ore che la bambina era attaccata al seno (e anche alla placenta, ovviamente).
    Per lei è stata sicuramente una nascita più lenta e graduale, rispetto a quella del fratello. Per me il parto è stato fisicamente più impegnativo, ma emotivamente più intenso.

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