Da 25 maggio 2011 0 commenti Leggi tutto →

Amy Chua: davvero una mamma tigre?

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Tante recensioni e commenti sono già stati scritti su Il ruggito della mamma tigre, che di sicuro ha il merito di aver riaperto il dibattito sul tema dell’educazione. Chi legge nel libro lo scontro tra due modelli educativi (cinese: rigore assoluto, occidentale il massimo del permissivismo) sbaglia di grosso.

Così come sbaglia chi vede nell’autrice una mamma (“tigre” appunto) con certezze incrollabili e risposte a tutti i dubbi. Se può sembrare così per la prima metà del libro, la conclusione porta ad un bel colpo di scena.

Certo colpiscono i brani in cui sono descritte le ferree regole dell’educazione cinese: mai andare a giocare con gli amici, mai partecipare a una recita scolastica e mai lamentarsene, niente tv, niente pc, studio di uno strumento musicale per ore e ore al giorno fino allo sfinimento, nessuna indulgenza né incoraggiamento quando i risultati non sono assolutamente eccellenti.

Nessuno potrebbe essere d’accordo con tutto questo (anche se il contesto culturale potrebbe costituire un’attenuante). Eppure, anche se non me lo sarei aspettata, in molti passi del libro mi sono ritrovata assolutamente solidale con Amy Chua o almeno con la mamma che si toglie i panni della tigre e si lascia interrogare dai “sani” dubbi di ogni mamma.

È la mamma che deve ammettere il fallimento del metodo cinese di fronte alla secondogenita “ribelle”, è la mamma che si interroga su cosa voglia dire davvero il bene delle sue figlie, è la mamma che di fronte al destino ultimo della vita mantiene vivo il desiderio di significato.

Per questo, la citazione che meglio descrive questo libro non sono le “torture” inflitte alle figlie in nome di una cultura cinese che non ammette sconfitte o debolezze, ma piuttosto uno stralcio tratto dall’ultimo capitolo:

Spesso la vita è talmente breve e fugace che noi tutti dovremmo cercare di ottenere il massimo da ogni respiro, da ogni breve istante. Ma cosa significa vivere appieno la vita?

Immagine: MTV News.it

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