Anche tu puoi dimenticare tuo figlio in auto

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bambino dorme in macchina

Ho promesso a me stessa di non terminare mai un articolo con delle domande, per cui lo farò all’inizio: a voi è mai successo di dimenticare un bimbo in auto? Anche se solo per pochi secondi, quel tanto che basta per  farvi tornare indietro increduli e pieni di sensi di colpa.

A me è non è successo, ma un paio di volte ho dovuto invertire il senso di marcia quando ero ormai vicina all’ufficio perché, con la mente proiettata sulle cose da fare, avevo oltrepassato la fermata dell’asilo.

I fattori scatenanti

“Accade più spesso di quanto si sia  disposti ad ammettere” dichiara Michele “Secondo i neurofisiologi e gli esperti della memoria sono diversi i fattori scatenanti questo tipo di incidente: stanchezza, mancanza di sonno, piccole variazioni nella routine quotidiana. Magari siamo convinti che a noi non possa accadere, che l’amore per nostro figlio sia  più forte della stanchezza. E invece, inconsapevolmente, inseriamo il pilota automatico e percorriamo i tragitti abituali in una sorta di trance. Capita, e il più delle volte è senza conseguenze, ma capita sempre più spesso. Le statistiche sono lì a dimostrarlo”

Michele è Michele Servalli, co-fondatore – assieme a Carlo Donati – di Remmy.it, un’azienda che produce e commercializza un dispositivo inventato dai due brillanti papà, nato per la sicurezza dei bambini durante gli spostamenti in auto.

Un progetto a sostegno della sicurezza dei bambini in auto

Chi segue Blogmamma probabilmente lo conosce già: Michele e Carlo hanno candidato il loro progetto “Amici di BOB” (dove BOB è acronimo di Baby On Board) a sostegno della sicurezza dei bambini in auto al FattoreMamma Award 2014 e presentato Remmy in occasione del Social Family Day entrando nella rosa dei tre finalisti.

Di loro ho apprezzato la pacatezza e l’esaustività con cui hanno presentato il dispositivo e il valore etico e sociale del progetto.

Remmy è un reminder semplice da installare e da utilizzare, eppure parlarne è difficile perché  sottende un tema che nessun genitore affronta serenamente: la possibilità di un black out che cancelli dalla mente anche chi ci è più caro al mondo.

Dimenticare i bambini in auto: un fenomeno in crescita costante

“Michele, è davvero necessario un dispositivo di questo tipo?”

“Ti do qualche statistica” risponde “Negli ultimi sedici anni nel mondo sono morti circa 620 bambini per ipertermia. E’ un fenomeno in crescita costante e ha come vittime soprattutto bambini sotto i due anni. Con l’introduzione dell’airbag anche per il posto del passeggero, infatti, i seggiolini non vengono più posizionati davanti ma nel sedile posteriore, sfuggendo alla vista del guidatore. Le statistiche hanno anche dimostrato che questi black out possono colpire chiunque indipendentemente dal livello di attenzione, di istruzione e dalla capacità di concentrazione. I neurologi confermano questo dato”.

“Ritieni che queste cifre siano sottostimate?”

“Certamente non tengono conto delle tante volte in cui la dimenticanza non finisce in tragedia. Ho raccolto molte testimonianze di questo tipo e io stesso sollecito affinché coloro a cui è successo ne parlino anche nel web al fine di sensibilizzare i genitori sulla trasversalità di questi black out. Di recente un’amica mi ha confidato che anni fa, tornando a casa la sera dopo il lavoro, ha inconsapevolmente lasciato il bimbo addormentato nell’auto, fortunatamente parcheggiata dentro il garage. Se ne è accorta solo trenta minuti dopo, quando non ha trovato il bambino nel box dove era convinta di averlo posato. Quando ha realizzato di averlo dimenticato in auto si è precipitata in garage nel panico. Il bimbo dormiva ancora e non si era accorto di nulla, la mamma invece non ha mai superato lo choc e ancora oggi, quando ci ripensa, scoppia a piangere”.

“Posso immaginare…”

“E’ stata fortunata! Considera che la temperatura corporea di un bambino sale da 3 a 5 volte più velocemente rispetto a quella di un adulto per via di una minore quantità di acqua nelle riserve corporee, e quando fa caldo la temperatura all’interno di un’auto può salire da 10° a 15°C ogni 15 minuti. Bastano soli 20 minuti perché si verifichi l’ipertermia

Perché se ne parla poco

“Può accadere a chiunque, eppure se ne parla poco. Perché?

“Coloro a cui è successo di dimenticare un bimbo in auto, anche se solo per qualche secondo, hanno remore a raccontarlo perché temono lo stigma di genitori poco amorevoli, poco attenti. Però tutti, davanti all’ennesima tragedia, invocano l’obbligatorietà di un dispositivo che segnali la presenza del bambino in auto. A cominciare da queste 42mila persone che hanno fermato la petizione per rendere obbligatori questo tipo di dispositivi. Non solo: la Regione Lazio, nella persona di David Sassuoli, lo scorso novembre ha proposto a Bruxelles il via libera all’omologazione dei sistemi d’allarme in grado di segnalare la presenza di un bambino sul seggiolino posteriore al momento della chiusura dell’auto. Lo scorso aprile alcuni Senatori  hanno presentato un disegno di legge mirato a modificare gli articoli 72 e 172 del codice della strada in materia di dispositivi per la sicurezza e la rilevazione delle persone  nei veicoli. Insomma: la presenza di un dispositivo di sicurezza è sentita unanimamente come una necessità. Remmy risponde a questa esigenza”

Come funziona Remmy, dispositivo nato per la sicurezza dei bambini in auto

remmy dispositivo di sicurezza
“Parlami di Remmy allora. Come funziona?”

E’ semplicissimo da usare: si inserisce una estremità nella presa accendisigari dell’auto e l’altra sotto la fodera del seggiolino. Tutto qui. Non è necessaria alcuna manutenzione; una volta attivato il dispositivo, non dobbiamo fare assolutamente nulla; semplicemente verremo avvisati ogni volta che arriveremo a destinazione, immediatamente nel momento in cui spegneremo il motore, naturalmente solo se il bimbo è in auto. Remmy ha anche la funzione Alert che avvisa anche qualora il bimbo dovesse spostarsi dal suo seggiolino mentre siamo in marcia”

“Avete avuto altri riconoscimenti oltre quelli ricevuti nel FattoreMamma Award?”

“Certamente:  Remmy è stato testato e provato da sicurauto.it e da Quattroruote. Quest’ultimo magazine due settimne fa ha pubblicato un video  realizzato provando il prodotto.  Infine, Remmy è stato promosso a pieni voti da Altroconsumo.

“Immagino tu sia molto soddisfatto”

“Lo sono. Più come papà che come imprenditore. Perché grazie a Remmy finalmente ogni genitore oggi ha la possibilità di scegliere: rimanere nella presunzione che a lui non potrebbe mai accadere, oppure accettare di non essere infallibile e affidarsi a un valido alleato che possa aiutarlo nel malaugurato caso in cui…”

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2 Comments on "Anche tu puoi dimenticare tuo figlio in auto"

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  1. Infant Reminder scrive:

    Sono prima di tutto un papà, attento ai pericoli ai quali un bambino può essere esposto.
    Per questo io, Giuseppe Ferrito, di mestiere padre e in secondo luogo presidente di un’azienda che si occupa di energie rinnovabili, oltre che sviluppatore di applicazioni per i cellulari per hobby, ho deciso di rimboccarmi le maniche e mettere le mie competenze al servizio degli altri.
    La mia idea nasce dall’ascolto delle notizie drammatiche dei telegiornali, che sempre più di frequente danno conto di bambini dimenticati in auto da genitori troppo presi dallo stress quotidiano.
    Al punto che basta un cambio della solita routine – il piccolo da accompagnare all’asilo un giorno in cui l’altro genitore è impegnato oppure da portare con sé mentre si fa la spesa – per mettere in serio pericolo la vita del proprio figlio.
    Forse la fretta, forse i pensieri che angustiano ogni adulto, hanno distratto migliaia di genitori in tutto il mondo causando immani tragedie e lo stillicidio dei bimbi dimenticati nei veicoli.
    Negli Stati Uniti questo tipo di incidente provoca mediamente 38 morti all’anno, quasi tutti tra la primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno e nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con meno di due anni, dimenticati in macchina da persone sane e “normali”, genitori solitamente attenti e premurosi, vittime di un’occasionale distrazione.
    Il Washington Post riportò alcune storie e alcune conversazioni avute allora con i genitori dei bambini morti negli ultimi anni, e con neurofisiologi ed esperti della memoria, da cui emerse che la distrazione fatale è spesso legata a una serie di coincidenze e di fattori molto simili in tutti i casi (stanchezza, mancanza di sonno, piccole variazioni nella routine quotidiana).
    Non esiste un profilo-tipo del genitore che dimentica il figlio in macchina: capita a gente solitamente distratta come anche ai maniaci dell’organizzazione e del “tutto sotto controllo”, a persone molto colte e a persone con bassi livelli di istruzione.
    Come succede, di solito?
    Ogni volta l’incidente si ripete secondo una successione di eventi molto simile: un genitore particolarmente stanco, stressato o agitato per qualche cambiamento imprevisto nella routine quotidiana, dimentica di lasciare il figlio da qualche parte (di solito all’asilo nido) e prosegue la giornata come se lo avesse fatto.
    Poi, dopo poche o molte ore, ma sempre troppo tardi, arriva un momento in cui un qualche segnale ricorda al genitore l’irreparabile disattenzione, di solito una telefonata del coniuge o qualsiasi cosa che rievochi il pensiero del figlio.
    Segue una disperata corsa verso la macchina parcheggiata sotto il sole, e la tragica scoperta.
    Ma ci sono anche casi di genitori che tornano in macchina e, senza accorgersi del corpo sul seggiolino sul sedile posteriore, non si rendono conto di quel che è successo finché non tornano all’asilo nido per riprendere il figlio che non hanno mai lasciato lì.
    Io la chiamo una «app sociale», ed effettivamente il mio “Infant Reminder” lo è.
    Disponibile per tutti i cellulari in commercio, facile da usare e completamente gratuita, realizzata con il solo scopo di aiutare gli altri.
    Da genitore a genitore, come un consiglio di quelli che si scambiano le mamme al parco con i propri piccoli sui primi raffreddori da affrontare.
    «Funziona tramite il Gps, e periodicamente lancia degli allarmi sul proprio cellulare per avvisare che il bambino è ancora in auto».
    «Il genitore deve solo avere l’accortezza di lanciare l’applicazione prima di uscire di casa, come farebbe con il meteo o con le notizie quotidiane e inserire l’indirizzo di destinazione».
    Fatto ciò l’applicazione si avvia e ogni tot di tempo ricorda al proprietario del cellulare che il bambino è ancora seduto nel sedile posteriore dell’auto, fino all’arrivo a destinazione.
    Ma non solo: dieci minuti dopo la chiusura dell’applicazione, quando ormai il papà o la mamma sono impegnati nel loro lavoro, arriva un altro allarme “anti assuefazione”.
    Per evitare che ascoltare quei suoni emessi dal cellulare durante il viaggio in auto diventino normali e vanifichino l’obiettivo dell’app.
    Insomma, auspico di aver pensato proprio a tutto. Per la sicurezza dei nostri bambini.
    Perché – come nel logo di “Infant reminder” – possano continuare a ridere felici sui loro seggiolini.

  2. Infant Reminder scrive:

    Forse la fretta, forse i pensieri che angustiano ogni adulto, hanno distratto migliaia di genitori in tutto il mondo causando immani tragedie e lo stillicidio dei bimbi dimenticati nei veicoli.
    Realizzata a Messina, Infant Reminder è la prima applicazione al mondo, per smartphones e tablets, totalmente gratuita e utilizzabile in tutto il mondo, in grado di scongiurare il pericolo di dimenticare i bambini nei veicoli.
    Prelevala gratuitamente dal sito ufficiale http://www.infantreminder.com/ oppure da App Store o Google Play.

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