Anoressia, percezione, e bisogno di controllo

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Proviamo oggi a parlare di anoressia  e dis-percezione corporea. Ci sono alcuni comportamenti che sono connessi a questo disturbo, che non rimane confinato alla sfera dell’alimentazione, ma pervade tutta la vita quotidiana.

La percezione del nostro aspetto non è un processo oggettivo, ma dipende da una serie di condizioni. Questo non vale solo per l’aspetto fisico, naturalmente, ma trattando di disturbi alimentari pensiamo alla genesi e all’evoluzione dell’immagine corporea.

Essa è “L’immagine del nostro corpo che ci formiamo nella mente, e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare” (Paul Schilder, 1935).

Una cosa che non ci insegnano, nel nostro occidente europeo, è che tutte le persone hanno un aspetto diverso: ci sono alti, bassi, bruni, biondi, e ciascuno di noi ha la sua specificità e unicità.

Si potrebbe pensare che noi tutti percepiamo le cose allo stesso modo, ma, in realtà, come queste caratteristiche sono percepite varia da persona a persona, e soprattutto sono influenzate da fenomeni sociali e culturali.

La nostra percezione sull’aspetto esteriore (nostro e degli altri) è profondamente influenzata dal condizionamento interno della nostra mente. Coloro che soffrono di una errata percezione di sé (dismorfismo corporeo), ad esempio, nel caso di disturbi alimentari si guarderanno allo specchio vedendo una persona esageratamente grassa anche quando questo non appare evidente agli altri.

La filosofia orientale ha un precetto interessante, che suggerisce di contrastare le percezioni negative create dalle nostre menti impegnandosi in atti di gentilezza verso noi stessi: se vogliamo, atti di autostima e di cura di sé, con i quali -in una famiglia- è possibile influenzare positivamente il comportamento dei nostri figli.

L’amor proprio, infatti, è un ottimo insegnamento che si apprende con l’esempio e non con discorsi teorici.
Come spesso si dice, se siamo in grado di vederci belli, attraenti o affascinanti, anche gli altri vedranno questo in noi.

Un altro aspetto che caratterizza coloro che sono affetti da anoressia è che il controllo -probabilmente- sarà per quella persona al centro di tutto. La magrezza è semplicemente un effetto, qualcosa che appare agli occhi di se stessi e degli altri, ma il controllo del cibo e dell’alimentazione si estende a tutto il resto della vita.

E così si cerca il controllo sulla vita lavorativa, sulle spese (quanto, quali), sulla vita di relazione (quali persone frequentare, quanto tempo trascorrere con loro).

Queste cose, essendo tutto così sotto controllo, si restringono sempre di più, e la vita con i suoi piaceri si riducono insieme ai chili e al corpo, fino a non riuscire ad uscire il sabato per un aperitivo, o smettere prima di lavorare, o fare una spesa imprevista, fare le 5 del mattino, o vivere il proprio tempo senza averlo pianificato in anticipo.

In un meccanismo di pensiero distorto, il controllo equivale a forza, forza equivale a rifiuto, rifiuto equivale a cose -troppo- semplici (la vita è complessità!), la semplicità equivale a purezza, purezza equivale a perfezione (quindi ipercriticità), e la perfezione equivale ad un controllo perfetto (o al suo tentativo).

Sappiamo bene che è solo un’illusione: se pensate di essere così, siete vittima di ideali contorti e routine soffocanti.

Purezza, abnegazione, semplicità, perfezione, sono tutte “disumane”: la vita è disordine, complessità, meravigliosa imperfezione ed imprevedibilità. Purtroppo però, per queste persone, è più importante questo “castello di ideali” che hanno costruito nella loro testa, a cui si aggrappano come un salvagente per non annegare.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto: flickriver.com

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