L’apologia della mamma imperfetta ha fatto il suo tempo

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mamme imperfette

All’inizio fu “Solo il budino ascolta i miei sospiri” di Erma Bombeck, anno di grazia 1967.

Da lì, il diluvio.
La letteratura prima e il web poi si sono riempiti di mamme imperfette, distratte, difettose, disastrose, pessime, carenti, bollite. Gente compiaciuta delle proprie manchevolezze, orgogliosa dell’ora in più trascorsa in ufficio per evitare di affrontare pannolini sporchi e lallazioni, rivendicatrici del diritto all’apericena con le amiche, ché il funzionamento dell’utero non ha compromesso quello della digestione degli zuccheri, ambasciatrici delle cene precotte.

Ecco, a tutte queste sciamannate che gridano orgogliose la propria imperfezione io vorrei dire due cose, una brutta e l’altra peggiore.

  • Quella brutta: guardate che sbagliate. Quei momenti che sembrano infiniti e sfiancanti, passano. Volano. E poi non ci sono più.Ieri sera la mia dodicenne è venuta a dormire nel lettone. Piangeva, le mancava la mamma. “Ma se sono qui!” le ho detto infastidita da quel pianto immotivato, visto che lavoro da casa e siamo sempre assieme e proprio non c’era ragione per immalinconirsi.  Ma poi ho capito. Non le mancavo io, ma quello che eravamo state l’una per l’altra. La bambina piccola e la mamma grande, le favole della buonanotte, le mani sporche di pennarello, le ginocchia sbucciate. E un po’ è venuto da piangere anche a me.
  • Quella peggiore: il trend è finito sette anni fa. Poi, per usare le parole di Veronica, è stato “come riportare la tavola da surf su un’onda già infranta”.
    Non c’è solo il senso di deja vu, in questo parossismo di imperfezione, a infastidirmi. C’è che sono proprio contraria a questo crogiolarsi nell’inettitudine, nella cialtroneria compiaciuta. E mi vien voglia di asserragliarmi senza complessi dietro il mio peggior perfezionismo. Così, tanto per essere originale” dichiara Linda.

Come non essere d’accordo. Lo stile shatty-chic mi aveva stufato già tre anni fa.

Ma non sarà che abbiamo figli grandi e più che ai pampers pensiamo ai tena lady?

“Pol’esse” ammette Silvana la saggia “Ma sai che c’è? Io non voglio essere imperfetta, e nemmeno perfetta. Voglio essere al meglio di me stessa tutte le volte che mi è possibile. E l’imperfezione delle mamme non mi fa più ridere. Poi, chissà perché, queste due categorie, perfetto-imperfetto, vengono applicate solo alla maternità. Hai mai sentito qualcuno affermare di essere una sorella imperfetta?”
E io non ho nient’altro da aggiungere.

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2 Comments on "L’apologia della mamma imperfetta ha fatto il suo tempo"

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  1. Veronica scrive:

    Come ho già avuto modo di dire anche altrove, c’è una bella differenza tra l’essere perfette e il crogiolarsi nell’imperfezione per autoassolversi. E sta tutta nell’autostima, nel sapere di non sapere mai abbastanza, ma con la flemma di chi poi una soluzione ai problemi la trova, dentro di sè.

    Per il resto concordo su tutto, a cominciare dal magone che mi viene quando vedo i figli neonati delle altre e mi stringo la mia bambina nel lettone mentre guariamo la tv.

    • elisa scrive:

      Il tema dell’imperfezione è di certo un filone ormai consolidato della “letteratura” mammesca, ma è servito, a mio parere, a rivelare al grande pubblico la maternità anche nei suoi lati più prosaici e meno idealizzati. Il primo punto del post mi trova solidale e commossa!

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