Avventura, scoperte, curiosità: come gestirle coi bambini [intervista]

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avventura e bambini

Fantasia, avventura e curiosità nello sviluppo infantile hanno un ruolo molto importante. I nostri bambini sono naturalmente curiosi, inventano storie, si ingegnano in viaggi con la fantasia e si stupiscono delle loro quotidiane scoperte. Ci possiamo però chiedere se stimolare queste inclinazioni oppure no, visto che i bambini di oggi sono sottoposti già a numerosi stimoli.
In occasione dell’uscita del film Le avventure di TinTin – Il segreto dell’unicorno, l’ultima fatica di Steven Spielberg, che è proprio incentrato su un’appassionante avventura, pubblichiamo un’intervista alla Dottoressa Patrizia Mattioli, una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale che, tra le altre cose, è responsabile del sito www.comunicascuola.it, per capire meglio l’importanza e il ruolo dell’avventura, della curiosità e della fantasia nella crescita dei nostri bambini.

1) E’ importante stimolare la curiosità nei bambini fin dai primissimi anni di vita? O bisogna aspettare uno sviluppo autonomo del bambino?
I bambini nascono con una naturale propensione alla curiosità, basta osservare un neonato per rendersene conto. E’ la curiosità che lo spinge a guardarsi intorno, a registrare ogni movimento a partire dal suo corpo, in ogni momento avviene una nuova scoperta. E’ importante che l’ambiente in cui cresce sia stimolante e che gli sia consentito di esplorarlo. Non ci sono limiti minimi, l’importante è che gli stimoli siano adeguati alla fase evolutiva del bambino, che non anticipino le sue curiosità.

2) In rapporto alla società contemporanea: i bambini di oggi con tutte le nuove tecnologie e giochi elettronici a disposizione sono meno stimolati nella fantasia rispetto al passato? Videogiochi, internet e tv vanno considerati come un pericolo per i nostri figli?
I bambini di oggi, grazie alle nuove e sempre più sofisticate tecnologie, si trovano facilmente ad esplorare mondi fantastici preconfezionati che possono impigrire la naturale attività fantastica. Viaggiare in luoghi, così avvincenti e ricchi, per altro inaccessibili nella realtà, può far sembrare noiosa la quotidianità. I videogiochi sono però anche un valido stimolo per esempio per la comprensione di compiti, o per favorire le attività di apprendimento, o anche per strutturare comportamenti finalizzati al raggiungimento di obiettivi. Il problema è piuttosto trovare un giusto equilibrio tra virtuale e reale. La tecnologia e i giochi non sono un pericolo in se stessi ma in relazione all’utilizzo che ne viene fatto, alla quantità di tempo che ad essi dedicano i bambini.  Più sono piccoli, più l’esposizione va limitata.

3) Bisogna stimolare i bambini spingendoli alla scoperta e all’avventura?
In generale direi che è meglio evitare di portare il bambino in situazioni molto lontane da quelle che lui sceglierebbe spontaneamente. In ogni caso una condizione essenziale affinché emerga una sana curiosità e si manifesti l’innata spinta esplorativa, è la tranquillità affettiva, cioè la sensazione di poter contare sulle proprie figure di riferimento per l’accudimento e la cura (proporzionatamente all’età) in caso di necessità. E’ importante creare un ambiente affettivamente stabile, sicuro, da cui il bambino si può allontanare per esplorare il mondo esterno o interno. In questo senso un ambiente stabile spinge “naturalmente” verso la scoperta e l’avventura. Se un bambino è poco o troppo curioso può darsi che non senta questa tranquillità.

4) Qual è il confine tra spinta all’intraprendenza e protezione da parte dei genitori? Come evitare di soffocare il proprio figlio con le proprie ansie genitoriali?
In quanto genitori spesso si immaginano per i figli scenari che magari appartengono a se stessi sia come obiettivi che come pericoli: l’insicurezza e il pervasivo senso di responsabilità che caratterizzano la genitorialità nella famiglia nucleare, possono confondere le idee anche al genitore più attento. E’ importante che egli abbia consapevolezza dei propri sentimenti e che ogni volta si domandi se il suo agire è motivato da una propria ansia, da una personale spinta esplorativa, da un proprio bisogno di conferma, o sta cogliendo effettivamente un’esigenza del bambino.

5) Quali potrebbero essere le attività più adatte da svolgere insieme agli adulti, oggi sempre più impegnati con il lavoro?
La relazione con il bambino è uno spazio importante che deve essere preservato. Gli impegni lavorativi e le preoccupazioni che caratterizzano i nostri tempi, non devono farci perdere di vista il valore della ricchezza affettiva. Non ci sono attività giuste o sbagliate, piuttosto queste vanno scelte tenendo conto del momento evolutivo del bambino, della sua specificità, seguendo criteri di condivisione: cogliere un interesse nel bambino e accompagnarlo esplorando con lui in quella direzione.

 

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