Da 13 novembre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Balbuzie bambini: consigli per genitori

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Quando il linguaggio diventa stentato, meno fluente e più difficoltoso si è in presenza di una qualche forma di balbuzie. I sintomi caratteristici sono le interruzioni o le ripetizioni nel fluire della parola e la causa è uno spasmo dei meccanismi deputati all’emissione dei suoni. La balbuzie si può manifestare in vari modi, per esempio con difficoltà a iniziare a parlare o a completare la parola e con produzione di clonie (contrazioni spasmodica dei muscoli), talvolta associate a sincinesie (movimenti involontari) del viso.

Una volta comparso, il balbettio può avere un andamento altalenante infatti accanto a periodi in cui il disturbo è più marcato, vi possono essere anche altri momenti in cui le manifestazioni sono attenuate, se non del tutto assenti. Questo accade perché nei bambini, in genere, la balbuzie si associa a periodi di crescita e di esplosione del linguaggio e nelle fasi più critiche della crescita questo disturbo può comparire con maggiore facilità.

Le balbuzie non sono tutte uguali e nei bambini possono avere cause diverse a seconda del periodo in cui compaiono:
prima dei 4 anni molti bambini di questa età parlano e riescono a farsi capire, ma il loro discorso è involontariamente frammezzato da esitazioni, ripetizioni e prolungamenti di sillabe e suoni. E’ la cosiddetta balbuzie fisiologica o apparente, quindi del tutto normale e di solito si risolve spontaneamente. Più che un vero e proprio disturbo del linguaggio, infatti, è una manifestazione di immaturità espressiva che il bambino vive senza problemi non rendendosi conto del disturbo;
verso i 5-6 anni se il disturbo persiste oltre i quattro anni o inizia a manifestarsi in questa fase, allora probabilmente si tratta di balbuzie effettiva o secondaria. In questa fase il bambino inizia a prendere coscienza del problema e a preoccuparsi, creandosi così una serie di complessi che aggiunti al problema vero e proprio porta ad aggravare le balbuzie che può fissarsi e radicarsi sempre di più nella personalità del bambino se non curato adeguatamente.

Un tempo si riteneva che alla base della balbuzie ci fosse soprattutto un problema psicologico, come eccessiva insicurezza, traumi o difficoltà relazionali con i genitori. Oggi, invece, si tende a credere che la balbuzie sia un fatto biologico, legato a un’alterata maturazione cerebrale delle aree del linguaggio, che possono essere compromesse geneticamente. Ma anche fattori psicologici, però, contano e possono favorire la comparsa del disturbo, come un forte trauma.

Ed allora cosa fare? Quali consigli per mamma e papà?

. E’ necessario, quindi, che seguano alcune semplici regole, che possono sembrare banali ma non lo sono affatto. Ecco quali:
accettare il bambino con il suo disturbo creandogli attorno un ambiente accogliente dove il suo “problema” non venga ingigantito;
ascoltare il bambino quando parla, anche se si mette a balbettare, con calma e attenzione, senza mostrare ansia, fretta o insofferenza;
lasciare che concluda il suo discorso, anche se questo può richiedere tanto tempo;
parlargli molto, in modo rilassato e lento, ma senza scandire troppo le parole. Il bambino noterebbe la differenza e ingigantirebbe dentro di sé il suo problema;
valorizzare le altre qualità del bambino, in modo da aumentare la sua autostima, per esempio se gli piace disegnare, è bene sottolineare questa sua capacità e aiutarlo a potenziarla.

Ed ecco, invece, che cosa genitori, parenti e figure di riferimento non devono assolutamente fare:
anticipare il bambino quando parla, completando per lui le parole o le frasi;
interromperlo dicendogli che si è già capito quello che voleva dire, per lui è una mortificazione;
– far sì che debba conquistarsi da solo il diritto di parlare, per esempio dovendo gridare per farsi ascoltare, ma è bene invece prendere l’abitudine di parlare uno per volta;
dargli consigli di propria iniziativa, senza aver sentito il parere di uno specialista, fornendo indicazioni su come parlare per risolvere il suo problema, potrebbero essere sbagliati o controproducenti;
promettergli premi se parla correttamente, in questo modo non si fa altro che sottolineare il disturbo;
mortificarlo davanti agli altri quando parla. E’ bene, invece, dimostrare interesse e piacere per quello che il piccolo dice.

Ma se il disturbo persiste per più di sei mesi (anche prima dei quattro anni) è bene correre ai ripari senza aspettare che il problema si risolva da solo. La soluzione migliore è quella di rivolgersi a un centro ospedaliero per la cura dei disturbi del linguaggio dove il bambino sarà seguito da un neurologo, un pediatra, uno psicologo e un logopedista, che inquadreranno e affronteranno il problema in ogni suo aspetto lasciando al logopedista la riabilitazione vera e propria con tecniche ed esercizi adeguati all’età del bambino e alle manifestazioni dei disturbi. In genere per i piccoli si utilizzano canti, filastrocche, musiche e ritmi, che aiutano a impostare un linguaggio più fluido e senza “interruzioni”.

Insomma un problema che non va sottovalutato, in quanto può condizionare fortemente lo sviluppo della personalità del bambino.

Immagini:
balbuzie-news.it
bruandgiu.wordpress.com

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