Bambini a tavola: ridiamoci su!

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Nel precedente articolo abbiamo parlato di cibo ed emozioni, e abbiamo visto come il momento del pasto non è un evento isolato, ma si lega sia alla nostra giornata che alla nostra storia relazionale.

Il cibo di solito non è l’unico elemento critico per un bambino schizzinoso. Molto spesso, i bambini che rifiutano molti alimenti, o non riescono a stare seduti al tavolo per più di due minuti, sono bambini sensibili che si irritano per un sacco di altre cose.

A loro non piace per vestirsi, o odiano essere lavati, o non riescono a dormire a meno che non si svegliano cinque volte ogni notte. Forse a loro non piace ciò che non si aspettano, o il contatto fisico, o al contrario hanno un tipo di gioco molto “fisico”, non vogliono essere coccolati molto, e odiano essere interrotti. Ognuno di questi eventi scatenanti può essere collegato ad una difficoltà col cibo.

Se l’elenco sembra lungo e scoraggiante (anche se non tutti i bambini hanno queste caratteristiche tutte insieme, o possono essere caratteristiche transitorie) dobbiamo provare a pensarla in questo modo: osservare i nostri figli ci permette di comprendere, essere consapevoli, e accorgerci di tutto questo ci permette di cogliere opportunità per aiutare i bambini a sciogliere le loro tensioni emotive, sin da molto piccoli.

E’ un momento critico? Il bimbo è teso ed agitato? Ascoltandolo e permettendogli di avere un pianto liberatorio tra le vostre braccia gli permetterete di rilassarsi. Diciamo, per esempio, che il bambino rifiuta di salire in macchina, o di allacciare la cintura di sicurezza, o di mettersi le scarpe. Tutto quello di cui ha bisogno è di qualcuno che gli dica: “Lo so che non vuoi farlo. Ma è arrivato il momento. Starò qui con te finché non lo farai”.

Quando i bambini sono “intrappolati” in un comportamento che li rende rigidamente contrari a qualcosa di ordinario e quotidiano, come indossare i vestiti, o fare lo shampoo, lavarsi i denti, o mangiare alcuni alimenti, una cosa semplice diventa un evento ad alta carica emotiva, sia per noi che per loro.

Quello di cui hanno bisogno è il nostro sguardo fermo. Hanno bisogno che noi gli ricordiamo che sono al sicuro. Che piangere e lottare non ci distruggerà, ma al più alleggerirà le sue paure.

Quando a tavola inizia la “lotta di potere” sul terminare un pasto, invece di sentirci ingabbiati tra la stanchezza e la preoccupazione per il bene del bambino, proviamo a sdrammatizzare: più ci irrigidiremo, più la reazione dei bambini sarà forte.

L’umorismo, solitamente, è la strategia che più funziona: giocate col cibo, o con l’atteggiamento che il bambino ha verso il cibo. “Fate le facce”, raccontate storie, lasciateli pasticciare con le mani, o sul tavolo. Prendeteli in giro per le loro avversioni verso i piselli, o il pesce, o altro: col tempo la risata ha un grande effetto curativo, rilascia le tensioni, e vi farà trascorrere un tempo migliore che arrabbiandovi.

Il cibo, così, smette di essere al centro dell’attenzione, e voi, la vostra relazione, diventerete i protagonisti. Forse non otterrete subito dei risultati, ma se avrete pazienza, col tempo il gioco di “odio il pesce” vi aiuterà a conquistare qualche boccone.

Ovviamente questa non è la sola strategia: a volte dire semplicemente “questo è ciò che c’è da mangiare, e non c’è una cena diversa” è molto efficace. Il messaggio può sottintendere che, anche se non ci sono alternative, voi siete vicini e di supporto.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto: vogliadisalute.it

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