Bambini del Congo: in Italia anche grazie alle Mammeonline

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alessandra e moise

Quando – era il 1999, cioè nel millennio scorso – mi ritrovai sola, in una casa sperduta nella campagna umbra, con un marito all’estero e una neonata ad alto contatto, fu la rete a salvarmi. Nei primi newsgroup trovai una piazza virtuale dove porre le domande che rimanevano senza risposta nel mondo reale: era vero che allattando a richiesta avrei viziato mia figlia? Il co-sleeping avrebbe portato all’estinzione della razza umana?

Nei forum di mamme trovai quell’ascolto e quella sospensione del giudizio di cui  noi, puerpere della rete, avevamo bisogno per superare ansie e sentimenti di inadeguatezza – oltre che qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere nelle lunghissime sessioni di allattamento.

Il potere delle mamme del web

Sedici anni dopo, i portali dedicati alla genitorialità hanno subito un upgrade non solo tecnologico: oggi le mamme del web sono consapevoli di avere acquisito un peso specifico tale da dar vita a gruppi di pressione in grado di modificare l’agenda politica a livello nazionale e internazionale.

Mammeonline.net, il primo dei siti italiani dedicati alla maternità, nato nel 1998, racconta una storia emblematica ed è una storia a lieto fine.

Con la voce dei suoi 40000 utenti iscritti e 245000 visitatori unici mensili, nonché migliaia di fan e follower sui social network, Mammeonline ha portato alla ribalta nazionale la storia di Alessandra che lo scorso novembre è partita per il Congo per portare a casa Moise, il figlio che la aspettava da due anni.

Cosa è successo poi ce lo racconta Debora Cingano, fondatrice e anima del sito.

Intervista a Debora Cingano di Mammeonline

–          Debora, la storia inizia con un post di auguri per Alessandra che parte per il Congo assieme al marito. L’iter adottivo è stato estenuante, frenato da infiniti intoppi burocratici, e le mamme del forum soffiano virtualmente affinché l’aereo voli più veloce. Alessandra e il marito incontrano infine Moise e non aspettano altro che rientrare in Italia dove conoscerà la sorella. Ma poi..

Poi le cose si inchiodano, nuovamente, in questa tormentata storia di adozione. Arriva il ferale annuncio ai primi di dicembre che le adozioni sono state bloccate. La gioia per l’arrivo di questi bambini in Italia si blocca in gola, sembra tutto perduto.

La storia di Alessandra

–          Perché vi siete mosse, e come?

Ci siamo mosse sulla base della richiesta di aiuto di Alessandra. Erano terribili i messaggi che arrivavano nel forum dal Congo.
Alessandra, il 6 dicembre, scrisse nel forum: “Siamo stati convocati dall’ambasciatore italiano.
Ci ha invitato a rientrare in Italia senza i bimbi. UNA FOLLIA…”
Il 13 dicembre, scrisse ancora: “NOI che siamo qui sappiamo bene che se una speranza c’è, ce l’abbiamo grazie soprattutto (se non esclusivamente) al clamore mediatico che avete scatenato.
Nessuno aveva intenzione di occuparsi di noi, li ha costretti la paura di venire condannati dai media. Non fermate la valanga di MOL (mammeonline), non ancora vi prego…”

Potevamo restare insensibili e silenziose di fronte a tanta sofferenza? Al terrore puro di immaginare di dover abbandonare un proprio figlio in un altro continente dopo avergli promesso amore e l’unione per sempre in una vera famiglia? No, mai.

Alessandra e gli altri genitori si erano sentiti abbandonati là, in Congo, dalle istituzioni e dagli enti. I media titolavano a caratteri cubitali del grande lavoro fatto dalla Farnesina per riportare a casa di tifosi italiani bloccati in Polonia.

E dei genitori adottivi bloccati in Congo? Nulla, il silenzio più assordante.

Adozioni “bloccate” sotto i riflettori

C’era bisogno di creare clamore mediatico perciò, consce della nostra potenza di fuoco, ci siamo organizzate ed è partita l’inondazione di mail, twitter e messaggi fb indirizzati a tutti: politici, vip, giornalisti, inclusa una petizione on line sul sito Avaaz e indirizzata all’allora Presidente del Consiglio Letta, alla Kyenge e alla Bonino: la raccolta di firme raggiunse nel giro di pochissimi giorni migliaia e migliaia di firme.

–          Ritieni  che i vostri interventi siano stati decisivi per il buon fine della storia?

Il nostro merito è stato quello di costringere i media a dare informazione su questa vicenda e quindi alzare la pressione a livello politico. Ha costretto i politici ad impegnarsi su questo tema:  questo ha permesso alle 24 famiglie bloccate là di non sentirsi sole e abbandonate dalla propria nazione.

E’ stato un grande risultato? Sì. Lo dimostra la felice conclusione avvenuta il 28 maggio con l’arrivo in Italia, con un volo di Stato, di questi bambini, già italiani per sentenze dei Tribunali congolesi e italiani.

28 Maggio 2014: i bambini del Congo arrivano in Italia

–          Dopo tanta paura finalmente dei bambini hanno potuto ricongiungersi con i loro genitori. Una storia spaventosa, ma a lieto fine. Chissà come sta Moise, adesso.

Alessandra ci ha appena informato, ecco cosa scrive:  “In un pomeriggio caldo di maggio suona il citofono, ti affacci e i ragazzini del cortile, con il pallone in mano, ti chiedono se Moise può scendere a giocare. Un brivido, due lacrimucce (che tanto ormai c’abbiamo il piagnisteo cronico) e in un istante ogni cosa è al suo posto. Moise può scendere, si, finalmente può scendere a giocare. Tutto il resto non esiste più… “

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