Da 12 settembre 2013 Leggi tutto →

Bambini monelli: un modo per comunicare

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Il comportamento provocatorio dei bambini è spesso un tentativo di comunicarci qualcosa rispetto ai loro bisogni. Riconoscere il senso costruttivo di questo gesto può essere un modo per uscire dall'empasse.

Nel precedente articolo abbiamo provato a spiegare il senso evolutivo del comportamento aggressivo: esso rappresenta non un problema, ma una forza vitale della nostra esistenza.

Pur essendo tale, tuttavia, può sfociare in situazioni difficili da gestire per un adulto, quando l'aggressività si scontra col tema del rispetto delle regole.

Abbiamo visto come i bambini esprimano le loro emozioni con grande intensità e naturalezza, e che questo significa anche, in certi casi, sfidare l'altro per vedere che succede.

Tante volte il comportamento aggressivo è semplicemente un messaggio. In primo luogo dovrebbe esprimere rabbia, e la rabbia di un bambino va sempre ascoltata.

E' vero, un bimbo aggressivo spesso spaventa genitori ed insegnanti: la prima reazione è quella di rimanere spiazzati. Eppure, come spesso suggerisco quando vengo interpellata in casi di questo tipo, la cosa più importante da fare è mettersi in ascolto e cercare di decodificare.

Sono piccoli: si esprimono con intensità ma spesso non hanno un linguaggio uguale al nostro, che siamo adulti, è quindi importante un ascolto empatico, che si metta cioè nei loro panni.

Spesso è difficile cogliere la bellezza di un bambino arrabbiato, eppure è proprio la sua estrema vitalità, il coraggio con cui porta avanti i suoi bisogni, che ci parla di quel bambino e di quel che prova.

A volte questo canale un po' estremo è il modo che il bambino usa per affermare se stesso, la propria personalità. Si dice, solitamente, che le persone che urlano sono poco ascoltate: potremmo pensare lo stesso anche di bambini che faticano a fare vedere degli aspetti di sé.

Sicuramente quello che fa la differenza, nel risolvere la situazione di un bambino arrabbiato, è l'interpretazione che si fa della rabbia e la capacità che si ha di riconoscere l'aggressività come opportunità di crescita.

Parlavamo di ascolto empatico: il primo e più semplice passo da fare con i bambini aggressivi è quello di riconoscere il loro stato d'animo (eppure spesso non lo facciamo).

Vedo che sei arrabbiato”.
Capisco che questa cosa non ti piace”.

In questo modo comunichiamo al bambino che gli siamo vicini, e non contro.
Inutili i rimproveri, le punizioni, le stigmatizzazioni (sei monello) o imporre regole troppo rigide.

E' necessario trovare un modo per fare aprire il bambino a quello che prova, ad esprimere a noi le sue necessità, che spesso sono coperte da un comportamento provocatorio.

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