Da 11 novembre 2009 10 Commenti Leggi tutto →

Casalinga, lavoratrice o Home Manager?

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Questa volta, Katia ha voluto stimolarci un pò tutte con una provocazione in piena regola: mi ha mandato un articolo volutamente duro e sferzante, ma anche ricco di spunti di riflessione, pensieri che mettono in duscussione tutte noi donne e mamme “moderne” costringendoci a fermarci per un momento a pensare (o a ripensare) a noi stesse, al nostro ruolo, insomma, alla nostra vita, più in profondità!

Quando Katia è venuta a trovarci per la prima volta qui in ufficio, ci ha posto un questito: il questito che ora pone a tutte voi e sul quale vi invita a riflettere: ci lamentiamo spesso del tempo che manca, del tempo per noi stesse, per i nostri figli, per la casa, la famiglia…. ma siamo poi così sicure che, pur avendone l’opportunità, accetteremmo difare un passo indietro, di tornare a rivestire un ruolo esclusivamente familiare, rinunciando ad un ruolo anche da lavoratrice? Ma adesso, lascio a lei la parola:

Entrate, entrate. Accomodatevi pure. Adesso gusteremo insieme una buona tazza di tè e faremo una gradevole conversazione. Gradite del limone o del latte? Quanto zucchero? Assaggiate questi biscotti fatti in casa, sono deliziosi vero? Sono lieta che abbiate accettato il mio invito e in così elevato numero!

Lasciatevi guardare. Che bella generazione la vostra! Apparite forti e determinate e i vostri occhi sono occhi che tendono spesso a rimpicciolirsi in un atteggiamento di diffidente attesa. Giovani donne che camminano con passo spedito quasi a voler abbattere ogni simbolico ostacolo ad una ideologica indipendenza ereditata da altre generazioni.

Voi siete la risposta alla richiesta di dignità, urlata e sofferta da donne diverse da voi per collocazione storica e contestuale. Eppure apparite come il naturale prolungamento di quella sofferenza. La stessa voglia di rivendicazione, la stessa rabbia contrita di chi chiede parità di dignità e rispetto.

Ma i tempi hanno seguito il calendario dei vostri compleanni; le mamme e le nonne muse ispiratrici di modelli geneticamente modificati sono invecchiate e anch’esse modificate. E oggi mi piacerebbe lanciarvi delle provocazioni che hanno il solo scopo di portarci alla riflessione e al confronto costruttivo.

Vi siete mai fermate per vivisezionare la vostra vita? Come un abile chirurgo prendete il bisturi e incidete la cute con mano delicata ma sicura…

Alcune di voi hanno un buon lavoro, un guadagno dignitoso, uno o più figli, un discreto compagno spesso identificabile come marito, amici disponibili e altre voci che contribuiscono a fare da cornice a questo soddisfacente quadro.

Apparentemente, sembra la condizione ideale, ma quando operiamo a cuore aperto scopriamo un bubbone, un qualcosa che non dovrebbe esserci, che offende l’armonia della perfezione. Quella costante sensazione di  inadeguatezza, di incapacità di arrivare al compimento soddisfacente di tutti i ruoli.

Il lavoro che prende la mente e con lei ingaggia una battaglia per annientare altri contendenti; il cuore che si protende verso i cuccioli accuditi da madri in leasing; un rapporto di coppia che naviga con fatica dentro un amore sfiancato; una società che sembra promettere tanto ma poi spesso è incapace di mantenere.

Altre di voi invece hanno scelto o accettato il ruolo di madre e si dedicano ai figli.  Risparmiano sulle babysetters, risparmiano non pagando asilo nido e doposcuola, crescono con i figli e per i figli, è la loro una professione senza laurea e senza compenso. E’ quello che tante altre donne hanno fatto in passato e che certamente ha penalizzato la realizzazione sociale ed economica di molte di loro ma indubbiamente è stata significativamente positiva  per la stabilità di una società fondata sulla cellula sana del nucleo familiare.

Eppure anche in questa operazione il chirurgo si trova dinanzi a malformazioni spesso di natura maligna.
La società ha penalizzato la casalinga, ne ha fatto una chioccia ignorante mantenuta da un gallo arrogante. La società ha perso una grande figura imprenditoriale! Nessuna imprenditrice in nessuna azienda ha un ruolo così importante ed essenziale come una Home Manager. Ella genera, gestisce e consegna all’umanità individui sani moralmente e fisicamente.

E invece, la donna che sceglie di stare in casa è spesso logorata da un conflitto interiore che sfocia nella identica dolorante sensazione di inadeguatezza di cui sopra. Non lavorare equivale a non produrre, non produrre equivale a non guadagnare, non guadagnare nella nostra società equivale a non avere una credibilità convalidata dal possesso.

E infine vi sono alcune di voi che vorrebbero dedicare maggior tempo ai loro figli, che farebbero a meno di corse mattutine per depositare i loro cuccioli all’asilo nido e di rientri affannosi scanditi dall’urgenza di recuperare il buco nero di un giorno speso per pagare il mutuo e quanto altro occorre per entrare nell’ingranaggio del vivere quotidiano.

L’abile mano del chirurgo trova un cuore che non vuole cedere ai guasti del male, un cuore stanco ma non vinto. La rabbia impotente di chi si sente schiacciato da una società balorda che premia l’ingegno disonesto e penalizza la fatica decorosa. A questo punto vi lancio la mia provocazione con poche semplici domande:

  • Se lo Stato promuovesse una laurea breve per Home Manager e prendesse accordi con delle aziende per affidare a questa figura professionale degli incarichi da espletare in casa propria, quante di voi accetterebbero di lasciare il lavoro esterno e di tornare tra le mura domestiche? E’ davvero solo una questione di esigenza di un doppio stipendio oppure la donna non si riconoscerebbe più nel ruolo di imprenditrice di una piccola realtà domestica?
  • Quante di voi concordano con la penalizzante considerazione da parte di autorevoli studiosi che il malessere dei giovani di oggi ha origine dalla loro solitudine? Una madre con una corposa presenza nella vita del figlio può permettersi di dire tanti no, di dare una sculacciata quando serve e di manifestare scientemente la sua autorevolezza. Una madre che dedica al figlio solo poche ore della giornata ha dei forti sensi di colpa che le impediscono di contrastare le provocazioni naturali e dovute del figlio.

Condividete queste affermazioni?

Purtroppo si è fatto tardi e voi dovete tornare alle vostre attività.  Questa è stata solo una conversazione tra amiche che volevano il confronto e non lo scontro. Parlare di argomenti delicati e complicati non vuol dire avere la presunzione di risolverli e  neanche l’arroganza di criticare l’operato altrui. Vi aspetto ancora. E la prossima volta con il tè vi preparerò una squisita torta…

Ciao,  Katia

Articolo di Katia Amato Sgroi

Immagine: Nonsolomamma

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10 Comments on "Casalinga, lavoratrice o Home Manager?"

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  1. christabel scrive:

    Leggere questo post, come ultimamente sporadici articoli al riguardo pubblicati qua e là, da una parte mi fa riflettere sul tipo di società che stiamo diventando, dall’altra mi da conforto per la mia situazione.
    Laureata in lettere e seconda laurea in Beni culturali, entrambe col massimo dei voti. Lavoro per quasi 10 anni in ambito universitario e come libera professionista. Molte soddisfazioni, ma ritmi massacranti, trasferte continue, mai messa in regola perché i concorsi mancano, dunque sempre vittima del contratto (che sia di insegnamento, di ricerca, di un lavoro da portare avanti presso qualche istituto, fa lo stesso) e con retribuzioni spesso al di sotto del dovuto, ma senza lamentarsi mai perchè ogni impegno in più è comunque un ‘investimento per il futuro’. Ad un certo punto incontro l’uomo della mia vita e iniziamo una convivenza che ci porta in breve al matrimonio, perché entrambi abbiamo voglia di avere una famiglia, anzi, per me questo è sempre stato un desiderio molto forte e riuscire a realizzarlo mi fa salire al settimo cielo. A breve però mi rendo conto che i miei impegni lavorativi sono quasi del tutto incompatibili con una vita di coppia e tanto meno con quella di una famiglia con bambini. I miei orari non coincidono minimamente con quelli di mio marito, che esce di casa alle 8 del mattino e si fa 100 km al giorno per andare al lavoro, da cui ritorna sfinito alle 8 di sera. Io spesso ho dovuto lavorare dopo cena e nei giorni festivi, una giornata lavorativa in università non è mai finita prima delle 20, senza contare i giorni di trasferta in regione e fuori. Ad un certo punto, a rischio di esaurimento, ho deciso di lasciare. Per un breve periodo ho lavorato part time come segretaria, ma poi ho staccato anche da lì per concedermi un momento per riflettere e sono rimasta incinta. La notizia ci ha reso felicissimi e ora sono al sesto mese. La mia vita è cambiata del tutto. Ora sto a casa, in attesa che il bimbo nasca. Al contrario di quello che molti pensano non mi annoio perchè ho molte cose da sbrigare, alcuni lavoretti rimasti in sospeso (mi sono tenuta un minimo di rapporto con l’università e mi capita di collaborare per quello che posso… calcolando anche che mi pagano una miseria), la cura della casa (mio marito non c’è mai durante il giorno e mi devo occupare io di tutto) e qualche altro lavoretto di montaggio video di cui mi occupo come secondo lavoro da tempo.
    Aggiungo che a livello economico non ho problemi, perché oltre allo stipendio di mio marito, ho delle altre entrate mie che mi permettono di vivere bene.
    Dunque mi si potrebbe dire, cosa vuoi di più? Niente, in realtà avrei tutto quello che mi serve. Certo, mi è dispiaciuto lasciare la ricerca, che mi piaceva molto, per cui ho dedicato anni di studi e lavoro, ma davvero mi sono trovata di fronte ad un aut aut in cui bisognava dare delle priorità. Però il problema è confrontarsi col mondo esterno: nonostante io non abbia motivi per lamentarmi mi trovo in imbarazzo rispetto alle mie amiche o alle estranee che lavorano. Mi sento giudicata come una fallita, nonostante io abbia ampliamente dimostrato di riuscire in tutti i campi in cui mi sono cimentata, mi sento compatita e inutile per questa società in cui la donna si fa valere solo se fa la scelta comunemente accettata di lavorare in primis e dedicarsi alla famiglia, se proprio ci deve essere, poi. Mi sento assurdamente in colpa se non sento la necessità di uscire tutte le sere con le amiche, e cado in un imbarazzo terribile alla domanda: cosa fai? Si, sto rispondendo che al momento mi sto dedicando al ‘progetto figlio’, che per ora farò la mamma… però mi sento sempre di portare avanti delle giustificazioni. Forse perché per una vita ho assistito alla stessa sensazione vissuta da mia madre, laureata e mamma di 3 figli per scelta, che si è dovuta sobbarcare anche l’impegno di accudire i suoceri e la congnata con problemi mentali, alla quale dicevano che ‘faceva la signora’ e si poteva permettere la bella vita’. Non sto dicendo che non sono contenta della mia scelta, anzi. Se ho scelto questa vita è perchè davvero per me la priorità è dedicarmi alla mia famiglia, e non sto accusando la gente che ha bisogno di guadagnare per due, ci mancherebbe, ognuno ha le sue esigenze. Dico solo che non è molto giusto giudicare in negativo,senza conoscere la situazione di chi ti sta davanti. Dico che rispetto alle molte persone che conosco che lavorano senza retribuzione (ovviamente perchè hanno le spalle coperte, altrimenti farebbero altro), solo per dire che sono donne emancipate e occupate, io non voglio sentirmi da meno. Dico che mi da fastidio essere definita sottomessa o bigotta perchè non mi va di andare a fare un viaggio da sola con un’amica lasciando marito e figli a casa. Dico hce non capisco perché la gente non ha come metro di giudizio solo la semplice frase: va bene se è felice. Non c’è un modo giusto o non giusto di vivere e se si parla tanto di parità dei diritti e di rispetto per la donna, non è giusto che siano proprio le donne le prime a guardarti male se non vivi come la maggioranza.

    • katia scrive:

      Quanto ha bisogno questa marcia società di vere DONNE come voi!!!!Di MAMME che partoriscono per la gioia di guardare crescere i loro cuccioli giorno per giorno. Unitevi, fate sentire la forza della vostra verità, pretendete rispetto e sostegno perchè nessuno più di voi lo merita.I bambini non hanno bisogno del passeggino da 1000 euro nè della stanzetta completa di computer nè delle vacanze nei villaggi esclusivi nè delle tate multilingua nè dei vestitini da bimbo immagine. I bambini vogliono AMORE DEDIZIONE E STABILITA’!Ai bambini basta poco; quel poco che umilia i genitori e li fà sentire inadeguati, quel poco che la società dei comsumi ci ha insegnato a disprezzare. I ragazzi che finiscono sui giornali o sul teleschermo perchè hanno commesso atti criminali o vandalici di inaudita cattiveria, le ragazzine che si prostituiscono per una carica del telefonino, le gang di ragazzini che infieriscono senza pietà sui più deboli SONO I NOSTRI FIGLI e non solo i figli degli altri!!Sono il prodotto di una mancata educazione sentimentale.Sono il prodotto di famiglie iperproduttive sdoganate da un sistema fagocitario che come un cancro invasivo e inarrestabile stà uccidendo la CELLULA FAMIGLIA.Occorre rivendicare il diritto alla MATERNITA’ ASSOLUTA e ostentarla con orgoglio. La società vi deve rispetto gratitudine e sostegno perchè, credetemi ragazze, essere Madri a tempo pieno è molto meno eccitante del “massacrante lavoro” che comunque porta una donna a competere e confrontarsi con gli uomini e con le altre donne, a distrarsi con qualche pausa di un caffè, una sigarettta e quattro chiacchiere, a delegare alla scuola, dall’asilo nido in poi, alle tate spesso sostituite ogni sei mesi, e alle nonne esasperate ma invaghite dei piccoli e quindi sempre disponibili, il compito di soffiare nasini sempre costipati, tossi imbattibili, capricci leciti o solo isterici e tutto quello che ogni bimbo ha il sacrosanto dovere di produrre a favore della sua faticosa crescita. Sono certa che ciò che ho scritto scatenerà la furia di molte giovani lavoratrici ma sono felice che ciò avvenga perchè troppo spesso il timore di eporre le proprie convinzioni per la paura di essere contestati ha portato molti a maturare l’errata convinzione che si fosse nel giusto ma i fatti che coinvolgono sempre più spesso i giovani e i frequenti divorzi sempre più spesso voluti dalle donne adesso devono risvegliare le coscienze e ci DEVONO costringere a rivedere e correggere eventuali errori. E alle mamme della mia generazione oggi nonne voglio lasciare una riflessione: Guardando le nostre figlie che oggi sono donne che lavorano e che si dividono tra ufficio e famiglia SIAMO DAVVERO CONVINTE DI AVER CONTRIBUITO ALLA LORO FELICITA’ TUTTE LE VOLTE CHE LE ABBIAMO SPINTE A PENSARE AL LAVORO COME ALLA PANACEA CAPACE DI PREVENIRE E CURARE INSODDISFAZIONI E FRUSTAZIONI.O SONO STATE LE NOSTRE INSODDISFAZIONI E FRUSTAZIONI A SPINGERE LE NOSTRE FIGLIE A CERCARE ALTROVE QUELLO CHE NON CI HANNO VISTO TROVARE?
      Vi abbraccio forte katia

  2. katia scrive:

    care splendide ragazze!!Ognuna di voi è un microcosmo palpitante che racchiude il senso del suo passato e la proiezione del suo futuro. Ma quanto forte si avverte l’essere sempre e comunque MAMME!
    Ognuna elabora il suo perchè e il come esserlo ma quello che importa è avere la consapevolezza che al primo posto deve esserci sempre il benessere della creatura che dentro di voi ha trovato in nove mesi la dignità di esistere e la determinazione di venire al mondo grazie al vostro amore. Rivendicate sempre con orgoglio la diversità di essere donne e sfuggite la tentazione di sostituirvi all’uomo. A presto con un nuovo post.

  3. viviana scrive:

    anch’io ho lasciato il lavoro per stare con le mie bimbe ho provato per un periodo a fare la super donna alzarsi presto al mattino per consegnare le piccole già pronte alla nonna che le avrebbe accompagnate una al nido e una alla materna rinunciare alla pausa pranzo per poter smettere un’ora prima per arrivare a casa in un’ora decente per stare un pò con loro fare il bagnetto preparare la cena il tutto aiutata da un gran marito e da una grande nonna ma…un pò per l’insensibilità delle colleghe che alla prima richiesta di un permesso o al primo rifiuto di fare ulteriori ore di lavoro il sabato mattina mi hanno veramente messo il bastone nelle ruote un pò perchè mi sentivo di perdere davvero momenti importanti delle vite delle mie figlie come i saggi a scuola o accompagnarle alle feste dei compleanni degli amichetti…ho fatto una scelta solo mia ho combattuto a lungo con marito e familiari e colleghe…ho lasciato il lavoro e sono ORGOGLIOSAMENTE MAMMA A TEMPO PIENO…ed ho scoperto un mondo nuovo mi sono inginocchiata ed ho cominciato a vedere il mondo dall’altezza di bambino ora ho un bellissimo rapporto con le mie figlie mi occupo della casa preparo cose sane e genuine da mangiare è migliorato il rapporto con mio marito perchè non c’è più lo stress di dover fare tutto di corsa …anzi grazie a questa mia scelta mi si è aperta una nova possibilità…ho avviato un nido in famiglia…un lavoro che mi permette di non togliere niente alla mia famiglia e di dare una mano alle mamme che lavorano !!

  4. Marzia scrive:

    Io ho mollato il lavoro per le mie bimbe..
    e poi ho allattato per tre anni la prima e devo ancora finire con la seconda…
    Condivido ogni singola frase….
    Ho lasciato un lavoro apparentemente meraviglioso, ero grafica per un’azienza che importava oggetti cinesi..quindi provenienti dallo sfruttamento del lavoro..
    e ho scoperto, grazie alla maternità, che ‘produrre’ qualcosa di davvero utile per gli altri e che arricchisce anche noi stessi è molto diverso da quello che avevo vissuto fino alla maternità.
    Siamo in decrescita economica, adeso non conta solo la ‘qualità’ di quello che si puù dare agli altri..
    serve la conoscenza giusta x poter dare a chi ha bisogno ciò che realmente vuole.
    serenità e gioia di fare della propria passione uno strumento per gli altri.
    è bello sapere che ciò che amiamo fare è ciò che serve a qualcuno..
    è crescere due bambine..libere di seguire i loro interessi mi ha insegnato a guadare dentro me stessa.

    per adesso continuo a fae la mamma , perchè a bimba più piccola ha solo 16 mesi.
    penso che con passione i ritagli di tempo mi porteranno a seguire una strada verso il mio futuro lavoro.
    per ora occuparmi delle bimbe è troppo importante per loro e per me.

  5. Flavia scrive:

    sarò un po’ telegrafica anche se questo non è di solito il mio stile ma ci tenevo a rispondere. sul primo punto, no, mai, se faccio un lavoro che amo. sul secondo punto facciamo sempre lo stesso errore, ci dimentichiamo della parola PADRE. l’educazione e la vicinanza emotiva ai figli dovrebbero essere un lavoro a due, sempre, e se continuiamo a ragionare solo sul ruolo delle madri ci condanniamo da sole ai sensi di colpa. E infine, ci sono bravissimi ragazzi con solidi valori nati e cresciuti da madri e padri che lavorano 15 ore al giorno, e criminali cresciuti attaccati alla mamma casalinga. L’adolescenza poi è solitudine per definizione, lo sbandamento è necessario per trovare se stessi, i genitori in quel momento ci sono solo per dire “ci siamo”. Ci devo ancora passare, ma me lo immagino così… insomma bando ai luoghi comuni e ognuno si impegna a fare bene quello che può, ma senza sensi di colpa.

  6. M di MS scrive:

    Ciao Katia.
    Un articolo veramente interessante. Ti linko al mio blog. dove si parla degli stessi argomenti. A presto.

  7. Alessia scrive:

    Katia, che post lucido, amaro e splendido allo stesso tempo!
    Io mi riconosco perfettamente nella categoria inesistente dell’Home Manager, è proprio quello che faccio tutti i giorni, ma me lo devo “inventare” ogni minuto e quando parlo con il resto del mondo anch’io non so come definirmi…

  8. Una Mamma scrive:

    In un post solo sei riuscita a scoprire tante problematiche che andrebbero analizzate in molto più tempo, valutando i pro ed i contro, perchè dopotutto non è detto che chi sta a casa sia frustrata, nonostante faccia una serie infinita di “buone azioni”, e chi va al lavoro sia pieno di sensi di colpa.
    Ti faccio il mio esempio: lavoro per un’azienda 8 ore, le mie bimbe vanno al nido e alla materna, quando escono c’è la baby sitter che mi sostituisce e la nonna che porta la grande a fare le attività sportive.
    Non vorrei passare come una mamma degenere, ma ti dirò che in ufficio non sto malaccio; forse preferirei un part-time, ma mamma a tempo pieno mai: sono già abbastanza stressante ed apprensiva con le mie figlie, finirei solo col peggiorare la situazione, diventerei monotematica con mio marito che mi mollerebbe per la segretaria!!
    Sicuramente dimentichiamoci di una carriera lavorativa, ma una donna ha bisogno di una sua dimensione non solo mammesca e una mamma ha non 1000 ma 10.000 risorse per (far finta di) tenere sotto controllo tutte le situazioni.

  9. LETIZIA scrive:

    ciao Katia, io faccio parte della categoria “logorata dai sensi di colpa”. A casa con due bimbi piccoli, in congedo parentale, ora come ora non saprei come presentarmi se qualcuno mi domandasse ” cosa fai nella vita? Molto spesso rispondo che sono una giornalista in maternità attualmente mamma a tempo pieno…ma poi?Ecco perchè scrivo più volte che mi sento confusa e felice, confusa perchè non so quale sarà il mio futuro, felice perchè ho una famiglia..ma ad essere definita casalinga non ci sto, sappiamo bene che l’accezione di questo termine è negativa e basta..in merito alla proposta che hai fatto sulla laurea in breve in home manager, che dirti, quella in Lettere non mi è servita a niente, magari la seconda volta potrei essere più fortunata..grazie per aver tirato fuori l’argomento..

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