#chiediamoASILO, aiuta i genitori di Reggio Calabria

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Chiediamo asilo - ActionAidDa luglio 2013 Reggio Calabria non ha più asili nido pubblici per i suoi bambini. Grazie alla determinazione di Action Aid e di tanti genitori le cose potrebbero cambiare.

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Fino a giugno 2012 a Reggio Calabria c’erano tre asili nido pubblici, con 145 posti a fronte di circa 5.090 bambini che ne avrebbero avuto diritto.

Da luglio 2012 la situazione è perfino peggiorata, con la chiusura delle due strutture comunali, per precipitare definitivamente a luglio 2013 con la chiusura anche dell’ultima struttura aziendale. Ad oggi quindi, di fatto, i cittadini di Reggio Calabria non hanno a disposizione asili nido dove poter mandare i propri figli e questo nonostante ci siano tutta una serie di leggi che prescrivano il contrario per la conciliazione tra la vita lavorativa e familiare e per favorire la parità di genere in campo economico.

Come se non bastasse, a ottobre 2012 il Consiglio Comunale è stato sciolto dal Ministero degli Interni per contiguità mafiosa e al suo posto si è insediata una Commissione Straordinaria. Fortunatamente, circa un anno prima (novembre 2011), il governo italiano aveva lanciato il Piano di Azione Coesione che prevede, per la sola Reggio Calabria, uno stanziamento di 1.300.000 euro per il cosiddetto Piano Servizi all’Infanzia.

Il Piano è stato presentato dal Comune di Reggio Calabria il 14 dicembre senza che però siano stati consultati i genitori degli alunni che meglio di chiunque altro conoscono i bisogni delle famiglie in tema di asili nido.

Per questo Action Aid lancia l’iniziativa #chiediamoASILO insieme alle mamme e ai papà di Reggio Calabria perché i Commissari governativi:

  • rimuovano gli ostacoli che impediscono “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, come previsto dall’articolo 3 della nostra Costituzione, intervenendo subito per alleviare il disagio delle famiglie che nel corso di quest’anno non potranno usufruire di alcuna struttura pubblica, con ripercussioni sulla conciliazione dei tempi di vita delle famiglie e l’accesso al lavoro retribuito, in particolare per le donne;
  • garantiscano la partecipazione – più ampia possibile – dei rappresentanti delle famiglie alla fase di attuazione del Piano dei servizi all’infanzia;
  • assicurino la massima trasparenza e responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche che serviranno per colmare il ritardo della Calabria e in particolar modo di Reggio nel raggiungimento degli obiettivi comunitari sui servizi alla prima infanzia. Per questo dovranno essere coinvolte anche le associazioni locali e i rappresentanti della società civile, come previsto dallo Statuto del Comune di Reggio Calabria.

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