Da 12 febbraio 2009 14 Commenti Leggi tutto →

Co-sleeping: libertà o schiavitù?

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Sono molto vivi in rete i dibattiti che mettono a confronto i sostenitori del co-sleeping con i suoi denigratori.

Vediamo innanzitutto di che cosa si tratta: co-sleeping significa far dormire i figli nel letto matrimoniale insieme a noi. E’ una pratica comune in molte culture non occidentali, perlomeno nel periodo dell’allattamento. Fa gridare invece all’orrore in buona parte delle nostre culture.

Chi la denigra sostiene innanzitutto che per il lattante può essere rischiosa, perché può restare schiacciato da uno dei genitori; il bambino non ha un proprio spazio, non impara a dormire da solo, cresce viziato; l’intimità dei genitori infine risulta gravemente compromessa.

Chi invece la promuove sostiene che il lattante non solo non rischia di essere schiacciato, ma addirittura risulta essere più protetto nei confronti della SIDS, la morte in culla (in inglese sudden infant death syndrome); il sonno condiviso favorisce inoltre il bonding, quel legame unico che si forma tra la mamma e il neonato; per la mamma che allatta è infinitamente più comodo evitare di alzarsi, sollevare il figlio e portarlo al seno: può offrigli il seno stando sdraiata, senza muovere un muscolo, continuando a riposare; il bambino si abituerà al suo letto nel momento in cui lo si riterrà opportuno, senza compromettere alcunché; l’intimità dei genitori dopo la nascita di un figlio è comunque destinata a cambiare ed evolvere: non è necessario condividere in esclusiva un letto per averla.

Lo studio dei nessi tra SIDS e sonno condiviso è controverso: trovate qui un breve resoconto su questo argomento.

Il co-sleeping sembra diventato di moda da quando Angelina Jolie e Brad Pitt hanno dichiarato di dormire in un letto largo tre metri per ospitare la loro numerosissima prole. Ciononostante ancora molte persone sono prevenute a questo riguardo.

Non esiste a mio avviso la soluzione unica per tutti. Come ha dichiarato Umberto Veronesi, “se una coppia ha il piacere di accogliere il figlio nel letto, è bello che lo faccia”. Sottolineo l’importanza dei due termini utilizzati: deve essere un piacere per la coppia, non un fastidio, e deve esserlo per entrambi.

Personalmente ho trovato il co-sleeping molto utile per i primi mesi di vita dei miei figli, quando ancora i loro risvegli notturni per fame erano frequenti. Dopo avere tentato di allattare il mio primogenito  da seduta, spostandolo dal lettino al lettone nel cuore della notte, ho capito che la cosa non faceva per me, e ho iniziato ad allattarlo sdraiata, praticamente continuando a dormire. Dopo qualche mese di sonno condiviso ho potuto metterlo a dormire senza grosse difficoltà prima nel lettino in camera matrimoniale e successivamente nella sua stanza. Così ho fatto anche per la mia secondogenita, con la differenza che non ho più avuto timori né remore e l’ho tenuta fin dall’inizio nel nostro letto.

Ora che i bambini sono più grandi mi piace ancora condividere il sonno con loro in situazioni particolari: quando non stanno bene di salute trovo che questo sia di grande conforto per loro ma anche per me, che ho modo di sentire da vicino come respirano, per esempio; quando sono agitati, perché si sono svegliati per un incubo, mi piace l’idea di poterli rassicurare con la mia vicinanza. Preferisco inoltre evitare di alzarmi più di una volta per notte quando mi chiamano allarmati, dato che ci tengo ad avere una certa continuità nel sonno. Apprezzo comunque il fatto di avere recuperato con il mio compagno l’uso esclusivo di camera e letto matrimoniale, fatta eccezione per queste situazioni particolari, anche se non esiterei a ospitare un eventuale terzo figlio nuovamente con noi, per i primi mesi della sua vita .

E voi come vedete il co-sleeping, come una libertà o come una schiavitù?

14 Comments on "Co-sleeping: libertà o schiavitù?"

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  1. ghianda scrive:

    durezza e inflessibilità già con neonati di pochi giorni? cerco e ricerco tra i miei studi, ma fatico io a trovare un senso nel mettere in atto questa filosofia: ficcare un neonato -che c’ha già le sue belle sfide- in un’altra stanza da subito.
    Come mai noi, occidentali, adulti viziati, in coda ore per un telefonino nuovo, abbiamo così tanto il terrore di viziare i nostri neonati, al punto da scambiare vizi per bisogni primari?
    sostengo il sonno condiviso, almeno nel primo periodo. ed è proprio perchè concilia esigenze del neonato con quelle della madre (ho diritto a dormire anche io, alzarmi e cambiare stanza è un incubo).
    Ma soprattutto, vorrei si considerasse, prima di fare della puericultura un mero discorso di opinioni, anche un minimo di teorie. compriamo manuali per il fai da te, e ignoriamo in tutto il processo di maturazione e sviluppo dei nostri cuccioli? che cultura assurda siamo.
    Un neonato deve poter acquisire ciò che si chiama “fiducia di fondo”. ciò avviene se la mamma conosce e soddisfa i suoi bisogni. non il contrario. un bambino lasciato piangere da solo la notte non è un bambino che impara a calmarsi: impara solo che dinanzi ai suoi bisogni, nessuno risponderà. La migliore “fiducia di fondo” fa in modo che il pupo abbia più slancio nella sua crescita, nello step successivo, e quindi anche nella ricerca di una maggiore autonomia. certo, spesso rispettare i suoi tempi è scomodo alla nostra frenesia, ma mi domando di chi sia il problema.
    tutta la crescita è fatta di bisogno di indipendenza, e momenti in cui invece si ha bisogno di rassicurarsi in un pò di dipendenza. l’ossessione di viziare è una cosa della nostra cultura. spesso il termine “capriccio” è usato solamente per nascondere le nostre paure da genitori: quelle di perdere il controllo dei figli, di apparire deboli. O di non riusicre ad ammettere, che a volte, come è normale, non li capiamo.
    Sono stanca di questa smania di “durezza e inflessibilità”. col proprio figlio per carità, a ciascuno la propria scelta. ma il problema è che in rete, suggerire alle madri di essere “inflessibili” piuttosto che comprarsi un manuale di puericultura, fa danni anche coi figli degli altri.
    Non sappiamo come scegliere? impariamo qualcosa sui nostri bmabini, mettiamo insieme ciò con le nostre esigenze, e a ciasucno lo stile educativo che preferisce. purchè dietro ci sia un pensiero e un perchè, e non solo la paura di essere giudicati “troppo molli”.
    C’è una via di mezzo tra autorità e permissivismo. e si chiama autorevolezza.
    auguri.

    • Livia scrive:

      Sono ovviamente d’accordo con te, ghianda. L’unica osservazione che mi viene da fare, tuttavia, è che l’autorevolezza da perseguire non sempre è facile da raggiungere; molto facile è invece oscillare tra un eccesso di autorità e di permissivismo, alla ricerca di un giusto equilibrio. Ma l’importante è almeno provarci.

  2. Giorgia scrive:

    Finchè i pargoli erano neonati hanno dormito beati nel loro lettino. Alla “veneranda” età di 1 anni e mezzo abbiamo iniziato il viavai dei letti e così spesso e volentieri ci troviamo in 5 nel lettone.
    Non me ne faccio un problema e me ne sono ulteriormente convinta parlando con altre mamme e leggendo sul web esperienze simili, ma la stanchezza delle volte è tanta…. ma avremo tempo di riposare … 😀

    • Livia scrive:

      5 in un letto è decisamente troppo… a noi succede di rado che ci arrivino nel letto tutti e due i figli, magari se non stanno bene o se ci troviamo in una casa diversa dalla nostra, che conoscono poco. E, se capita, in genere il mio compagno soccombe e cambia letto…

  3. soul scrive:

    Posso capire nei primi mesi, ma non oltre. Molto spesso lo si fa prevalentemente per comodità, la mamma è stanca è non ha voglia di spostarsi in un’altra stanza. Ignoro come questa cosa possa essere utile al bambino, visto che riceve le cure materne durante tutto il giorno, accentrando l’attenzione della mamma in tutto e per tutto. D’altro canto anche nelle altre specie animali finito lo svezzamento, i cuccioli non stanno avvinghiati alla madre e acquistano autonomia. E’ vero che non ci sono regole, ma penso che il bambino debba capire fin da subito che esiste un suo diritto ma esiste anche il diritto dei genitori ad avere un proprio spazio. Che questo spazio ogni tanto si possa condividere è sacrosanto. La figlia di un mio collega sta nel lettone e ha 5 anni, prende tutto il letto e lui è costretto ad alzarsi e andare a dormire sul divano. Mi pare assurdo, è far maturare in famiglia un piccolo dittatore. D’altro canto i bambini si adeguano. Se lo mettete in culla fin dal primo mese, non sentirà la mancanza. Ma occorre che la madre abbia una certa volontà (che non vuol dire durezza e inflessibilità). Il problema invece si pone quando lo si abitua a dormire nel lettone e poi bisognoa portarlo in un altro letto. In questo modo il bambino sentirà il distacco in modo molto più forte (a seguito dell’abitudine) che non se fosse avvenuto fin da subito. A pochi giorni, o mesi neanche se ne accorge, si adegua. Sono assolutamente contro questa moda. Che succeda di tanto in tanto, va bene (lo facevo anche io da piccola), ma che sia una regola no.

  4. Mari scrive:

    Quando è nato il mio bambino non avevo un’idea precisa di come comportarmi riguardo al lettino/lettone. Mi sono lasciata guidare dall’istinto e considerando che nessuna madre, in natura, allontana i propri cuccioli per farli dormire da soli, mi sono detta che tutto sommato non c’era nessuna scelta da fare.
    Quindi lettone. Molto bello, certo, ma molto scomodo. La notte non riuscivo mai a rilassarmi totalmente, mi svegliavo di continuo con la paura di schiacciarlo, che cadesse. Poi d’estate la cosa è peggiorata ulteriormente! Il caldo moltiplica il disagio, non puoi muoverti come vorresti…
    Così un giorno, quando il bimbo aveva circa tre mesi, ho preso la decisione di spostarlo dal mio letto a suo lettino, tenendolo attaccato, alla stessa altezza del mio. Praticamente lui era nel suo letto, io nel mio ma per lui non c’era differenza. Da quella notte ho iniziato a dormire.
    Il passo successivo è stato quello di staccare i letti, è andata benissimo, nessun problema.
    Quindi non credo che che dormire nel lettone sia la cosa migliore per un bambino e neanche per la mamma.
    Resto comunque dell’idea che non sia giusto neanche allontanare i bambini e pretendere che dormino da soli fin dalla prima notte, le cose soft, graduali, secondo me sono le migliori.
    Ciao a tutte.

  5. Laura scrive:

    per ora dormo col piccolo… è così dolce!! ha solo 3 mesi in fondo

  6. Marianna scrive:

    Proprio sabato scorso sono stata all’incontro con Francesca Valla una delle tate di SOS Tata che ha incontrato i genitori per presentare il suo libro. Durante l’incontro è emersa proprio la problematica del co-sleeping come una delle più comuni tra i genitori. E la tata suggeriva proprio quello che fai tu, Monica, cioè portare i bimbi nel lettone non dev’essere la regola, ma una piacevole eccezione, sì: per esempio, la domenica, un momento di coccole per tutta la famiglia limitato ad un momento specifico delle settimana.

  7. Monica scrive:

    Personalmente non ho fatto dormire mia figlia con me nel lettone i primi mesi, e anche dopo.
    Non so bene se sia giusto o sbagliato. Come in tutte le cose ognuno di noi deve trovare
    un equilibrio. Certo è che molti pedagogi, tra cui Ammaniti, hanno scritto che il dormire
    per lungo tempo con il bambino, impedisce a quest’ultimo di capire di essere un essere
    a sé stante e non un tutt’uno con mamma e papà. Questo lo condivido. Certo nessun adulto
    dorme ancora con i genitori! Come nessuno porta il pannolino a 20 anni, o mangia con le mani la pasta e la minestra a 14… Io per ora porto mia figlia nel lettone il sabato e la domenica, di mia volontà e le faccio capire che è un piccolo dono. Ed è un momento bellissimo, la bacio la stringo e me la coccolo tutta. Così farò con il secondo in arrivo.

  8. Livia scrive:

    Mi sembra una posizione equilibrata, non integralista e, come dicevamo, l’equilibrio va ricercato all’interno di ogni famiglia, in base alle necessità di ciascun membro, non esiste a mio avviso una linea di condotta che tutti devono seguire.

  9. Luca scrive:

    personalmente lo trovo utile quando i bimbi son piccoli, soprattutto quando son 2 com’è successo a noi 😀
    Per il resto, trovo più educativo che un bambino impari a dormire nel suo letto, nella sua stanzetta.
    Poi ogni tanto un’eccezione ci può essere ma se diventa la regola… mah, non mi sembra una grande cosa.
    Sbaglio?

  10. Livia scrive:

    Certo, non intendevo dire che il bambino deciderà spontaneamente di andare a dormire nel proprio letto, semplicemente che non rimarrà nel nostro letto fino all’età adulta, come alcuni provocatoriamente sostengono. Bisognerà decidere quando sarà il momento opportuno e incoraggiarlo ad andare nel suo letto. Nel mio caso ci sono voluti alcuni giorni perché i bambini si abituassero.
    Hai ragione, ogni famiglia deve trovare il suo equilibrio.

  11. Monica scrive:

    “il bambino si abituerà al suo letto nel momento in cui lo si riterrà opportuno, senza compromettere alcunché”
    questo passo lo trovo francamente poco credibile… vorrei capire quale bambino decide spontaneamente di andare a dormire nel proprio letto, senza esserci abituato!
    Detto questo credo dipenda molto anche dal bambino. Il mio primogenito ha dormito spessissimo con noi, anche oltre il periodo dell’allattamento (che è comunque durato 11 mesi, anche di notte!) ma per me è stato spesso fonte di stress, forse più di stress che di gioia.
    Con i gemelli non si è posto il problema, visto che non disponiamo di un letto largo 3 metri come Brangelina.
    Certo che in caso di malattia o di incubi sono tutti (magari uno alla volta) ancora adesso i benvenuti nel lettone, nonostante la mole (più che l’età), e magari capita che uno di noi genitori si trasferisca in uno dei letti singoli.
    Non credo ci siano regole precise da rispettare, penso piuttosto che ogni famiglia debba trovare il proprio equilibrio senza farsi influenzare da mode o contromode.

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