Come capire se il vostro bambino ha un disturbo di linguaggio

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disturbo del linguaggio

“Mio figlio è molto sveglio, gioca con gli altri bambini, ma parla male (o molto poco)”. Se riconoscete vostro figlio in questa descrizione potreste trovarvi di fronte ad una situazione di ritardo di linguaggio o di disturbo specifico di linguaggio (DSL).

Per parlare di ritardo di linguaggio o di DSL, occorre escludere la presenza di deficit sensoriali importanti (in particolar modo che riguardino l’udito), ritardi mentali, disturbi dello sviluppo e deficit relazionali.

Lo Sviluppo Tipico

Per spiegare le differenze tra i due casi partiamo dallo sviluppo tipico del bambino:

  • 8-9 mesi
    è il momento in cui, con la lallazione, nasce il linguaggio. Il bambino produce solo qualche sillaba e non parole vere e proprie (lalala, mamama)
  • 12-15 mesi
    è il periodo di comparsa delle prime parole, ma tenete presente che c’è molta variabilità da un bambino all’altro
  • 18-20 mesi
    è l’età in cui il vocabolario del bambino dovrebbe contenere all’incirca 20 parole (considerate anche i nomi delle persone, i versi degli animali e tutte le parole in generale, anche se non sono pronunciate correttamente)
  • 20-24 mesi
    iniziano a comparire le prime frasi, formate da due parole (nome + nome, nome + verbo). Attorno ai 20 mesi potrebbe esserci un’accelerazione nell’acquisizione del vocabolario, ma non sempre è presente

 Come riconoscere il Ritardo di Linguaggio

Se lo sviluppo del linguaggio del vostro bambino segue le tappe sopra citate ma con tempi di comparsa diversi (cioè 4-6 mesi più tardi) parliamo di ritardo di linguaggio. In questa categoria potremmo trovare un bambino che, raggiunti i 24 mesi, produce non più di 50 parole e inoltre non le combina in un’unica frase.

Se vi sembra che vostro figlio impari lentamente nuove parole (cioè meno di 40 al mese dopo i 24 mesi) potete tenere un diario in cui annotate tutte le novità pronunciate dal piccolo. Infatti può essere difficile ricordare quando un bambino ha detto cosa, soprattutto quando ci sono altri fratelli più piccoli o più grandi. Il ritardo di linguaggio potrebbe normalizzarsi verso i tre anni.

E’ importante però considerare anche la comprensione del bambino: se non vi sembra adeguata potrebbe essere utile una valutazione dal logopedista.

Come riconoscere il Disturbo Specifico di Linguaggio

Se invece queste difficoltà persistono anche dopo i 36 mesi potrebbe essere il caso di un Disturbo Specifico di Linguaggio. Ricordiamo che questo tipo di disturbo è detto specifico quando non ci sono disturbo sensoriali o dello sviluppo che potrebbero causarlo.

La famiglia dei DSL è molto grande: troviamo bambini con difficoltà solo sul versante espressivo, bambini che hanno anche qualche difficoltà in comprensioni e quei bambini che “pronunciano male”. Esistono tantissime classificazioni diverse, io qui ve ne riporto una generica ma semplice per distinguere le varie tipologie:

  • Disturbo espressivo:
    la produzione non è adeguata perché il piccolo usa poche parole, non c’è un uso adeguato di frasi e spesso la pronuncia non è molto corretta. La difficoltà però riguarda solo la parte espressiva e la comprensione è invece buona o comunque nella norma.
  • Disturbo misto recettivo-espressivo:
    le difficoltà sopracitate coinvolgono anche la comprensione. Quindi il bambino potrebbe trovare complicato capire frasi un po’ più complesse e avere un vocabolario in input e output limitato a poche parole. In casi come questi è consigliato intervenire con una terapia logopedica anche prima dei 36 mesi, non perché sia un problema grave ma per favorire al più presto la comprensione del bambino e quindi fornirgli la chiave per l’accesso al linguaggio (un po’ come in una lingua straniera: prima impariamo a comprenderla e poi la utilizziamo).
  • Disturbo fonetico-fonologico:
    in questo caso la produzione e la comprensione lessicale e morfosintattica (delle frasi) sono nella norma, ma ci sono difficoltà nell’utilizzo di alcuni suoni (i fonemi) per cui il bambino potrebbe scambiare delle lettere o usare quasi sempre la stessa (solitamente la T).

Se vi sembra che vostro figlio rientri in uno dei quadri descritti potete pensare di rivolgervi ad un logopedista, che stabilirà se il bambino ha bisogno di un trattamento logopedico.

Un consiglio che do a tutte le mamme e i papà è di stare tranquilli e di parlare sempre normalmente con vostro figlio, senza forzarlo a parlare correttamente se non ci riesce e soprattutto senza limitare la comunicazione.

Log. Priscilla Malhamè – Logopedista a Roma in Logoriabilitazione

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