Come riconoscere il diabete infantile

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Diabete-Infantile

Partita nel mese di gennaio 2016, la Campagna Nazionale di Informazione intende promuovere la diagnosi precoce del diabete infantile.

Per la prima volta, la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) pubblica le Linee Guida italiane sul tema.

Si tratta di un supporto informativo molto utile a genitori, insegnanti e pediatri di famiglia che può aiutare a riconoscere al più presto i sintomi del diabete infantile e in particolare della chetoacidosi, una patologia che può essere fatale ai bambini poiché può causare delle lesioni cerebrali molto gravi e purtroppo in molti casi viene riconosciuta troppo tardi.

In Italia circa 20.000 bambini e giovani, con età compresa tra 0-18 anni, sono affetti dal diabete di tipo 1. Negli ultimi 15 anni la diffusione di questa malattia è raddoppiata.

I sintomi

Il diabete infantile può essere riconosciuto dalla presenza di alcune sintomatologie nel bambino.

Le più ricorrenti sono:

  • disidratazione

  • urina abbondante

  • sete costante

  • eventuale dimagrimento

Tutti questi sintomi possono aggravarsi sino a sviluppare una chetoacidosi e provocare delle lesioni cerebrali ai bambini.

Le Linee Guida SIEDP

Le Linee Guida rappresentano uno strumento essenziale per i pediatri, soprattutto al Pronto Soccorso, quando arrivano bambini in emergenza: così possono trattare correttamente la chetoacidosi e prevenire l’insorgere di edema cerebrale.

Se il bambino rimane sveglio e i suoi parametri vitali sono normali, si tratta di chetoacidosi lieve.

Se invece il bambino si trova in uno stato di sonnolenza con un aumento della frequenza cardiaca, la pelle flaccida, gli occhi affossati, secchezza orale occorre preoccuparsi perché si tratta di chetoacidosi di media e grave severità.

In entrambi i casi occorre intervenire subito portando il bambino al pronto soccorso.

Come spiega la dottoressa Ivana RabboneResponsabile Gruppo di Studio sul Diabete SIEDP, medico pediatra diabetologo presso la Struttura Semplice Dipartimentale di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica Ospedale Regina Margherita, Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino: 

Fondamentali le prime 2 ore: si inizia con la somministrazione di soluzione fisiologica (acqua e sali) che permette di far fronte alla disidratazione che colpisce il bambino e porta ad una riduzione della glicemia.

Dopo le prime due ore di reidratazione è necessario iniziare la terapia insulinica per via endovenosa ma non prima di 1 ora e mezza – 2 ore dall’inizio dell’idratazione stessa.

La velocità e il volume dell’infusione dipendono dallo stato circolatorio: solo in caso di shock sono permessi volumi maggiori, ma sempre per brevi periodi perché la somministrazione troppo prolungata di liquidi è un possibile fattore di rischio per l’edema cerebrale. Viene sconsigliato, nel corso della terapia, l’impiego di bicarbonato in quanto è stato riscontrato l’insorgere di gravi complicanze, come appunto lesioni cerebrali, dopo il suo utilizzo.

 

 

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