Compendio pratico di sensi di colpa materni

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Compendio pratico di sensi di colpa materni

Ieri mattina ho svegliato i figli troppo tardi, servito loro  una tazza di latte troppo calda accompagnata da biscotti con troppi zuccheri, tirato fuori dall’asciugatrice il grembiulino ancora un po’ troppo umido.

Ho chiesto loro di sbrigarsi un po’ troppo bruscamente e li ho lasciati davanti scuola un po’ in ritardo. Il piccolo, troppo piccolo per i suoi sei anni, ha faticato a farsi strada tra i crocchi di genitori andando a sbattere con lo zaino troppo grande sulle loro gambe. “Avrei dovuto accompagnarlo fino alla porta”  ho pensato troppo tardi.

A pranzo ho preparato loro cibi non troppo sani e poi ho chiesto che sparecchiassero e riordinassero la cucina, nonostante fossero tornati da poco da scuola. Li ho invitati a iniziare i compiti tante, forse troppe volte. “Mi aiuti a ripassare la storia?” ha chiesto la figlia di mezzo che fa la seconda media. L’ho fatto ma un po’ troppo svogliatamente, ché la la dinastia dei Merovingi l’ho ripassata troppe volte.

Dopo, ho offerto loro una merenda con troppi conservanti  e ho pensato a Lucia che le merende le prepara sul momento: trionfi di frutta fresca a chilometri zero no OGM insaporita da zucchero di canna biologico acquistato al negozio equo solidale. E subito si è fatta l’ora di partire per le palestre.

Siamo arrivati un po’ troppo affannati e Davide si è immerso in piscina che era già stanco. Ovviamente avevamo lasciato la cuffia a casa (“Ma non dovevi pensarci tu?” “No, tu”) e ho dovuto acquistarne una nuova che sarebbe andata ad aggiungersi alle altre già in nostro possesso, nascoste chissà dove. Ho pensato di essere davvero troppo disorganizzata.

Al ritorno, la primogenita mi ha ricordato che non ero passata a ritirare la password per l’accesso al registro elettronico e la seconda, per non essere da meno, mi ha ricordato di non averle ancora consegnato l’attestazione di avvenuto pagamento dell’assicurazione scolastica.

Prima di cena ho lasciato la seconda e il terzo a casa da soli sperando non si ammazzassero tra loro – il piccolo diventa ingestibile quando è solo con le sorelle – e mi sono precipitata a fare un po’ di spesa. Anna chiama queste circostanze “abbandono di minore” e ritiene che siano perseguibili penalmente.

Ho cucinato della carne rammaricandomi che non mangiassero verdure a sufficienza e mi sono sentita in colpa per non avere insegnato loro ad apprezzare le virtù delle proteine vegetali.

A fine giornata mi veniva da piangere e non sapevo perché.

Ascolta, Rosse’” ha detto allora Serena “Io ho il mio lavoro, la spesa, l’anticipo delle tasse, la ritenzione idrica e tre puntate di The affair da recuperare. La cuffia, i compiti, le litigate, sono un problema dei ragazzini. Se lo risolvano. E ricordati che noi siamo cresciuti a sofficini”.

E io mi sono sentita subito meglio.

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