Coppie e stile relazionale: lo stile dipendente

ADV


Uno dei compiti più impegnativi per la vita di coppia, ritenuto “ovvio” e quindi non sempre attenzionato,  consiste nella trasformazione del legame. Attraverso il senso di “fiducia” nell’altro è possibile costruire un progetto genitoriale comune, che cambia gli equilibri all’interno della coppia.

La nascita del primo figlio rappresenta un grande ed importante cambiamento: porta con sé la necessità di ridefinirsi sia come persona sia come coppia, e permette una diversa percezione di sé e dei propri ruoli: genitoriali da un lato, coniugali dall’altro.

Il modo in cui si approda a questa fase del ciclo di vita è strettamente legato allo stile relazionale di coppia, che si è costruito dal momento della scelta del partner fino alla decisione di generare un figlio.

Lo stile relazionale della coppia ruota intorno a due polarità, che sono dipendenza e autonomia. Sono entrambe aspetti fondamentali su cui costruire gli equilibri di un rapporto, ma una rigida permanenza su ciascuno di questi aspetti rende problematica la crescita sana della coppia, e, dunque ,della famiglia.

Descriviamo oggi il primo di questi due stili.

Le coppie in cui prevale uno stile dipendente vivono simbioticamente: più facilmente di quanto si possa pensare, in piccoli gesti quotidiani che sfuggono alla consapevolezza, queste persone sono vincolate alle opinioni dell’altro, non prendono decisioni senza consultarsi, non hanno un’autonomia di pensiero, condividono tutto, anche gli spazi di relax e tempo libero. Tutto questo avviene frequentemente e rigidamente, senza diversa possibilità.

Esistono vari livelli di “gravità” rispetto a questo stile.

Con tutte le dovute sfumature, tuttavia, per queste coppie ogni cambiamento, anche piccolo,  è percepito come pericoloso, quindi evitato e ritenuto causa di disagio e sofferenza.

Dal momento che il cambiamento fa parte della vita, queste coppie prima o poi si trovano a dover  affrontare la crisi legata alla crescita e all’evoluzione del rapporto.

La dipendenza affettiva, in realtà, nasce prima del rapporto di coppia: si basa su un percorso di crescita caratterizzato dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità e nella naturale capacità di ogni individuo di “andare per il mondo sulle proprie gambe”.

La dipendenza è una condizione naturale e sana in alcune fasi della vita, che diventa disfunzionale quando diventa l’unica modalità di rapportarsi agli altri.

Nell’infanzia di queste persone, gli adulti di riferimento hanno contribuito a rallentare la crescita dell’autonomia: in psicologia si dice che hanno ritardato lo svincolo dalla famiglia di origine, e attraverso comportamenti eccessivamente protettivi, hanno contribuito a strutturare una personalità bisognosa dell’appoggio degli altri in modo esclusivo.

E’ esperienza comune e naturale che, al momento della scelta del partner, istintivamente, si cerca quella persona che abbia le caratteristiche per mantenere il proprio stile relazionale senza metterlo in crisi.

Una fase di dipendenza è connaturata alla fase dell’innamoramento: è del tutto sano cercare di mettere in evidenza le somiglianze e tutto ciò che si ha in comune con il partner. In gergo si dice che la confluenza è necessaria alla costruzione del legame (tanto nella coppia che nel rapporto madre-bambino), perché definisce l’appartenenza, ed è la base sicura da cui muovere verso l’autonomia.

La fase dell’innamoramento, tuttavia, è solo una tappa delle tante che la coppia attraversa per giungere alla sua maturità affettiva. Per questa ragione, i partner che non superano la confluenza iniziale, e rimangono nella dipendenza affettiva, difficilmente raggiungeranno la reciprocità di un rapporto di coppia adulto, sano, alla pari.


dott.ssa Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto:http://www.ariannaeditrice.it/

Scrivi un commento