Da 25 febbraio 2009 8 Commenti Leggi tutto →

Coppie gay: un figlio per Ellen DeGeneres e Portia de Rossi

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Dal luglio del 2008 in California le coppie omosessuali possono sposarsi grazie ad una sentenza della Corte Suprema. Portia De Rossi ed Ellen De Generes, attrici americane, hanno deciso di fare il grande passo appena un mese più tardi, in agosto, dopo quattro anni di convivenza. Le due donne si sono giurate eterno amore davanti ad una ventina di invitati in una cerimonia intima tenutasi nella loro fantastica villa privata. Ora, la coppia ha intenzione di allargare la famiglia con il lieto arrivo del primo bebè…

Sarà Portia a sottoporsi all’inseminazione artificiale e a portare in grembo il piccolo. Fonti vicine alla coppia avrebbero dichiarato che i “genitori” desidererebbero un bel maschietto ma alcuni amici, invece, sostengono che alla coppia non importa il sesso del nascituro: basta che abbia tanta salute e che sia felice!

Comincia un nuovo capitolo, dunque, una nuova concezione di famiglia con la quale presto, penso, dovremo fare i conti anche noi. Per l’Italia i tempi non sono ancora maturi, ma forse i nostri figli domani non si scandalizzeranno davanti a due mamme o a due papà che abbracciano e tengono per mano il proprio bambino. La strada è ancora lunga ma l’esempio americano induce a riflettere.

Voi cosa ne pensate?

8 Comments on "Coppie gay: un figlio per Ellen DeGeneres e Portia de Rossi"

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  1. sara scrive:

    Anche io come Stefania lavoro da anni nel sociale ed è vero di problemi se ne vedono tanti ma la maggior parte di questi sono collegati a mancanza o incapacità di un genitore di amare e capire i bisogni dei figli.
    Ormai mi sembra poco coerente parlare di normalità in una società che di naturale ci offre ben poco. Io penso che oggi è già tanto trovare una famiglia che riesca a dare amore incondizionato ad un figlio accetandolo nella sua unicità.
    Non vedo come possa infierire nella crescita sana di un figlio l’orientamento sessuale di un genitore.
    Poi non so come possa la Chiesa a dare un giudizio sulla diversità se lo stesso Gesu diceva che siamo tutti uguali davanti a Dio.

  2. Barbara scrive:

    sono completamente d’accordo con marianna e livia.. ci sono tanti bambini che hanno genitori divorziati.. che magari non li seguono molto nel corso della loro infanzia per il lavoro o persone single “vedove”.. oppure bambini “problematici” come ha detto livia eppure hanno genitori eterosessuali… secondo me due persone con sesso uguale potrebbero crescere un bambino benissimo perchè sicuramente al bambino non mancherebbe l affetto e l amore dei genitori visto che decidono di affrontare un passo cosi grande nella loro vita.. spero che il mondo cambi opinione sui gay, siamo tutti fratelli.

  3. Marianna scrive:

    Pensiamo davvero di poter stabilire con sicurezza quel che è normale o naturale da ciò che non lo è? Non ci viene il dubbio che natura o normalità in realtà non siano che il frutto di convenzioni sociali?

  4. Livia scrive:

    Mi sfugge il nesso tra la fede in Dio e il rifiuto dell’omosessualità, non vedo perché le due cose debbano necessariamente andare di pari passo: chi ha fede allora non può essere omosessuale /avere amici gay / condividere il fatto che le coppie gay abbiano figli? E’ indispensabile non credere in Dio per essere gay? E chi ha detto che a Dio interessa quello che facciamo a letto?
    Non ho dubbi sul fatto che ci siano molti bambini con problemi, ma perché ritenere che la ragione sia imputabile esclusivamente all’assenza di una mamma e di un papà?
    L’importante è che il bambino cresca in un ambiente sereno, equilibrato, e che sia amato. Questo può avvenire in famiglie con genitori eterosessuali, omosessuali, single. Purtroppo inoltre si trovano bambini “problematici” anche in famiglie con tutti i requisiti in ordine. Come mai?
    E’ molto semplicistico affermare che con una figura paterna e una materna tradizionali i bambini non avranno problemi, mentre ne avranno sicuramente in caso contrario. Questo è quello che mi pare di leggere tra le righe dell’intervento di Stefania. E i genitori che restano vedovi, o che vengono lasciati dal partner insieme ai figli cosa dovrebbero fare?
    La vita vera è molto più complessa rispetto al mondo in cui pare che viviate voi, dove tutto è nero o bianco, giusto o sbagliato.

  5. perla scrive:

    sono completamente d’accordo con stefania! e sono contenta che ci sia gente che la pensi ancora come me e che creda fermamente nel valore della famiglia. e t’assicuro stefania, non si tratta di essere bigotte ma semplicemente di riuscire a esprimere con fermezza le proprie opinioni.

  6. stefania scrive:

    Cavolo, ma stiamo dando i numeri?
    Credo fermamente in Dio e questa cosa delle coppie gay mi sta proprio stretta e non l’approvo naturalmente, figuriamoci avere un figlio.
    Lavoro nel sociale e a contatto con tantissimi bambini e famiglie e vi assicuro che di problemi ce ne sono davvero tanti, ma un bimbo ha bisogno della figura di un uomo padre e di una donna madre, è la natura. Mi considererete bigotta non mi interessa, ma mi dispiace che le persone vogliano far passare una cosa completamente innaturale, oltre tutto recenti studi hanno confermato la teoria che l’omossessualità non è una malattia, che non dipende da alcuni geni, ma è una tendenza consapevole, (si dovrebbe aprire una parentesi molto lunga, e in questo momento non mi è possibile approfondire), per una cosa tollerata, e quasi nautrale. Si parla di pregiudizio, sbagliato questo non vuol essere un pregiudizio, anzi credo che gli omossessuali vadano aiutati a capire ……

  7. Livia scrive:

    Anche io penso che una coppia di genitori dello stesso sesso possa incontrare le stesse difficoltà di una coppia eterosessuale con i figli. Non credo che i bambini possano crescere disturbati o confusi perché non hanno una mamma e un papà “tradizionali”. I pregiudizi sono però ancora molti, soprattutto in Italia.

  8. Marianna scrive:

    In realtà in Italia famiglie di questo tipo già ne esistono. Ricordo un programma che andava in onda su Sky mesi fa: i Viaggi di Nina, che consisteva nel presentare proprio delle coppie lesbiche nella loro quotidianità. In alcune di queste puntate, è stata presentata una coppia che era ricorsa proprio alla fecondazione artificiale (all’estero) per avere un bambino. Le due mamme sostenevano che il loro piccolo viveva la loro famiglia speciale come qualcosa di assolutamente normale, che era felice e sereno come tutti gli altri coetanei. Non me la sentirei di condannare senza appello dei genitori atipici, dopotutto, la cosa più importante di tutte è che un bambino cresca in una famiglia che lo ama, siete d’accordo?

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