Crisi: largo alle donne

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In questo clima festivo per l’avvicinarsi della festa della donna, voglio ricordare non le donne del passato, che grande contributo hanno dato alla società, ma le donne del presente, che contribuiscono oggi, attraverso il loro modo di essere imprenditrici, ad affrontare la crisi globale.
“Abbiamo più che mai bisogno di donne nei Consigli di amministrazione”. Con queste parole, 17 manager (tutti uomini) alla guida di altrettante compagnie quotate alla Borsa di Londra, intitolavano la loro lettera al Daily Telegraph (qui riportata da Women-omics) all’indomani della crisi finanziaria che ha colpito l’Europa a metà settembre dello scorso anno.
I manager chiarivano che l’attuale crisi non deve essere una scusa per archiviare o  bloccare progetti riguardanti una miglior gestione delle risorse umane, ma anzi che in periodi di crisi c’è spazio per nuove forme di collaborazione. La presenza delle donne nei ruoli decisionali (all’interno dei Consigli di amministrazione)“ha un impatto positivo sul profilo e la cultura di un Cda”.

I quotidiani di questa settimana danno ragione a questi Manager: le compagnie che contano una maggiore presenza femminile tra i dirigenti stanno risentendo meno la crisi rispetto a quelle che non hanno investito sulle quote rosa. Questo perchè le donne sono meno spericolate e più strategiche. E che i bilanci delle aziende siano migliori, anche del 10%, quando a guidarle sono le donne è emerso anche in una ricerca europea McKinsey.

In tempo di crisi la donna manager sembra offrire maggiori garanzie in ambito imprenditoriale. Alla vigilia della seconda Conferenza delle imprenditrici “Everywoman“, il Financial Times snocciola i numeri di grandi gruppi europei in rapporto alla presenza femminile nei vertici aziendali. In questo periodo, vedere il segno “+” in Borsa è un miraggio. ma se Sanofi (44% di donne manager) limita i danni a – 8,6%, Danone (38% di dirigenti donna) va in picchiata a -29,3%.
In Italia sottovalutiamo questi profitti potenziali: nel 2008 le donne presenti nei cda di società presenti a Piazza Affari sono salite del 16% e sono il 5,4% del totale, ma siamo ancora lontani dai traguardi di altri Paesi europei: in Norvegia sono il 33%, in Germania l’11, in Francia l’8%.

Negli Stati Uniti, dove donne e tecnologia non è più un’antitesi, ma un binomio vincente, ben 14 gruppi multinazionali hanno scelto una donna come guida operativa.
Per questo  le donne oggi non possono più essere viste vincenti solo come mamme, mogli, artiste e scienziate, ma anche e fortemente come imprenditrici. Imprenditrici di successo.

1 Comment on "Crisi: largo alle donne"

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  1. Livia scrive:

    Evviva le donne, soprattutto le imprenditrici!

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