Quando un figlio non arriva

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quando un figlio non arriva

La sofferenza del desiderio ostacolato: infertilità e sterilità

Percorrere il desiderio di avere un figlio può in certi casi portare a fare i conti con il desiderio ostacolato e cioè a farsi carico di cosa accade se il figlio che si sta cercando non arriva. Consideriamo fondamentale l’importanza di uno sguardo psicologico sull’infertilità per non ridurla solo a sintomo organico e per arrivare a individuare nel rapporto con il proprio desiderio il punto cruciale di una sofferenza che può rivelarsi profonda e davvero invalidante.

Perché fa soffrire l’impossibilità di mettere al mondo un figlio? Solo perché un desiderio tanto sentito non può essere realizzato o perché in quel desiderio la coppia sta anche depositando il senso della propria esistenza e tutta la sua possibilità di realizzazione?

Ancora più intensa può essere la sofferenza delle donne e delle coppie già immerse nella difficile e faticosa avventura della fecondazione medicalmente assistita. Spesso il disagio psicologico può diventare intollerabile in relazione a momenti di particolare stress: dopo ripetuti fallimenti dei tentativi di fecondazione; di fronte alla decisione del medico di cessare i tentativi; in rapporto alla proposta di accedere alla fecondazione eterologa (che implica la donazione o dell’ovocita femminile o del seme maschile). Cosa succede in questi casi? Da dove origina questa sofferenza?

È lecito desiderare di avere un figlio, è lecito cercare altre strade se quella naturale non può essere percorsa, ma perché non è sempre possibile pensare alla propria esistenza come piena e creativa se questo desiderio non può essere realizzato?

L’importanza della psicoterapia nei percorsi di fecondazione assistita

Si può affermare che sarebbe auspicabile che lo psicoterapeuta potesse affiancare le coppie in una sorta di accompagnamento durante questi percorsi per raccogliere un bisogno e una sofferenza, a volte sorda, che attraversa tutta la durata dei trattamenti. Tuttavia gli interventi psicoterapeutici, anche se inseriti nel momento più acuto della sofferenza, assumono un ruolo assai significativo in base a una concezione articolata di intervento terapeutico: si tratta di rispondere ai bisogni di persone la cui sofferenza non risiede solo nel corpo ma anche nel desiderio ferito di procreare e che nell’uomo e nella donna, così come in ogni individuo, si declina in modo assolutamente peculiare e personale.

Riguardo agli obiettivi della terapia psicologica con la sterilità, ben lungi dall’assumere la forma miracolistica di “sbloccare” la mente per permettere il concepimento (come spesso i pazienti si aspettano in modo magico) il fine è quelle di motivare, aiutare le persone a scoprire da sole ciò che desiderano e di metterle in condizione di poter decidere riacquistando il controllo di sé mediante la riflessione e l’ascolto del vissuto e delle proprie emozioni. Questo significa poter riprendere a vivere il percorso medico in prima persona uscendo da una posizione passiva e dipendente che incide gravemente sia sui vissuti d’ansia per terrore del fallimento sia sui vissuti depressivi che si aggravano per il susseguirsi degli insuccessi; oppure può voler dire metterle nella posizione di poter ricominciare a investire di desiderio altre aree della loro vita specie nei casi in cui la ricerca di un figlio diventa ossessiva e compulsiva escludendo qualsiasi altro investimento; o anche poter iniziare a concepire una vita senza figli naturali come un’esistenza dotata di significato e da nutrire con la propria energia vitale qualora le tecniche abbiano ripetutamente mostrato e ribadito la loro inefficacia.

Un’esperienza particolarmente critica: la fecondazione eterologa

In base alla nostra esperienza, il momento in cui più frequentemente le coppie accedono all’aiuto psicologico è di fronte alla scelta della fecondazione eterologa, scoprendo vissuti di grande paura e confusione. Il fantasma del “terzo” (il donatore), l’assenza di patrimonio genetico di uno dei due genitori, il problema di rivelare al mondo e al bambino stesso la verità sulle sue origini, crea profondi dissesti a livello identitario.

In relazione alla fecondazione eterologa, il bisogno psicologico è grande ed estremamente delicato; è infatti importante prevenire anche quelli che possono diventare problemi davvero critici dopo la nascita del bambino e che possono esprimersi in una difficoltà di accettazione del nuovo nato.

Ad accentuare la criticità di questo tipo di esperienza genitoriale è la sua comparsa relativamente recente nello scenario sociale che rende difficile poter accedere a rappresentazioni preesistenti e a un universo concettuale ed emotivo socialmente consolidato. In relazione a questo la psicoterapia può assumere l’importante funzione di una costruzione condivisa di significati percorribili.

Qualche consiglio utile

Abbiamo parlato del desiderio di genitorialità suggerendo di pensare questo aspetto non come qualcosa di scontato e semplice ma come se fosse un testo scritto in una lingua che deve essere tradotta per essere compresa. In questo caso il messaggio che si va a comporre parla di noi, di come ci pensiamo e vediamo nelle vesti di genitori, parla di quello che ci aspettiamo da noi stessi e dal nostro/a partner, parla anche dei genitori che abbiamo avuto e del senso che rappresenta per noi poter diventare genitori. In questo percorso non ci sono regole valide per tutti, perché la strada è soggettiva e diversa per ognuno ma ci sono alcuni consigli che ci possono accompagnare se ci troviamo in difficoltà. Proviamo a riassumerli nei punti che seguono:

  • L’importanza di comunicare

    Comunicare è importante: nessuno di noi sa con sicurezza cosa c’è nella testa degli altri, potrebbero quindi esserci dei motivi diversi alla base di un litigio o di un’incomprensione di coppia quindi chiudersi in se stessi non è quasi mai una soluzione

  • Capire le ragioni della crisi

    Cercare di capire le ragioni della crisi del proprio compagno/a: spesso dietro la fatica o la rabbia che emergono di fronte a un ostacolo si nasconde il timore o la paura di non poterlo superare. Rispetto alla difficoltà di diventare genitori una donna può sentire la paura di non essere all’altezza nel suo ruolo di moglie, o un uomo può non sentirsi forte e capace nel suo ruolo di compagno o marito. Non basta sentire questi aspetti come paure, è necessario occuparsene per scoprire che quello che pensiamo di noi stessi potrebbe non essere necessariamente vero.

  • Vedere la sofferenza in chiave evolutiva e di crescita

    Soffrire non è solo qualcosa di negativo o di sbagliato: non siamo abituati a vedere la sofferenza in chiave evolutiva e di crescita. Quando siamo malati abbiamo fretta di guarire e questo vale anche per la sofferenza emotiva e psicologica. In questo caso però non tutto il male viene per nuocere perché la sofferenza intesa come dubbi, paure, timori o incomprensioni se accettata può portare con sé qualcosa di buono, può rappresentare cioè l’occasione per capire meglio e più in profondità cosa ci sta accadendo. Questo ci può aiutare a stare meglio. Funziona un po’ come per gli allarmi: quando suona un allarme è per segnalare che c’è qualcosa che non va. Noi possiamo scappare, chiudere la porta, allontanarci se siamo terrorizzati, o semplicemente spegnerlo senza preoccuparci di cosa lo ha attivato oppure possiamo provare a capire cosa è successo per evitare che ricapiti o che la situazioni peggiori sfuggendoci di mano.

Articolo a cura della Dott.ssa Chiara Montingelli e Dott.ssa Francesca Piazzalunga

Le stagioni della vita: un ciclo di incontri a Milano

Gli psicologi del Centro Clinico Area 25 promuovono a Milano l’iniziativa “Le stagioni della vita. Dalla coppia alla famiglia”, una serie di incontri aperti e gratuiti, su temi di grande attualità. Secondo incontro in calendario:

  • 20 Novembre 2014:
    CERCARE UN FIGLIO
    “Facciamo un figlio? E se poi non arriva..? Un confronto sul tema della procreazione”
    dott.ssa Caputo e dott.ssa NoviDott.ssa Chiara Montingelli e Dott.ssa F. Piazzalunga

Il ciclo di incontri si terrà presso
 CENTRO 
CLINICO
 Area
25, 
SIPRe
‐
Via 
C.
Botta,
 25
 Milano

 dalle 
20.30 alle 22.00
Per informazioni visitate il sito Area 25. Contatti: info@area25milano.it  oppure numero verde 800-589255

Dott.ssa Chiara Montingelli
Psicologa, psicoterapeuta SIPRe, collabora con il Centro clinico Area 25, lavora privatamente e presso il poliambulatorio H San Raffaele Respighi dove svolge interventi di sostegno psicologico e di psicoterapia per l’infertilità e la sterilità.

Dott.ssa Francesca Piazzalunga
Psicologa, psicoterapeuta SIPRe, collabora con il Centro clinico Area 25, lavora privatamente e presso la divisione di Oncologia Medica dell’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano.

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1 Comment on "Quando un figlio non arriva"

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  1. aliko scrive:

    non deve essere per niente semplice affrontare questo problema….ma non bisogna perdere mai la speranza

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