Di cosa parliamo quando parliamo di mestruazioni

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Feminine hygiene evolution.

Il marchese. Il periodo. Le nostre cose.
Mi sono sempre chiesta cosa sarebbe successo se fossero stati gli uomini ad avere le mestruazioni.

E se fossero stati gli uomini ad avere le mestruazioni?

Probabilmente non si sarebbe dovuto ricorrere a perifrasi per indicarle, ma sarebbe stata data loro la dignità del nome.  Gli assorbenti sarebbero stati distribuiti gratuitamente dal SSN e i contratti di lavoro avrebbero contemplato  tre giorni di riposo al mese per malattia.
L’arrivo del menarca sarebbe stato celebrato con festeggiamenti e pacche sulle spalle piene di orgoglio.
Anziché erigere menhir e obelischi, l’architettura primitiva avrebbe mostrato forme concave e accoglienti e l’essere definite “personalità uterine” avrebbe avuto una valenza positiva.

Le mestruazioni sono ancora un tabù

Invece, le cose sono andate diversamente: le mestruazioni sono  cose da donne sulle quali è buona regola glissare.
“Siamo nel 21mo secolo e possiamo parlare di matrimoni gay, sesso e contraccezione. Ma le mestruazioni sono ancora tabù”  si lamenta Gaia, quindicenne, quando le ho chiesto cosa ne pensasse sull’argomento.  “E’ una faccenda intima, personale, e ha a che fare con le emissioni corporali. Non mi piace che la gente parli pubblicamente delle proprie secrezioni e il sangue mestruale rientra tra queste” le risponde una signora in età, e questo pare essere un punto di vista condiviso: delle mestruazione è bene non parlare, ma alludere.

Ad esempio, un indizio che siamo mestruate potrebbe essere il manifestare un’improvvisa  e insopprimibile esigenza di correre in bikini lungo la spiaggia, di indossare un paio di pantaloni bianchi, di lanciarci col paracadute o metterci a fare le ruote durante un colloquio di lavoro.

Perché affrontare l’argomento con le nostre figlie

Invece sarebbe bene affrontare l’argomento con serenità e sincerità, perlomeno con le nostre figlie. Spiegare loro che the real thing è persino più avventurosa di quanto non mostrine le pavide campagne pubblicitarie sugli assorbenti.

Raccontare loro – perlomeno a loro! – che le mestruazioni hanno a che fare con gli aspetti più prosaici dell’esistenza quali dolore al basso ventre,  sangue tracimante, jeans macchiati, flusso estroverso nelle ore notturne e pezzi di fegato tra le mutande, vacanze rovinate e approcci sessuali interrotti.

Spiegare alle ragazze che va bene lo stesso se non se la sentono di affrontare le ore di educazione fisica a scuola quando invece dovrebbero scalare una roccia in skinny bianchi.

Dire loro che gli assorbenti interni sono una gran bella invenzione e non uno strumento di piacere per giovani depravate che le priverà della verginità, nel caso tengano a questa.  E insegnare a usarli.

Soprattutto, sarebbe opportuno preparare le ragazze all’arrivo delle mestruazioni già da bambine presentandole come una fisiologica e naturale conseguenza del loro diventare grandi,  affinché a nessuna succeda come a me che, all’arrivo del menarca, un momento prima ho creduto di morire e un momento dopo mi sono ritrovata a vagare per il mondo con due materassi tra le gambe, senza sapere il perché.

Postato in: Educazione

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