Fecondazione assistita: bilancio a 10 anni dalla legge 40

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Fecondazione assistita

A dieci anni esatti dalla Legge 40 emanata nel 2004 per normalizzare e regolare la fecondazione assistita, la Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES) si è riunita a Roma in un convegno per fare il punto sulla situazione e proporre nuovi scenari e miglioramenti.

La fecondazione assistita a cui abbiamo dedicato più di uno speciale è una tecnica in costante progresso che ha permesso a tantissime coppie di diventare genitori.

Le difficoltà e i divieti della nostra legislazione hanno portato migliaia di coppie italiane a scegliere di tentare la strada della fecondazione assistita all’estero, in particolare in Spagna.

Nel mondo si stima che dal 2005 al 2012 siano nati oltre 6 milioni di bambini grazie al suo utilizzo. In Italia quasi 80 mila.

La Legge 40 è stata più volte criticata dalla Corte di Strasburgo e nel 2012 l’Italia è stata condannata per violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo. Come afferma Andrea Borini presidente Sifes

La legge che si proponeva di soddisfare le esigenze delle coppie con problemi riproduttivi, e che aveva annunciato la nascita della ‘Casa dell’embrione‘, si è invece dimostrata inadeguata, incentivando, di conseguenza, la pratica del turismo riproduttivo.

Dopo dieci anni infatti la Legge 40 risulta “demolita” e modificata da innumerevoli sentenze che l’hanno indebolita e modificata. Infatti per la precisione ben 28 volte la normativa è stata sottoposta al parere della Corte Costituzionale. Per questo è necessaria una nuova normativa che vada a sopperire alle mancanze della legge e a correggerne gli errori sempre nell’ottica di tutelare la salute e consentire il progresso medico scientifico.

E’ indispensabile pensare ad una legge che tenga conto anche del mutato spirito dei tempi e dei progressi della medicina, oltre che delle modifiche imposte dai tribunali. Dal 2004 ad oggi sono caduti molti divieti ma molti sopravvivono e tante coppie preferiscono continuare a curarsi all’estero. Guardo con favore ai modelli legislativi anglosassoni, che sono centrati sul grande rispetto per le persone, che non vuol dire assenza di regole, al contrario. Oggi continua a mancare la chiarezza: i giuristi si chiedono se non possa essere accusato di malpractice un medico che trasferisce tre embrioni in una donna di trent’anni, quando fino a qualche tempo fa era obbligatorio per legge. È evidente che la legge va cambiata e qualsiasi Parlamento dovrebbe prendere in considerazione l’idea (Andrea Borini, presidente Sifes)

 

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