Cosa potrebbero fare i vostri figli se non fossero ostaggio dei compiti?

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“Leggere, fare sport, suonare uno strumento, stare con gli amici. Poi li farei maggiormente collaborare ai lavori domestici (l’autonomia nella vita quotidiana quando si impara?) e… un po’ di sana noia finalmente” risponde Barbara (che è mamma, educatrice e pedagoga, quindi la sua opinione vale il triplo).

“Sport, sport e forse anche un po’ di sport” risponde Francesca, giovane mamma di figli ormai grandi cresciuti a studio e attività sportive, appunto.

“Avrebbero del tempo libero, finalmente, visto che adesso è davvero risicatissimo e viene utilizzato per portarsi avanti o recuperare” scrive Anna.

Ad esempio, potrebbero fare i bambini. Mio nonno diceva sempre che ai bambini deve essere lasciato il tempo di annoiarsi. Sono io assolutamente d’accordo” dichiara Caterina, homeschooler.

Talvolta la noia genera reazioni inaspettate e molto belle” conclude Maurizia.

Sono queste le risposte che ho ricevuto su Facebook alla domanda del titolo.

La mia guerra ai compiti

La mia guerra ai compiti – pomeridiani e delle vacanze – è iniziata quando la primogenita frequentava la scuola primaria a tempo pieno e, tornata a casa, doveva affrontare un ulteriore carico di lavoro.

Negli anni bui delle medie la mole dei compiti è andata a innestarsi tra gli impegni sportivi della ragazza e le sue prime ribellioni adolescenziali, con esiti devastanti: i professori minimizzavano – quando non condannavano apertamente – le ambizioni da ginnasta e il suo impegno sportivo; tra me e mio marito si produsse una spaccatura in merito alla necessità di farle fare i compiti nella misura richiesta; la ragazza, nel tentativo di conciliare studio, sport e vita sociale, spese tutte le sue energie nel primo anno per crollare nel secondo e vivacchiare nel terzo.

All’ingresso delle superiori Erika decise infine di abbandonare la disciplina sportiva che aveva amato e che le aveva insegnato senso di responsabilità, presenza a se stessa e spirito di squadra – ma incompatibile con il carico di lavoro richiesto.

Eppure sono convinta che anche quei pomeriggi passati in palestra, quelli trascorsi in compagnia degli amici e quelli spesi sul letto a riposare abbiano avuto tutti un loro senso, una necessità e persino un loro valore educativo. Pomeriggi in cui, a creare interferenze, erano i compiti stessi.

Consapevole di quanto fosse impopolare questa mia posizione (questo post sul tema pubblicato ne La 27esima Ora mi era costato 24 pagine di insulti e qualche capello bianco) ho sempre evitato di esprimere il mio punto di vista con i genitori dei compagni di scuola dei figli.
Girando in rete, però, ho scoperto di non essere la sola ad avere la famiglia in ostaggio dei compiti.

Famiglie in ostaggio dei compiti

La vita scolastica della mia figlia più grande né è stata funestata” ha scritto un’utente sul gruppo Facebook Basta compiti creato da Maurizio Parodi, dirigente scolastico, e Monica Tappa, giornalista. “Il primo giorno di scuola primaria la maestra ha accolto i bambini dicendo testualmente: “adesso siete grandi, basta giocare“. Fin dal primo fine settimana ci siamo ritrovati caricati di una montagna di schede. Ogni week end, ponte, festività, estate sono stati rovinati dai compiti  e dalle relative discussioni in famiglia su quando, quanto e come farli.”

“Mi sento derubata del tempo: sì, la scuola ruba il tempo prezioso che potrei passare con mia figlia” le fa eco un’altra mamma “perché bisogna occuparlo nel fare i compiti. Otto ore passate in classe, parte del sabato o della domenica a fare i compiti e dalla terza elementare sono iniziati i compiti anche durante la settimana! E io? E noi? Quando posso passare un pò di tempo con lei? Mia figlia, non ha quasi il tempo per giocare…troppo stanca il pomeriggio, e il fine settimana troppi impegni casalinghi – miei, perché lavoro durante la settimana e quindi altro tempo per accudire anche la casa non ce l’ho! Che schifo d’infanzia!”

“Dopo tre bellissimi anni di Conservatorio, alla fine della terza media mia figlia ha deciso di abbandonare lo studio della chitarra, anche e soprattutto a causa dei troppi compiti assegnatigli a scuola. Non si sentiva all’altezza di gestire entrambi gli impegni, anche se sappiamo perfettamente che ci sono tanti studenti che riescono a farlo. Forse lei non sarà stata una studentessa “eccellente”, ma sono certa che, se i professori della scuola media avessero saputo dosare la somministrazione dei benedetti compiti a casa, ce l’avrebbe fatta. Non mi rimane altro che tanta amarezza per i troppi sacrifici personali, economici e fisici, spesi inutilmente!”

Dopo avere letto queste a altre testimonianze la mia impressione è che la cosa sia sfuggita di mano, che il mezzo sia diventato un fine e che stia diventando urgente ripensare ad alternative didattiche che non prevedano pomeriggi sui libri.

Cosa farebbero i nostri  figli se non fossero schiavi dei compiti? Tutto il resto.

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