Da 28 settembre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Ginnastica post parto: l’Aquawalk

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L’aquawalk è stata ideata sulla scia del successo dell’acquagym, classica ginnastica a ritmo di musica da praticare immerse nell’acqua, letteralmente significa “camminata in acqua” e si esegue utilizzando speciali calzature (una specie di stivali) la cui suola consente una presa sicura su tutte le superfici. In questo modo ogni movimento viene potenziato e la resistenza dell’acqua viene sfruttata al meglio, aumentando l’efficacia degli esercizi e i loro effetti.

Gli obbiettivi dell’aquawalk sono ridurre la ritenzione idrica, aumentare la tonicità muscolare e migliorare la circolazione e non bisogna pensare che a “lavorare”, e quindi a trarne beneficio, siano solo gli arti inferiori. Infatti anche le braccia sono molto coinvolte, per aiutare il movimento delle gambe e per favorire la coordinazione e la stabilità dei movimenti. L’abbinamento acqua-stivali, inoltre, rende possibili movimenti e posture inusuali consentendo la sollecitazione anche di quei muscoli normalmente poco usati come l’esterno delle cosce e i glutei laterali.

L’aquawalk è adatta a tutti, dalle persone in sovrappeso alle riabilitazioni fisiche, ma soprattutto è ideale per le donne che vogliono rimettersi in forma dopo una gravidanza. Se il parto è stato fisiologico, senza particolari problemi, si può iniziare l’allenamento dopo circa 30-40 giorni. Il vantaggio è quello di un recupero fisico più veloce: si attenuano visibilmente gli eventuali gonfiori alle gambe, migliorano la circolazione del sangue e la postura, si tonificano e si rafforzano i muscoli di tutto il corpo, compresi quelli profondi dell’addome, oltre a quelli del pavimento pelvico, messi a dura prova dal parto.

I benefici dell’aquawalk sono anche psicologici, infatti, riappropriarsi del buon funzionamento del proprio corpo aiuta la neomamma a stare complessivamente meglio e poi il fatto di allenarsi in gruppo, con un’attività che diverte, regala una sferzata di energia e migliora notevolmente l’umore.

Unica raccomandazione è per le mamme che allattano al seno. Infatti in questo caso è importante che il lavoro cardiovascolare sia mantenuto su livelli che non superino il 75 per cento della massima frequenza cardiaca. Il rischio è che si crei un accumulo di acido lattico, che può dare al latte un sapore poco gradevole per il piccolo. Ma è un inconveniente che si supera con facilità basta applicare un cardiofrequenzimetro a fascia, e sarà la neomamma, informata dall’istruttore, a monitorare la propria frequenza cardiaca in modo che si mantenga nei giusti livelli.

Immagini:
awk.it

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