E’ giusto parlare ai bambini dei fatti di cronaca?

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E’ giusto parlare ai bambini dei fatti di cronaca, metterli a conoscenza delle notizie drammatiche purtroppo ormai frequenti e che spesso coinvolgono altri bambini? O è preferibile “proteggerli”?

Ho saputo dell’attentato di Nizza solo nel cuore della notte: abbiamo cenato con amici, la serata è trascorsa con la TV accesa su un canale musicale per poi finire con un cartone. Prima di mettere la sveglia ho dato un’occhiata a Facebook. È così che l’ho saputo. Mio marito dormiva già, anche mia figlia. Ho pensato a noi 3, avremmo potuto essere noi una di quelle famiglie sulla promenade a godersi una serata di festa dopo una settimana difficile. O subito prima di partire per le vacanze. Persone normali colte in un momento della propria quotidianità come tanti altri, in un giorno come tanti altri. Cosa risponderanno le mamme alle domande dei bimbi che hanno perso un amichetto o un compagno di scuola? Come faranno a continuare a vivere le mamme che hanno perso un bambino? Non so quanti bimbi non ci sono più. So soltanto che la loro morte è quanto di più tragico si possa immaginare per tutti noi.

Mia figlia per fortuna è troppo piccola per intercettare quanto è successo. Se avesse l’età per chiedermi cosa è successo, o perché, cosa potrei risponderle? Mi sono posta questa domanda e l’ho posta alle mamme della Redazione: avevo bisogno di un confronto.

“Non ci sono parole che siano in grado di spiegare la morte” commenta Mariangela. “Figuriamoci per provare a spiegarla a un bambino. Eppure, occorre fare un piccolo sforzo. Provare a narrare un non senso per trovare uno.
La morte fa parte della vita e il suo mistero va raccontato e spiegato ai bambini. Proteggerli cercando in ogni modo di non fargliela conoscere non è una soluzione.
Nascondere non è una strategia comunicativa vincente. Rimuovere, celare fa sempre più danni. Anche e soprattutto nel momento in cui ci si scontra duramente con la verità.
Sin da piccola ho amato la figura dell’angelo custode. Di questo aiutante che da una dimensione altra interviene positivamente nella nostra vita.
Credo che possa essere una figura anche “fiabesca” che possa essere compresa sin da piccoli e che i bambini, grazie alla loro immaginazione, possono sentire vicina.
Così come parlano con gli amici immaginari, possono fantasticare e immaginare che un loro caro ancora li protegge e coccola.
Davanti all’orrore e alla morte tragica che invade le nostre vite credo che la dimensione del fantastico e del fiabesco possa aiutarci a restituire anche una dignità a tutte queste persone, grandi e piccole a cui è stata strappata un’opportunità”.

“Da mamma ho sempre cercato di proteggere i miei bimbi anche dalle cose brutte” confessa Lucia. Quando erano molto piccoli, ho evitato di raccontare episodi di cronaca nera e notizie drammatiche. Non lo ritenevo necessario, certa che di brutte notizie ne avrebbero sentite tante nella loro vita.
Penso, però, che ci sia un momento (dalle elementari in avanti) in cui i bambini che captano quello che sta succedendo nel mondo (o in famiglia, magari per una malattia) abbiano bisogno di spiegazioni. Non credo si debba negare o nascondere la gravità di ciò che accade, ma che li si debba proteggere da tutto ciò che di impressionante ci sia (no foto, no video).

Quello che ho sempre fatto con i miei figli è stato rassicurarli: il mondo è difficile, è crudele a volte, è faticoso e pieno di dolore. Ma è anche tanto bello, altrettanto pieno d’amore e di bellezza. La fede mi ha sostenuta e continua a sostenermi nel non cedere alla paura e alla disperazione e a infondere nei miei figli la capacità di affrontare il futuro con speranza. Nel mondo il male c’è, ma c’è anche la possibilità di affermare il bene”.

“Parlarne ai bambini oppure no? Anche io come la collega ho una bambina piccola che fortunatamente non è ancora in grado di comprendere il tragico momento che stiamo vivendo” commenta Alice, “e per questo, forse, sono un po’ sollevata, perché non mi sento ancora in grado come mamma di spiegare alla mia piccola il perché di tutto questo! Soprattutto perché non esiste un perché!
Con mio marito siamo d’accordo sul fatto che per il momento non sia necessario spiegare alla nostra piccola delle tragedie e della morte. È in una età in cui il suo mondo è un arcobaleno colorato e pieno di stelline scintillanti, quindi perché riportarla con i piedi per terra? Quando crescerà un pochino affronteremo sicuramente l’argomento e le parole giuste verranno da sole, in modo da poterla rassicurare. Certo non le mostreremo la cruda realtà attraverso i telegiornali o immagini su internet e giornali. Il compito di genitore è anche quello di fare da filtro con il mondo reale…”.

E voi, cosa ne pensate?

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