Da 25 settembre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Gravidanza: anemia da carenza di ferro

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Stanchezza, pallore, irritabilità, fiato corto sono sintomi che in gravidanza possono segnalare un problema di anemia da carenza di ferro. E’ abbastanza frequente che l’organismo materno si trovi impoverito di questo minerale a causa della crescita del piccolo, soprattutto se le riserve della futura mamma erano già carenti all’inizio dell’attesa e se la dieta non è ben bilanciata.

Nel corso dei nove mesi, il sangue subisce progressivi mutamenti fisiologici. Cresce la sua quantità di acqua e, di conseguenza, diminuisce la concentrazione di tutti i corpuscoli, compresi i globuli rossi e l’emoglobina (la proteina in essi contenuta è responsabile del trasporto dell’ossigeno ai tessuti). Si tratta, entro certi limiti, di un fenomeno assolutamente normale, che modifica temporaneamente i valori ematici della futura mamma.

L’impoverimento delle riserve di ferro materne può essere dovuto a diverse ragioni:
alle alterazioni del ciclo mestruale prima dell’attesa, cioè flussi molto abbondanti o, anche, prolungati nel tempo;
ad un’alimentazione sbilanciata. La carne e il pesce lo contengono nella stessa forma chimica utilizzata dal nostro organismo e quindi pronto per l’assimilazione, mentre quello presente nei vegetali viene assimilato meno. Quindi chi consuma poca carne o adotta un’alimentazione vegetariana, dovrebbe bilanciare con cura la propria dieta introducendo vegetali ricchi di ferro, come i cereali e i legumi e accompagnandoli con frutta ricca di vitamina C, che ha l’effetto di favorire l’assimilazione del minerale.

E quando la correzione della dieta si rivela insufficiente per risolvere il problema, è necessario fare ricorso a integratori alimentari di ferro che, per potenziarne al massimo i benefici, andrebbero assunti a stomaco vuoto, e in genere lontano dai pasti. Ma spesso, però, sono mal tollerati provocando bruciori e pesantezza di stomaco, stitichezza o al contrario diarrea. In questi casi è bene assumerli a stomaco pieno in modo da ridurre gli effetti indesiderati, anche se l’assimilazione non è più ottimale.

Ma quando l’integrazione di ferro è mal tollerata è preferibile scegliere un prodotto in gocce rispetto a quelli in comprese, perché è più facile dosarlo in base alle esigenze e ridurre al minimo gli effetti indesiderati. In casi estremi, invece, quando la futura mamma non riesce a trattenere il ferro assunto per via orale, allora è possibile la somministrazione per via endovenosa.

Naturalmente è da tenere presente che quando si verifica una carenza di ferro in gravidanza, a subirne gli effetti, è soprattutto la futura mamma mentre il feto non ne risente perché attinge direttamente alle riserve della madre.

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