Da 5 ottobre 2009 4 Commenti Leggi tutto →

Gravidanza: il parto indotto è necessario?

La data presunta del parto è arrivata, ma il piccolo non ne vuole sapere di nascere. E allora cosa è necessario fare? Bisognerà ricorrere all’induzione? L’induzione consiste nell’utilizzo di alcune tecniche, di solito farmacologiche, che provocano contrazioni della muscolatura uterina al fine di dare inizio al travaglio. Ma a questo metodo, però, si può ricorrere solo in tempi e situazioni ben determinate.

La prima indicazione è che la gestazione sia oltre il termine. Una gravidanza è considerata post-termine quando supera le 42 settimane complete, cioè 294 giorni, se si fa il conto a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione, oppure 280 giorni dalla data del concepimento. Dunque superata questa scadenza, il parto deve essere indotto.

Il parto può inoltre essere indotto anche in tutte le altre situazioni in cui si ritiene opportuno anticipare la nascita, ad esempio se il bambino ha avuto un arresto nella crescita, se il liquido amniotico si è ridotto, se la mamma soffre di alcune patologie come il diabete gestazionale o l’ipertensione. E’ importante, però, che il battito cardiaco fetale sia buono in quanto il bambino, in caso di sofferenza fetale, potrebbe non tollerare le contrazioni più intense provocate dall’induzione e potrebbe rendersi necessario un cesareo.

Le tecniche di induzione sono di due tipi:
Farmacologiche
- l’olio di ricino. Non tutti gli ospedali lo usano, anche se le linee guida nazionali lo consigliano in quanto è la tecnica meno invasiva in assoluto. Assunto come bevanda, esercita una blanda azione purgante poiché va ad agire sulla muscolatura dell’intestino e, di riflesso, fa contrarre la muscolatura uterina che a volte può essere sufficiente per dare avvio alle contrazioni;
- le prostaglandine. Sono sostanze simili agli ormoni prodotti dall’organismo, che inducono la maturazione del collo e l’attività uterina. Sono applicate in versione sintetica, cioè ottenuta chimicamente, sotto forma di gel o di candelette, in vagina o nel collo dell’utero;
- l’ossitocina. Si sceglie quando c’è già un inizio di dilatazione del collo dell’utero. Viene iniettata per via endovenosa in modo da modulare la quantità di farmaco in base alle contrazioni e alla risposta del bebè, il cui benessere deve essere continuamente controllato tramite monitoraggio cardiotocografico in quanto il piccolo potrebbe non tollerare questo improvviso aumento di contrazioni. In tal caso, potrebbe rendersi necessario interrompere la somministrazione del farmaco e, talvolta, ricorrere al cesareo. Si fa ricorso all’ossitocina anche quando la donna ha rotto naturalmente il sacco amniotico ma il travaglio non si avvia entro 24-48 ore.

Non farmacologiche
- l’amnioressi. E’ la rottura manuale del sacco amniotico e serve a stimolare la produzione di prostaglandine, che innescano le contrazioni (cosa che avviene naturalmente quando il sacco si rompe da sé). E’ una pratica che può essere associata all’induzione con ossitocina, per aumentare l’efficacia e la riuscita dell’induzione.
- l’attività sessuale. Un altro metodo naturale che si consiglia alle mamme giunte a termine è di avere rapporti sessuali, perché nello sperma sono contenute prostaglandine; in più, la stimolazione dei capezzoli produce ossitocina, quindi entrambi i metodi possono essere utili per dare l’avvio al travaglio.

In genere si ricorre all’induzione con troppa facilità e più spesso di quanto sarebbe necessario. A volte possono esserci ragioni organizzative dell’ospedale, altre volte una tendenza all’eccessiva medicalizzazione, che porta a intervenire anche quando non sarebbe indispensabile. Ma spesso dipende anche dalle mamme. Infatti ci sono mamme che, stanche di aspettare, chiedono di anticipare il parto con tecniche di induzione piuttosto che aspettare il compimento della 42° settimana. Altre, invece, preferiscono andare avanti ancora per qualche giorno in attesa che il travaglio si avvii spontaneamente, ma a questo punto è necessario che si esegua almeno una cardiotocografia al giorno e almeno una misurazione della quantità di liquido amniotico alla settimana. Inoltre è richiesto alla futura mamma il controllo dei movimenti del bambino durante la giornata.

Insomma, l’induzione, specie con l’ossitocina, non va mai presa alla leggera e proprio per questo qualunque tecnica può essere avviata solo previa accettazione da parte della donna, che dovrà firmare un consenso informato.

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Blogmamma.it ha carattere divulgativo. I punti di vista e le informazioni date non intendono in nessun caso sostituirsi al parere del medico, che invitiamo sempre a consultare in caso di dubbio.

4 Comments on "Gravidanza: il parto indotto è necessario?"

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  1. Paola scrive:

    Ciao Rita… allora niente flebo! Il gel me lo hanno introdotto direttamente in vagina e praticamente non ti accorgi di nulla…! A me hanno introdotto il gel intorno alle 12,00 circa (considera che io avevo già una dilatazione di 2 cm circa), poco dopo sono andata in camera per il pranzo e dopo sono cominciati i primi doloretti…alle 3.30 è nata la piccola!!!!…
    Naturalmente il travaglio e il parto sono molto soggettivi! Per l’induzione invece non devi preoccuparti non è dolorosa!!!!

  2. rita scrive:

    ciao paola sn rita posso farti una domanda quando ti anno messo il gel ti anno messo anche qualche flebo e poi cm te lanno messo il gel e fa male aspetto una tua risposta al più presto grazie

  3. Paola scrive:

    Il mio secondo parto è stato indotto con il gel, avevo già superato le 42 settimane, …è bastata solo una dose…dopo 3 ore ho partorito…quindi pochissimo travaglio (non ricordo neanche i dolori…quelli del parto però sì)…anch’io mi reputo molto fortunata!
    E’ vero che…in ospedale con me c’erano ragazze che aspettavano di partorire, nonostante l’induzione, già da molto tempo…contrazioni iniziate ma niente dilatazione…

  4. elena scrive:

    Io ho avuto un parto indotto manualmente (fa un male d’inferno, perchè non hanno usato nè gel nè altro) perchè mio figlio mi aveva schiacciato il fegato ed era pericoloso lascairlo ancora nell’utero. L’indotto è un parto lento, io sono stata fortunata, ma mi dicevano che molte donne arrivano a 24 ore di travaglio….

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