Gravidanza oltre il termine: monitoraggio controlli e credenze

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La gravidanza dura quaranta settimane, nove mesi o meglio dieci mesi lunari, cioè di 28 giorni ciascuno all’incirca. Ma non è facile stabilire la data precisa del parto perchè è impossibile sapere con certezza quando è avvenuto il concepimento. La data presunta del parto è dunque indicativa. Tuttavia, le future mamme quando arriva il fatidico giorno attendono con ansia i segnali del travaglio e si preoccupano se non avvertono nessun sintomo.

I 280 giorni, ossia le quaranta settimane, considerati come durata standard della gravidanza sono calcolati se si ha un ciclo regolare di 28 giorni. Poiché è difficile stabilire la data del concepimento, per effettuare il calcolo ci si basa sul periodo dell’ultima mestruazione. Per questi motivi, la futura mamma può partorire qualche giorno prima o qualche giorno dopo il termine stabilito perché il piccolo è pronto a nascere in quel momento.

Per precauzione, tuttavia, allo scadere della quarantesima settimana il ginecologo prescriverà alcuni controlli per verificare lo stato di salute del bambino. Bisogna però sottoporsi a controlli molto ravvicinati (a giorni alterni). Durante questi controlli si misura sempre la pressione arteriosa.

Il monitoraggio: è un esame indolore e non invasivo. Tramite il cardiotocografo si registra il battito cardiaco del bambino e si rileva l’intensità di eventuali contrazioni. Viene applicata sul pancione una sorta di fascia collegata all’apparecchio che traccia l’andamento del battito cardiaco del piccolo.

L’ecografia: l’esame ecografico permette al ginecologo di osservare altri aspetti del benessere del piccolo e di verificare inoltre che il liquido amniotico sia presente in quantità sufficiente.

L’amnioscopia: consiste nel proiettare un fascio luminoso, tramite un apposito strumento che viene inserito in vagina così si verifica il colore del liquido amniotico. Quest’ultimo deve apparire limpido; se scuro o verdastro indica che il feto sta soffrendo: in questo caso il ginecologo deciderà di indurre il parto.

Non è una novità che sulla gravidanza si costruiscono fantasiose credenze popolari tra queste suggeriti inutili stratagemmi per stimolare il travaglio.

Se le doglie ritardano non serve salire e scendono le scale.Le donne  probabilmente ritenengono che i leggeri sussulti provocati dal salire o dallo scendere in qualche modo possano scuotere l’utero. Il movimento comunque non è dannoso per il piccolo che è ben protetto dal liquido amniotico in cui è immerso.

Inutile consultare il calendario lunare: diffuse credenze raccontano che avvengano molti più parti quando c’è il cosiddetto cambio di luna o quando c’è il plenilunio. La luna, in effetti, influisce sul flusso delle mare e probabilmente su quello mestruale. Tuttavia, non esistono dati statistici che confermino il luogo comune per cui le nascite si concentrerebbero in determinate fasi lunari.

Quando il termine della gravidanza è scaduto non scatena il travaglio avere rapporti sessuali poichè il liquido seminale  è vero che contiene sostanze, le prostaglandine, che favoriscono le contrazioni ma non è scientificamente dimostrato che le prostaglandine dello sperma avviino il travaglio, anche se possono favorire le contrazioni.

Inutile immergersi nell’acqua calda. Alcune future mamme ritengono che un bagno prolungato nell’acqua calda possa stimolare l’utero o in genere l’organismo e quindi anticipare l’avvio del travaglio. Ma il bagno caldo (con temperatura superiore ai 37-38 gradi circa) potrebbe esser addirittura dannoso.

Anche la donna che durante i nove mesi ha evitato l’assunzione di farmaci dopo la quarantesima settimana potrebbe essere tentata di seguire l’esempio di qualche zia e assumere olio di ricino nella convinzione di favorire l’avvio del travaglio evitate l’assunsione di qualsiasi lassativo!

 Non preoccupatevi vostro figlio non tarderà a nascere!!!

Immagini:
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