Da 3 settembre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Gravidanza: proteggersi dalle infezioni vaginali

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Quando scopre di essere incinta, la futura mamma inizia a prendersi cura di sé con maggior attenzione, pianificando esami (di routine o mirati) per mantenere l’organismo, e in particolare l’apparato genito-urinario, in buona salute. La vagina è il canale del parto che il bambino attraversa quando decide di nascere. Ma è anche una via di comunicazione con l’esterno, che espone l’apparato genitale femminile a potenziali infezioni. Averne cura è importantissimo, non solo durante la gravidanza, tutelando così la propria fertilità e limitando i rischi per i figli che verranno.

Un ospite fastidioso, ma non pericoloso, è la Candida, un fungo che abita l’apparato urogenitale che si sveglia nei periodi di maggior stress causando prurito e le tipiche perdite biancastre a ricotta. La Candida non mette in pericolo la salute della mamma e del futuro bebè, tanto che in moltissimi casi non vale neppure la pena di trattarla con farmaci, ma può causare disagi nella vita di ogni giorno, e allora sta alla donna, d’accordo con il ginecologo, decidere se usare prodotti specifici, di solito ammessi in gravidanza.

Più serie sono le vaginosi batteriche, causate da un mix di microrganismi che possono provocare ritardo nella nascita o rottura anticipata delle membrane e  tra essi troviamo la temibile Gardnerella vaginalis. E’ importante diagnosticare e trattare le vaginosi già nel primo trimestre soprattutto nelle donne a rischio che hanno già avuto un parto pretermine. In questi casi lo screening microbiologico è d’obbligo.

Nel terzo trimestre di gravidanza, inoltre, è opportuno effettuare uno screening per l’individuazione dello streptococco beta-emolitico di gruppo B. Nel caso in cui fosse presente, questo batterio può mettere a repentaglio la salute del bambino, causando sepsi neonatale precoce (un’infezione diffusa e pericolosa). La ricerca vaginale e rettale, tramite tampone, va effettuata tra la 35° e la 37° settimana di gravidanza e se la futura mamma risulta positiva, al momento del travaglio i medici le somministreranno una terapia endovenosa a base di antibiotici. Questo sarà sufficiente a proteggere la salute del neonato.

Tra gli esami da eseguire ogni mese il test delle urine è il più importante. In gravidanza le urine tendono a concentrarsi di più e forniscono ai batteri un terreno di crescita propizio allo sviluppo di infezioni urinarie che possono portare al parto pretermine. Mentre nelle donne ad alto rischio (con aborti tardivi o parti pretermine) oltre all’esame delle urine mensile, è utile eseguire alla fine del primo trimestre un tampone o un esame batterioscopico, che riveleranno l’eventuale presenza di vaginosi in atto. Il secondo controllo va ripetuto tra la 24° e la 28° settimana. Mentre l’ultimo controllo è quello per la ricerca dello streptococco beta-emolitico di gruppo B.

Anche dopo il parto l’organismo è ancora una volta sottoposto a cambiamenti ormonali che possono causare fastidiose vaginiti. L’importante è capire se si tratta di disturbi di origine batterica o irritativa. Spesso, infatti, l’ambiente vaginale è alterato e si manifestano secchezza e rossori. In questi casi, dopo che è stata confermata l’assenza di infezioni specifiche, non resta che attendere pazientemente, applicando, per esempio, creme a base di camomilla, pianta dai poteri antinfiammatori e lenitivi. Poiché il canale cervicale è ancora dilatato, è meglio usare assorbenti esterni ed evitare le lavande vaginali, che possono alterare un ambiente che sta faticosamente ripristinando il suo equilibrio.

Immagini:
salute.tanterisorse.com

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