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Ecco cosa può ​accadere​ durante un pomeriggio trascorso a preparare cake pops di biscotti insieme a 2 bambine.
Da 23 marzo 2009 9 Commenti Leggi tutto →

Hikikomori italiani, chiusi in una stanza davanti al pc

Anche in Italia si stanno ormai diffondendo: sono gli hikikomori, ragazzi molto intelligenti ma timidi, introversi, che di fronte alle difficoltà di tutti i giorni preferiscono chiudersi a riccio, sbarrare la porta della loro stanza e non uscirne più, per mesi, talvolta per anni. Qualcuno continua a mangiare con la famiglia, chi vive solo è costretto a uscire perlomeno per fare la spesa, ma molti scelgono una forma di reclusione totale, mantenendo un unico legame con il mondo esterno: quello che offre il loro pc, attraverso internet.

Il modello degli hikikomori viene dal Giappone, dove si può parlare di un vero e proprio fenomeno culturale. Gli hikikomori sono qui infatti circa un milione, l’1% di tutta la popolazione. Il termine significa in giapponese “isolarsi”.

In Italia il fenomeno è ancora contenuto, ma in crescita. Sono una cinquantina i casi presi in esame dagli psicologi. L’unico modo per entrare in contatto con questi ragazzi – generalmente minori di 18 anni, in prevalenza maschi – è, indirettamente, attraverso i racconti dei famigliari, oppure in maniera più diretta tramite la rete.

Secondo Michael Zielenziger, autore del saggio “Non voglio più vivere alla luce del sole” anche la principessa Masako Owada ne sarebbe affetta.

Carla Ricci, nel suo saggio “Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione” avanza l’ipotesi che all’origine del disturbo ci siano mamme iperprotettive, che aumentano il narcisismo e la fragilità di questi ragazzi.

Secondo Antonio Piotti, che con Gustavo Pietropolli Charmet lavora presso l’istituto “Minotauro” di Milano e si è occupato finora di una ventina di casi, all’origine del fenomeno ci sarebbero delle aspettative eccessive da parte dei genitori nei riguardi dei figli, che si sentono incapaci di soddisfarle e spesso hanno inoltre difficoltà a gestire le relazioni all’interno di un gruppo. Di qui la decisione di ritirarsi dal mondo.

Il fenomeno all’origine non va inquadrato come una vera e propria patologia, ma come un semplice disturbo. Il problema è che la reclusione con il tempo genera patologie: psicosi, fobie, violenza domestica. Il ritmo circadiano si inverte, i ragazzi autoreclusi vivono prevalentemente la notte, nella realtà virtuale del loro computer, che rimane comunque conseguenza e non causa del loro allontanamento dal mondo. Di frequente, come anoressici, questi giovani negano il loro corpo.

Per aiutare gli hikikomori a uscire dal loro isolamento spesso è utile un amico,  o un fratello, che riesce ad aprirsi un varco verso di loro tramite internet.

Come possiamo noi genitori evitare che i nostri figli si rinchiudano in se stessi? Dovremmo essere meno protettivi, nutrire meno aspettative nei loro riguardi? Tutto ciò probabilmente aiuterebbe. Spesso però la difficoltà a intrecciare relazioni appaganti con gli altri è anche una questione caratteriale. Talvolta la fuga può sembrare l’unica via di scampo per allontanarsi da una realtà sgradita. Insegnamo allora ai ragazzi a coltivare le amicizie e a parlare delle difficoltà che incontrano, piuttosto che negarle. Speriamo che sia soprattutto la scuola, e solo secondariamente il computer, a costituire per loro una finestra sul mondo. Voi cosa ne dite?

9 Comments on "Hikikomori italiani, chiusi in una stanza davanti al pc"

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  1. Hikikomori scrive:

    Sono un ragazzo Hikikomori,esco dalla mia stanza ma pokissimo da casa,se volete parlare con me scrivete pure…

  2. carlos scrive:

    Ciao. mi chiamo Carlos, vengo dalla Colombia, un paese del sudamerica nel quale siamo stati cresciuti negli anni con tante dificoltà politiche,economiche e sociali. A questo punto mi sono sempre domandato; Se il fatto di una sofferenza collettiva ci ha portato allo stesso tempo a dare un maggiore valore a le cose semplici della vita ovviando per obbligo le cose materiali che invece rappresentano il ”Dio” dei paesi sviluppati come il vostro. Credo realmente stimatissime signore, che non c’è un’altra via migliore per risolvere i problemi dei ragazzi di questa società di quella del avicinarli alle cose semplice come eravate voi nel dopoguerra….Non dico di togliere la playstation o l’internet, ma di insegnare loro che queste cose sono solo dei materiali che un giorno andranno in discarica. Provate per esempio di cercare la verita della vità, che cosa siamo venuti a fare o cosa possiamo fare per gli altri…..mi crediate o no, sono stato in tante sofferenze e ho visto tante altre….ma quando si sta vicino al malatto, al menesteroso si cresce dentro…..per sempre….Dio vi aiute e vi benedica con notevole saggezza….sicuramente nel alto cè qualcuno disposto sempre a dare ed e li che aspetta il vostro primo passo per riconoscere che senza di lui la vostra vita Non ha gusto. carlos

    • Livia scrive:

      Grazie, per il tuo punto di vista diverso dal nostro sentire comune, che ci aiuta ad avere un’altra visione del problema e a ridimensionarlo. Chissà se il suggerimento riesce a passare anche ai nostri ragazzi.

  3. Giovanna scrive:

    Io sono una mamma adottiva di tre ragazzini polacchi da quattro anni e mezzo,di 16 14 12 anni.Federico di 14 è in una comunità di recupero per disturbi del comportamento da circa due anni,Giacomo di 16 anni si sta isolando con x-box ,parla pochissimo e mi insulta e offende ogni volta che mi relaziono con lui.E’ agressivo nei miei confronti.Sono molto stanca psicologicamente, perchè io sono la figura più colpita.Non so più dove sbattere la testa per uscire da questa situazione.La mia vita è diventata un incubo

    • Marianna scrive:

      Ciao Giovanna,

      non saprei come aiutarti personalmente, se non esprimendoti la mia solidarietà e incoraggiandoti a farti forza per affrontare questa difficile situazione…

      però, prestissimo collaborerà con noi una psicologa disposta a tentare di aiutare tutte a risolvere i loro piccoli grandi dubbi, e il tuo problema sarà il primo che le chiederò di affrontare.

  4. Sofia scrive:

    Penso che sia il sintomo di come la società in cui viviamo non sia più a misura di giovane, se proprio loro che sono il futuro la rifiutano!
    Quando si parla di giovani precari, che non riescono a inserirsi, a farsi una famiglia, a comprare casa o un’auto. E sono preparatissimi, tanto che all’estero ce li invidiano pur non essendoci università italiane ai “primi posti delle classifiche mondiali”, questo è uno dei risultati.
    Purtroppo qualche giovane isolato lo conosco anch’io, figli di amici e parenti…vivono in camera, hanno un hobby che occupa tutto il loro tempo, non lavorano o se lavorano fanno i custodi notturni e altre cose che li fanno interagire con pochissima gente.
    Che spreco e che dolore per la famiglia!

  5. lucia aresp scrive:

    mio figlio ha iniziato la reclusione dopo l’adolescenza, al termine degli studi liceali. oggi ha 29 anni e vive nella sua stanza dalla quale esce solo per prepararsi il cappuccino e sedersi a tavola quando il pranzo è pronto (è l’ultimo a sedersi ed il primo ad alzarsi). quasi tutte le mattine esce pochi minuti per comprarsi il cornetto e il giornale. è bello, sensibilissimo, intelligente e il suo senso dell’umorismo è fenomenale. ma…………..

    • Annachiara scrive:

      Ciao Lucia aresp .
      Sono una ragazza di 22 anni e sto preparando una tesi sugli hikikomori . non studio Psicologia o Sociologia ma arte all’accademia di brera . Sto realizzando un video-documentario sull’argomento. Cerco persone disponibili a piccole interviste via web che vogliano parlare della loro esperienza . Mi interesserebbe molto una tua risposta .
      questa è la mia mail tecnonaki@hotmail.it
      grazie per il tempo.

  6. patrizia de luca scrive:

    buongiorno, mi occupo di foto per unmensile della Gruner/mondadori. stiamo preparando un reportage dedicato a “hikikomori” trovo molto bella e significativa la foto che è avete postato nel blog, posso avere informazioni riguardo il fotografo o la provenienza? grazie, ciao patrizia

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