Da 24 settembre 2013 Leggi tutto →

I risvegli notturni nel bambino

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Quando si parla di risvegli notturni dei bambini, l'opinione dei genitori si mobilita. Il tema è conosciuto, condiviso, e ciascuno trova le sue modalità per fronteggiarlo, o necessita di uno spazio di condivisione per parlarne.

Tutti i bambini si svegliano frequentemente, specialmente nei primi anni di vita. Nella normalità delle cose, dovrebbero riaddormentarsi da soli; una parte significativa di loro, invece, non riescono a farlo e soffrono di disturbi del sonno.

L'opinione pubblica si divide davanti a molte prassi che vengono utilizzate come rimedio a questa problematica: sull'allattamento, ad esempio, alcuni sostengono che dormire con un neonato ed allattarlo a richiesta risolva rapidamente il risveglio e consenta a tutta la famiglia di continuare a dormire. In alcuni casi questo funziona davvero, in altri no.

Ci sono delle situazioni, come nell'esempio sopra citato, che di per sé non costituiscono causa di disturbi del sonno, ma che nel lungo periodo possono favorire un comportamento disfunzionale.

Alcune sono riconosciute come “fattori che favoriscono” la difficoltà a riaddormentarsi. Questo non significa che tutti i bambini allattati a richiesta non si riaddormentano, o che non bisogna mai allattare un neonato di notte, se si sveglia per fame.
Al contrario, un comportamento flessibile e lungimirante tiene conto delle esigenze del piccolo in relazione anche ad alcune piccole osservazioni.

La difficoltà a riaddormentarsi può avere “origini antiche”, ovvero essere frutto di abitudini apprese nel primo periodo della vita, quando ancora la regolazione sonno-veglia non è matura.
In questo periodo delicatissimo i risvegli frequenti sono fisiologici, il bisogno di fare pasti ravvicinati è normale, ed i genitori mettono in atto una serie di comportamenti per fronteggiare questo periodo di intensa fatica. Alcuni di questi, tuttavia, possono diventare delle cattive abitudini.

  • Valutare il motivo di un pianto.

In piena notte, con sonno e stanchezza che la fanno da padroni, è difficile per un genitore avere la lucidità di ragionare sulle cose, ma proprio per questa ragione spesso si fanno delle cose come automatismi che poi sono difficili da interrompere.

Un bambino abituato ad essere allattato ogni volta che piange, ad esempio, non imparerà a regolare il suo senso di fame e cercherà il latte ad ogni occasione. Se all'inizio la sensazione del pancino che si riempie sarà una gradevole sorpresa che lo rilasserà, col tempo penserà che sia l'unico modo di placare il disagio.

Tentare, soprattutto di giorno, di coccolare il piccolo  che piange per un intervallo di tempo abbastanza lungo, così da provare un'altra interpretazione del pianto, consentirà al genitore di capire meglio, ed al piccolo di non apprendere che il nutrimento è l'unica soluzione ai suoi disagi.

Se è vero, infatti, che un neonato ha bisogno di essere nutrito spesso, lo è anche il fatto che questo comportamento tende spontaneamente a scomparire a partire dal terzo mese di vita.

  • Dormire da soli è una cosa difficile, che si impara.

I bambini molto piccoli (anche di due-tre anni) hanno bisogno della presenza rassicurante di un adulto: le cose sconosciute e spaventose sono molte ed il bisogno di contatto fisico è determinante.
Ciononostante, l'autonomia è un traguardo prezioso e necessario.

Sono contraria ai metodi che basano l'insegnamento del sonno attraverso tecniche che prevedono l'abitudine al pianto per periodi di tempo misurati: il bambino piange, il genitore lo lascia piangere per intervalli di tempo variabili, in modo da abituarlo … alla rassegnazione.
Funzionano, a volte, come molti altri; ma le conseguenze non si vedono che sul lungo periodo, e sono in termini di struttura della personalità del bambino.

Il sostegno del genitore, nelle prime tappe della crescita, è lo stile che ci porteremo dietro a vita, e per questo motivo è importante dosare sia la presenza contenitiva che la spinta all'autonomia.

Esserci, ed esserci pienamente (in termini di qualità e non di quantità), quando un bambino piange ed ha bisogno di noi, a volte è la soluzione più efficace di qualsiasi altra tecnica.
Al contrario, una presenza costante, che suggerisce che la mamma è sempre presente, che si dorme solo in braccio, lascia passare il messaggio che da soli tutto è impossibile.

Provare ad addormentare il bambino in culla, o a metterlo nel lettino quando è semi-addormentato, ad esempio, sarà difficile quando lui è abituato ad avervi sempre disponibili. Sarà dura per qualche giorno, ma quando comprenderà che il vostro non è un abbandono (perché sarete comunque lì, a consolarlo, ad accarezzarlo, anche se lui è nel lettino), anche il suo pianto di protesta scomparirà.

Al contrario, non sarà comprensibile per un bambino molto piccolo che da un giorno all'altro lo lasciate solo a piangere finché per sfinimento non si addormenta, e non comprenderà che esistono alternative al modo di addormentarsi che non siano quelle di essere cullato o allattato.

dott.ssa Marcella Agnone – psicologa psicoterapeuta

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