Da 17 giugno 2009 5 Commenti Leggi tutto →

Il parto in acqua: vantaggi e svantaggi

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Molte donne sono attirate dall’idea di partorire in acqua, ma ancora relativamente poche riescono a realizzare questo loro desiderio. Il primo medico che ha sperimentato il parto in acqua è un russo, Igor Tjarkowskij. Dopo di lui Michel Odent, ginecologo francese, autore di libri tradotti in varie lingue – tra cui “L’acqua e la sessualità” – ha contribuito alla diffusione del parto in acqua in Francia.  Ormai anche in Italia sono numerosi gli ospedali attrezzati per il parto in acqua: trovate un elenco a questo link.

Osservando i parti in acqua si è rilevato che:

– il dolore si attenua;

– i tempi di travaglio si accorciano;

il numero di episiotomie si riduce.

L’acqua infatti agisce a vari livelli: facilita il rilassamento della muscolatura e aumenta la produzione di endorfine, che sono analgesici naturali, e di ossitocina, responsabile delle contrazioni uterine che innescano il travaglio e rendono possibile il parto. Infatti, tramite l’acqua la donna si isola con maggiore facilità dal mondo esterno, entra in contatto con la sua parte più profonda, lasciando agire l’ipofisi, la parte più antica del cervello, che è responsabile della produzione di ossitocina.

Come si è detto è più raro che sia necessario intervenire con un’episiotomia, ma anche con altre operazioni  esterne poco gradevoli come la manovra Kristeller, che è dolorosa e pericolosa (è vietata in molti paesi europei), ma ancora diffusa in Italia. Questi interventi infatti non solo sono inattuabili in acqua, ma non si rendono neanche necessari, dato che l’acqua rende più efficace il travaglio la fase delle spinte.

Per quanto riguarda invece le possibili controindicazioni, non sono stati rilevati per il nascituro né rischi igienici, né il pericolo di inalare l’acqua: il riflesso apneico è funzionate, quello faringeo stimola la deglutizione, nel caso che l’acqua entri nel cavo orale.

Non è possibile partorire in acqua solo in presenza di importanti patologie della mamma o del bambino: gestosi, ipertensione arteriosa, iposviluppo fetale e sofferenze fetali.

Se volete partorire in acqua, dimenticatevi però l’anestesia epidurale: una cosa esclude l’altra, perché il catetere inserito per somministrare l’analgesico non può essere immerso in acqua. Valutate quindi in anticipo rispetto al parto se preferite un tipo di analgesia farmacologica, oppure se trovate più interessante affidarvi al potere del vostro corpo di generare endorfine, con l’aiuto dell’acqua.

Se i vantaggi sono così tanti rispetto agli svantaggi, perché ancora poche donne sfruttano questa possibilità?

Innanzitutto gli ospedali che offrono il servizio non hanno ancora una diffusione capillare. Inoltre, anche laddove è possibile partorire in acqua, il numero di vasche è limitato, quindi può succedere di trovare la vasca già occupata. E infine, forse, non tutto il personale medico e paramedico è preparato e desidera seguire un travaglio e un parto in acqua. La tradizione è dura a morire!

Se siete assolutamente convinte di voler partorire in acqua, e ne avete la possibilità, è consigliabile secondo me rivolgersi a strutture private come la Casa di Maternità La Via Lattea di Milano, che consente di partorire in un appartamento con l’assistenza di due ostetriche, dove, se lo desiderate, sapete che la vasca per il parto sarà a vostra disposizione.

Il meraviglioso parto in acqua con delfino, che è il filo conduttore del film “Il primo respiro” e di cui vedete un’immagine nella foto qui sopra, è probabilmente un’esperienza riservata a pochissime, ma magari qualcuna di voi lettrici ha partorito in acqua, in ospedale, in casa o in casa di maternità: ci raccontate la vostra esperienza? Sarebbe interessante sentire la storia di chi ha avuto un parto naturale, fuori dall’acqua, e uno in acqua, in modo che possa raffrontare le due esperienze.

Immagine: mathieu.lechenault.free.fr

Blogmmamma.it è un sito a carattere divulgativo. I punti di vista e le informazioni date non non intendono in nessun caso sostituirsi al parere del medico, che invitiamo sempre a consultare in caso di dubbio.

5 Comments on "Il parto in acqua: vantaggi e svantaggi"

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  1. MARTA MARIA scrive:

    IO SONO INCINTA DI UN MASHIO è SONO AL SETTIMO MESE E GIA SENTO LE CONTRAZIONI FORTISSIME DATO CHE DURANTE IL PARTO NN VOGLIO SOFFRIRE FARò QUELLO IN ACQUA.

  2. silvia pericoli scrive:

    Non so se riusciro a fare il parto in acqua… mi hanno appena parlato di un limite di età…. ne siete al corrente?

    • Livia scrive:

      Ciao, io non ho sentito mai parlare di limiti di età per il parto in acqua, e anche cercando in rete non trovo informazioni a riguardo. Mi pare una stupidaggine, comprensibile solo per il fatto che più si va avanti con l’età e più si tendono a medicalizzare gravidanza e parto, che si ritengono più a rischio andando avanti con gli anni, come se uno stretto monitoraggio medico fosse l’unica garanzia per far andare a buon fine una gravidanza e un parto di per sè fisiologici.
      Non so quanti anni hai, né se hai già avuto altri figli (sospetto che sia il primo), ma se fossi in te insisterei per avere il parto in acqua, se ci tieni. Facci sapere!
      Livia

  3. Livia scrive:

    Grazie, è una bellissima testimonianza.
    Livia

  4. Lisa scrive:

    Io sui tre ho avuto la possibilità di fare l’ultima parte del travaglio in acqua per la prima e il parto completo in acqua per l’ultimo arrivato da poco. Per la prima non ho partorito in acqua perchè le ostetriche non erano ancora preparate a questa prassi.
    Ho quindi avuto l’epidurale solo per il secondo, e sinceramente devo dire che, malgrado il fatto che il dolore sia stato quasi assente, non ho amato la sensazione di non sentire “la spinta”, ho preferito di gran lunga partorire senza anestesia. Per la prima devo dire che ho avuto la fortuna di non avere moltissimo male, mentre il terzo è stato effettivamente molto doloroso, anche perchè più rapido ovviamente, quindi forse la sensazione di aver avuto più male derivava solo dal fatto che le contrazioni sono state subito fortissime (parto indotto) mentre invece per la prima il dolore è aumentato gradualmente su un lasso di 24 ore.
    In ogni caso consiglio vivamente il parto nell’acqua, ma con qualche controindicazione: non lo consiglierei per il primo figlio. Intanto perchè escludere la peridurale senza sapere come ci si sentirà non è molto saggio, a mio avviso, anche se si è sicuri di avere una soglia di sopportazione del dolore molto alta, bisogna tener conto che avere male stanca, e in genere il primo parto dura molto, quindi è meglio fare il possibile per arrivare il meno stanche possibile al momento della spinta. Inoltre, col parto in acqua bisogna “fare da sole”, almeno così è stato per me: infatti si è sole in acqua, certo l’ostetrica e/o il ginecologo sono ovviamente presenti, ma non possono “estrarre” il bambino una volta finito di spingere. Quindi, per un primo figlio, bisogna considerare che probabilmente la forte emozione, lo stordimento, la stanchezza e la mancanza di esperienza (chi non ha mai tenuto in braccio un bébé può sentirsi un po’ perso la prima volta che lo prende) facciano sì che subito dopo il parto la mamma non capisca più niente… in queste condizioni è forse difficile occuparsi di prendere il bimbo, farlo respirare, aspettare che pianga e metterselo sulla pancia…
    Inoltre, e questo forse va da sé, lo sconsiglierei a chi non si trova a proprio agio nell’acqua: lo scopo infatti di questo tipo di parto è quello di riuscire a rilassarsi meglio, se l’acqua non è un elemento che ci fa rilassare sarà inutile, se non addirittura peggio.
    Concludo dicendo che il parto completo in acqua per me è stata veramente una bella esperienza, il fatto di poter galleggiare, muovermi come volevo durante le contrazioni, mi ha aiutata molto. E poi è incredibile vedere questi esserini che aprono gli occhi sott’acqua, guardandosi intorno per nulla scioccati, si vede che è il loro elemento! Insomma, veramente un successo per me!
    Scusate se sono stata prolissa!

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