Da 16 novembre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Storie di mamme: ricomiciare a vivere a Kabul

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Sono Marta di Fondazione Pangea. Vorrei raccontarvi la storia di Kubra. Kubra è una mamma di Kabul. Lei, come molte altre donne in Afghanistan, è un esempio di quanta forza una madre possa riuscire a trovare per amore dei propri figli e di come un piccolo prestito, un microcredito, rappresenti la differenza tra un futuro incerto e un domani in cui brilla di nuovo la speranza.

Kubra è una donna brillante di 48 anni che vive a Kabul. È un esempio di forza di volontà e determinazione: ha sopportato molto dolore nella sua vita, ma è riuscita a risollevarsi e a diventare un punto di riferimento per la sua famiglia.

Kubra si è sposata giovane. Ha ricevuto una buona istruzione e dopo il diploma ha trovato subito lavoro in una fabbrica di scarpe.m Poco dopo ha conosciuto il marito. “Eravamo molto felici – racconta – mio marito aveva una buona occupazione.  Anche il mio lavoro mi piaceva: lavorare in fabbrica era pesante, certo, ma non potevamo lamentarci perché guadagnavamo a sufficienza per vivere discretamente”. A quell’epoca vivere a Kabul era più semplice.

I figli sono arrivati poco dopo il matrimonio. Tanti figli. Quattro femmine e tre maschi in tutto. Mandare avanti una famiglia così numerosa non è mai stato semplice, ma Kubra e suo marito lavoravano sodo e pur con molti sacrifici riuscivano a gestire le spese e la crescita dei ragazzi.

Per 15 anni hanno vissuto una vita serena, felice. Poi un’ombra ha oscurato il futuro di Kabul. Con l’arrivo dei mujahideen  e l’instaurarsi del regime talebano, anche la situazione di Kubra e della sua famiglia si era fatta difficile. Kubra ha perso il lavoro e anche suo marito ha perso buona parte dei clienti.

“La gente ha iniziato ad andarsene da Kabul, la città era decimata, molti negozi erano costretti a chiudere e anche noi eravamo in grande difficoltà. Abbiamo assistito a cose terribili, un incubo. Poi mio marito si è ammalato”.

Il marito di Kubra è morto in breve tempo a causa di un tumore, lasciandola sola con sette figli, in uno dei periodi più difficili.

“Non importava più chi fossi stata o cosa avessi fatto prima. Il passato era stato cancellato e chi era rimasto doveva inventarsi un nuovo futuro, un futuro qualsiasi per sopravvivere”. Per tre anni Kubra ha fatto qualunque tipo di lavoro per mantenere i suoi figli. All’inizio fortunatamente aveva trovato un buon lavoro da insegnante: la paga non era alta, ma era sufficiente a dare da mangiare a tutti.

Poi la scuola ha chiuso. Si è dovuta quindi adattare a fare quello che capitava: lavorava come sguattera nei negozi pelando piselli, cucinava qualcosa da poter poi rivendere, oppure cuciva coperte. Di tutto pur di sopravvivere, ma niente era mai abbastanza. Non riusciva a coprire le spese e stava affondando nei debiti.

“Uno dei miei figli più grandi era già sposato e viveva con la sua nuova famiglia. Gli altri erano piccoli e stavano ancora finendo la scuola, ma uno dei più grandicelli, di 14 anni, aveva terminato gli studi e aveva ormai intenzione di mettersi a lavorare. Per me sarebbe stato di grande aiuto avere uno stipendio in più in casa, ma non avevamo risorse per avviare un’attività”.

Kubra si allora ricordata di aver sentito parlare del programma di microcredito del progetto Jamila e ha deciso di tentare. “Sapevo del progetto, ma non pensavo di poterne fare parte. Credevo che si rivolgesse solo a donne più giovani e con figli più piccoli. Invece mi hanno spiegato che potevo richiedere un microcredito anche per permettere a mio figlio di avviare una sua attività.”

Può sembrare piccolo un ragazzo a soli 14 anni per andare a lavorare. Ma il figlio di Kubra era il più grande in casa e sentiva già, nonostante la giovane età, la responsabilità di prendersi cura della mamma, delle sorelle e fratelli più piccoli.

“Così con 10,000 afghani  (circa 140 euro) ho comprato un carretto” – racconta Kubra – “e alcuni giocattoli che mio figlio poteva rivendere”. In breve tempo l’attività ha cominciato a dare dei buoni risultati: il figlio di Kubra riusciva a guadagnare fino a 400 afghani al giorno (l’equivalente di circa 6 euro), che erano davvero utili  a tutta la famiglia.

“Ero così orgogliosa di lui e anche di me stessa, perché ero riuscita  a trovare il modo per dare una mano alla mia famiglia. Prima non potevamo neanche comprare quello che ci serviva per vivere.

Ora le cose sono molto cambiate: Kubra può permettersi cibo sufficiente per tutti. Riesce a pagare in tempo le rate del microcredito e finalmente può comperare anche le medicine necessarie per curare i suoi reumatismi. La sua vita è cambiata e può guardare di nuovo con fiducia al futuro.

Il progetto Jamila è attivo in Afghianista dal 2003, in aiuto delle donne più povere ed emarginate della periferia di Kabul, spesso vedove o che hanno perso i figli a causa della guerra. In collaborazione con associazioni partner locali, Pangea offre alle beneficiarie la possibilità di costruirsi un futuro più sereno grazie a programmi di educazione e microfinanza. Soltanto nel 2008, più di 300 donne hanno potuto ricevere un microcredito e 100 sono stati i nuovi microcrediti erogati ad aprile del 2009. Molte donne hanno potuto rinnovare il prestito per il secodno o terzo anno consecutivo con un tasso di restituzione del 99%! I microcrediti sono utilizzati per avviare tante piccole attività commerciali con le quali mantenere la famiglia e i figli e costruire un futuro più sicuro.

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