La campagna e le polemiche sul #fertilityday

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FertilityDay

Il 22 settembre ci sarà il #FertilityDay, una giornata di studio e sensibilizzazione sul tema della natalità promossa dal Ministero della Salute.

Una campagna che esprime la condivisibile volontà istituzionale di avviare una campagna di salute sul tema della fertilità ma che lo ha fatto utilizzando strumenti e contenuti poco opportuni scatenando così polemiche e critiche.

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Il Piano Nazionale per la Fertilità

La campagna non mi piace per la scelta delle immagini e per gli slogan a sostegno degli argomenti ma offre lo spunto per parlare di un tema importante come quello della fertilità e per farlo mi sono letta il Piano Nazionale per la Fertilità  che la sostiene e promuove. E vi suggerisco di farlo anche voi.

Il Piano si prefigge di:

  1. Informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio.
  2. Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell’apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale.
  3. Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente.
  4. Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione.
  5. Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”.

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Alcune perplessità

La fertilità non è un bene comune. Ma un fatto privato e soggettivo che pertiene una cosa intima, il corpo delle donne è delle donne e il modo in cui decidono di disporne appartiene a loro. Lo stesso discorso, ovviamente, riguarda anche gli uomini e il loro diritto di disporre del proprio corpo e di decidere della propria fertilità secondo sentimenti e scelte personali.

La fertilità riguarda le coppie. E nel nostro paese essere madri e padri è sempre più difficile.

Essere genitori e soprattutto essere madri non è un obbligo, né tantomeno un dovere sociale.

Essere madre non è una qualifica. Nè tantomeno non esserlo.

La fertilità non è un gioco #fertilitygame. E se il problema è l’educazione sessuale dei giovani si possono attuare altre iniziative per sostenere tali programmi.

La denatalità

Il problema della natalità in Italia si ribalta in denatalità. I bambini che nascono sono davvero pochi.

Nel 1964 in Italia nascevano oltre 1 milione di bambini, con un indice di fertilità pari a 2.7 figli per donna e un indice di natalità pari a 19.5 per mille abitanti. In 40 anni si sono perse ben 500.000 nascite per anno. L’indice di fertilità è sceso a 1.35 figli per donna e l’indice di natalità è diventato inferiore a 10 per mille abitanti. Nessuna nazione ha avuto una denatalità tanto spiccata, prolungata e persistente come l’Italia.

Ecco perché ora la nostra politica corre ai ripari. Nel peggiore dei modi.

L’attuale denatalità mette a rischio il welfare. In Italia la bassa soglia di sostituzione nella popolazione non consente di fornire un ricambio generazionale. Questo determina un progressivo invecchiamento della popolazione.

Il ritardo alla nascita del primo figlio implica un minor spazio di tempo, ancora disponibile, per raggiungere il numero desiderato di figli. La combinazione tra la persistente denatalità ed il progressivo aumento della longevità conducono a stimare che, nel 2050, la popolazione inattiva sarà in misura pari all’84% di quella attiva.

Questo fenomeno inciderà sulla disponibilità di risorse in grado di sostenere l’attuale sistema di welfare, per effetto della crescita della popolazione anziana inattiva e della diminuzione della popolazione in età attiva.

Ecco perché oggi il #fertilityday ci riguarda tutti. Chi pagherà e sosterrà il welfare italiano?

 

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