Da 27 marzo 2009 6 Commenti Leggi tutto →

La depressione post-partum o Baby Blues

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Sono moltissime le neo-mamme che, dopo aver messo al mondo il loro bambino, nonostante la maternità sia stata per loro un evento felice e gioioso, atteso e desiderato, vengono colte da una sorta di malessere che qualcuno definisce Baby Blues, meglio conosciuto come depressione post-partum.

Il Baby Blues è uno stato depressivo non patologico che si presenta all’improvviso, generalmente, 3 o 4 giorni dopo il parto, con una durata che può variare da qualche ora a qualche giorno e, nei casi più difficili, anche qualche mese. I sintomi più comuni sono una sensazione di angoscia, tristezza, improvvisi scoppi di pianto, la sensazione di non essere adeguate per il ruolo di mamma, assenza di interesse nei confronti del bambino appena messo al mondo e, soprattutto, un soffocante senso di colpa per la propria inspiegabile tristezza.

Molteplici le cause a partire dalla fatica che comincia a farsi sentire, allo sconvolgimento ormonale in atto a quella che gli psicologi chiamano la “nascita simbolica” del bambino che, attraverso il pianto e l’espressione delle sue esigenze, inizia ad affermare la sua presenza e il suo esistere indipendentemente dalla madre. Inevitabile, quindi, che sentendo il piccino piangere e strillare, l’inesperta neo-mamma si faccia prendere dal panico non avendo, per altro, ben chiaro quali siano i motivi di tanto strepitare e, soprattutto, non sapendo come affrontare le emergenze. Da non sottovalutare, poi, i cambiamenti del corpo e dell’immagine di sé che seguono, inevitabilmente, a una gravidanza e a un parto.

Dal punto di vista psicologico, poi, la donna deve interiorizzare la sua “morte come figlia” (in un certo senso il definitivo distacco con la propria madre e con la propria infanzia) e la sua nascita come mamma. Tutto ciò, non avviene sempre in modo indolore e potrebbe contribuire, insieme ai motivi di cui sopra, a gettare la neo-mamma nello sconforto.

In linea di massima, queste alterazioni umorali e il conseguente stato di tristezza tendono a scomparire senza conseguenze nel giro di qualche giorno, soprattutto se la neomamma viene aiutata e incoraggiata da chi le sta intorno. È soprattutto il padre del bambino a rivestire un ruolo delicato e fondamentale in questa fase dando alla donna, il suo appoggio e il suo amore incondizionato e facendola sentire ancora amata e desiderata, infondendole la tranquillità e la serenità necessarie per affrontare con determinazione ciò che l’aspetta.

Spesso, però, capita che anche i papà siano disorientati di fronte a un evento così spettacolare qual è la nascita di un bimbo. La difficoltà per loro consiste nel sentirsi estranei rispetto a tutto ciò che sta succedendo. È inevitabile, poi, che soprattutto nei primi tempi, la donna non abbia il tempo e la forza per occuparsi di loro assorbita com’è dalle cure del neonato. Il papà deve, quindi, da solo, trovare il proprio ruolo all’interno della famiglia aiutando la mamma in tutto ciò che gli è possibile e cercando di prendere confidenza con il bambino cambiandogli, per esempio, il pannolino o svegliandosi di notte se dovesse piangere o non riuscisse a dormire.

È importante, quindi, che la neomamma non si chiuda in se stessa e che cerchi il suo punto di riferimento nei parenti, che da una parte possono aiutare la donna a ritrovare la sua serenità dando, eventualmente, anche un aiuto pratico nella cura del bambino, soprattutto nei primi tempi; dall’altra possono far capire alla neomamma che nessuno nasce esperto e che anche lei, un po’ per volta, imparerà a far parte delle “mamme sufficientemente buone” così come spiega il pediatra e psicoanalista inglese Winnicott.

Nell’istinto della donna, infatti, scatta quasi immediatamente la consapevolezza che il futuro del suo bambino dipenda da lei e così i problemi pratici, come allattare il piccino, cambiarlo, capire i suoi bisogni, prendono il sopravvento su tutto il resto. Dunque dopo un paio di mesi, la mamma sarà stanca, ma felice. Avrà imparato a venire incontro alle esigenze del suo piccino, il quale, da parte sua, avrà imparato a farsi capire e sebbene urla e strepiti non cessino del tutto, per lo meno, i genitori sapranno come porvi fine.

Accanto alla forma più leggera e comune di depressione post-partum ne esiste un’altra più grave che può durare anche parecchi mesi dopo la nascita del bambino. I sintomi sono simili a quelli del Baby Blues con perdita di appetito, difficoltà a prendere sonno o, al contrario, a rimanere svegli, totale assenza di interesse nei confronti del neonato e apatia verso tutto ciò che sta intorno. Rispetto alla forma lieve, quindi, è maggiore la durata e sono diverse le conseguenze sia per il benessere del bambino sia per la salute e l’equilibrio della mamma che stenta a ritrovare la sua serenità.

Quindi nei casi di depressione, oltre ad essere necessaria la vicinanza di parenti ed amici, può essere utile rivolgersi a personale esperto e associazioni specializzate (sia all’interno dell’ospedale che privatamente) che possono aiutare la neo-mamma con un sostegno psicologico.

Tra le tante associazioni segnaliamo la nascita a Milano della Casa Rosa, un’associazione che intende occuparsi prevalentemente di depressione post-partum ma anche di temi delicati relativi alla maternità e alla genitorialità prestando anche attenzione al ruolo del padre.

La Casa Rosa si offre anche di aiutare i genitori che si trovano ad affrontare la nascita di un bimbo non sano nel superare il rifiuto della malattia. Una struttura in cui le mamme possono trovare un ambiente accogliente in cui poter essere ascoltate da figure professionali specializzate: come un’ostetrica, una psicologa, una psicoterapeuta, una psichiatra. Essere affiancate anche da un consulente del lavoro e da un avvocato. In cui è possibile poter partecipare a due laboratoriMamma giochi con me?” e “Diventiamo genitori insieme” ed anche ad incontri finalizzati a discutere sulle difficoltà dell’essere genitori.

Insomma La Casa Rosa vuole prendere per mano le neomamme, nella speranza di riuscire a dare loro quell’aiuto e quel sostegno di cui hanno bisogno in questo delicato periodo della loro vita.

In ogni caso, qualora si venga assalite dalla depressione post partum, la cosa migliore da fare è non chiudersi in se stesse, ma cercare qualcuno con cui parlarne. In taluni casi, quelli più gravi, il personale medico potrebbe anche ritenere opportuno allontanare per qualche giorno il bambino dalla mamma, per il bene di entrambi. La mamma avrebbe in questo modo la possibilità di recuperare in tutta tranquillità le forze e riacquistare la serenità necessaria per godersi il suo piccino.

La nascita di un bambino è davvero in grado di sconvolgere la vita di una giovane coppia, sia dal punto di vista pratico che sotto l’aspetto psicologico. Non è affatto strano, quindi, che ci si senta impreparati e incapaci di fronte a un simile evento. È importante, quindi, che coloro che stanno vicini ai neo-genitori facciano capire loro che il prendersi cura di un bambino è una cosa che avviene poco per volta e che sarà soprattutto l’amore nei suoi confronti a guidare verso la giusta strada gesti e comportamenti che lo riguardano. Non esistono genitori perfetti. Ciò che conta è la volontà, comune a tutte le mamme e a tutti i papà, di dare il meglio al proprio piccino. Poco per volta i tre impareranno a conoscersi e tutti quei problemi che all’inizio sembravano insormontabili si dilegueranno senza lasciare alcuna traccia.

6 Comments on "La depressione post-partum o Baby Blues"

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  1. simona7292 scrive:

    Io sono una neo mamma e ho una bimba di 3 mesi. Le ostetriche mi stanno vicine perchè ho chiesto loro aiuto. Bisogna affrontare questo problema per il nostro bene e dei nostri Cuccioli. Spero di sentire qualcuna di voi al più presto.

  2. Nicolo' scrive:

    Non si è mai trattato il tema della depressione post partum in tutta la sua estensione: i recenti casi di cronaca parlano di mamme, giovani nella quasi totalità dei casi, con figli che vanno dai pochi mesi fino addirittura alla soglia dei dieci anni. Come mia personale opinione credo che questa non possa essere considerata una semplice questione organica: se così fosse anche il caso più grave si risolverebbe al massimo in un paio d’anni. E’ una di quelle situazioni che si possono definire come psicosociali o antroposociali, cioè dovuta principalmente ad aspetti sociali legati alla storia e all’individualità di una singola persona. Il carico psicologico legato sia alle aspettative sociali della neo mamma (cura dei figli, loro sostentamento, loro crescita educativa) e contemporaneamente alle ambizioni spesso contrastanti col nuovo ruolo (donne lavoratrici, aspetti socioestetici…) possono creare delle situazioni critiche. In passato il problema non era rilevante in queste proporzioni perchè le aspettative venivano divise o più esattamente condivise tra le varie donne del nucleo familiare (madre, nonne, zie..) che, nel bene o nel male, avevano la cura esclusiva dei figli. Il problema principale attuale è che la donna ora è spesso sola in questi compiti…e questo non è un aspetto che possa avere delle cure organiche. Io e mia moglie stiamo pensando di creare un’associazione che si occupi diffusamente del problema, dando supporto alle neomamme, ma soprattutto creando una rete femminile di aiuto reciproco in termini di TEMPO, SPAZI, COMPITI e condivisione delle proprie esperienze.

  3. Paola scrive:

    Ciao Simona…cosa devi fare?!?!?

    STARE SERENA, goditi questi ultimi giorni di gravidanza, esci, delle belle passeggiate, magari in mezzo alla natura, migliorano l’umore; dedicati allo shopping per il piccolo (magari acquistando le ultime cose), organizza un cena con le amiche, ti servirà sicuramente a distrarti, e perchè no una bella cenetta solo per te e il tuo compagno, soli voi due…per ritrovarvi un po’!!!! Insomma…tanta tanta tanta tranquillità e sono sicura che appena incrocerai lo sguardo del tuo piccolo bambino tutto si metterà a posto 😉

    Ti auguro un grande in bocca al lupo!!!!!

    P.S.Per il nome…ti confido una cosa…anche il mio primogenito porta il nome del nonno paterno….diciamo un po’ per tradizione delle mie parti e un po’ per desiderio di mio marito….anche a me non andava giù…soprattutto perchè digerisco a fatica i miei suoceri 😉 ma cosa vuoi per amore di mio ho accettato il compromesso!!!!

  4. SIMONA scrive:

    sono a termine della mia gravidanza e sono molto nervosa e irritabile, non sopporto che il mio compagno mi stia accanto o mi accarezzi, non riesco a dire il nome di mio figlio perchè il mio compagno si sente in obbligo verso suo padre e vuole chiamarlo come lui ( ancora vivente), abbiamo deciso di affiancargli un altro nome perchè io non volevo quel nome ma alla fine mi sento ancora di più un senso di soffocamento. Cosa devo fare per uscirne fuori?

  5. Tom scrive:

    Lasciate che siano gli esperti a scrivere questo tipo di articoli, si un sacco di confusione tra termini, sintomi, durata e tempi, cause… è il caso di dire: mamma mia!!! Con affetto.

    PS
    Depressione post-partum o Baby Blues non sono la stessa cosa.

    • eli scrive:

      esattamente! il baby blues è un evento quasi fisiologico ed è un sentimenti di tristezza che colpisce la neo-mamma e che si risolve spontanemente in poco più di una settimana. la depressione postpartum è qualcosa di molto più complesso!

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