Da 10 gennaio 2010 1 commento Leggi tutto →

Le maschere di Carnevale

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La maschera (dall’arabo “mascharà” cioè scherno, satira) è sempre stata, fin dalla notte dei tempi, uno degli elementi caratteristici e indispensabili nel costume degli attori. Originariamente era costituita da una faccia cava dalle sembianze mostruose o grottesche, indossata per nascondere le umane fattezze e, nel corso di cerimonie religiose, per allontanare gli spiriti maligni.

In seguito, dapprima nel teatro greco, successivamente in quello romano, la maschera venne usata regolarmente dagli attori per sottolineare la personalità e il carattere del personaggio messo in scena fino a quando in Italia non nasce un genere di teatro chiamato Commedia dell’arte fondato su personaggi fissi (maschere). Rappresentava caricature di vizi e difetti, virtù e pregi. Gli spettatori, generalmente incolti, erano chiamati a teatro come a scuola, perché vi riconoscessero il bene e il male e le infinite complicazioni causate dai giochi del destino.

Su palchi spesso improvvisati gli attori portavano in scena servi astuti e sciocchi (Arlecchino e Brighella), innamorati e innamorate, dottori sputasentenze (Balanzone), vecchi padroni (Pantalone…), servette (Colombina) e soldati vanagloriosi.

Fu un esempio di teatro portato al successo dalla creatività degli attori, dalla loro capacità d’intrattenere la platea, a partire da un abbozzo di trama che interpretavano improvvisando monologhi, dialoghi, scherzi, giochi di parole e buffe espressioni.

Alcuni di loro invecchiarono, per così dire, nella parte e, come nei moderni serials televisivi, non riuscirono in vita a liberarsi del ruolo che impersonavano. Dopo la riforma introdotta dal commediografo italiano Carlo Goldoni, sostituì all’improvvisazione la commedia di carattere e d’ambiente, ma le maschere sopravvissero come uniche ed incontrastate protagoniste del Carnevale.

Vediamo quindi le maschere tradizionali, quelle che ci hanno accompagnato durante tutta la nostra infanzia.

Arlecchino

Arlecchino ha un padrone tanto avaro che è costretto a rattoppare il vecchio vestito con ritagli di vari colori. E’ un servo ingnorante, goffo ma astuto, sempre affamato. Parla un linguaggio sboccato ed è specialista nell’eseguire capriole e acrobazie.

Colombina è una domestica agile e svelta, furba e civetta, impertinente e pettegola. Di solito è moglie o compagna di Arlecchino.

Pantalone, di origine veneziana, è un ricco mercante che deve il suo nome forse ai calzoni (pantaloni) che indossa. Avaro e un po’ scorbutico, non sopporta i giovani, è vittima di beffe e si innamora sempre senza successo.

Pulcinella si prende gioco di tutto e di tutti: il suo ideale è il dolce far niente, i suoi sospiri sono per il mangiare e l’ubriacarsi, con tutti i guai che ne seguono. E’ una maschera della tradizione napoletana. Il suo costume è un camiciotto bianco come i facchini del tempo.

In Francia nasce il tenero e ingenuo Pierrot, maschera malinconica e poetica, innmorato patetico e sfortunato. Indossa larghi pantaloni bianchi, una casacca pure bianca e larga, una calotta nera di velluto in testa ed il viso è imbiancato.

Gianduja nacque come burattino per trasformarsi nel Settecento nella più importante maschera piemontese. Viveva in una casetta di campagna, chiamata “ciabot”, assieme alla moglie Giacometta. Da semplice contadino, con il passare del tempo si trasformò in un gentiluomo allegro, amante del buon vino e della buona tavola. Spesso Gianduja entrava in un’osteria e chiedeva un boccale di vino. Pare che il suo nome derivi dalla frase “Gioan d’la douja” che significa “Giovanni nel boccale”.

Brighella “Corteggio chi spende, semino dove si raccoglie, dimentico chi è inutile, prometto a tutti, mantengo a pochi, mi chiamo Brighella e faccio ogni giorno una marachella!” La maschera rappresenta un servo furbo, sempre pronto a beffare il suo padrone, quasi sempre Pantalone.

Baldanzone è un simpatico Dottore che usa un linguaggio apparentemente da persona colta, ma in realtà dice solo cose insensate, usando paroloni presi dal latino, dal greco o da lingue straniere. Gesticola con ampi e lenti movimenti delle braccia. Piega il capo all’indietro e butta la pancia in fuori per sembrare più imponente e incutere soggezione a chi lo ascolta. Quando interpreta il “medico”, da pareri oscuri sulla malattia e alla fine non riesce mai a guarire nessuno.

Immagini:
formorefun.it
ww3.ac-creteil.fr

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1 Comment on "Le maschere di Carnevale"

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  1. Rebe scrive:

    CIAO,QSTA SETT DEVO PREPARARE IL COSTUME DI BRIGHELLA,Xò VORREI FARLO AL FEMMINILE,LO DEVE INDOSSARE MIA FIGLIA,HO LA TESTA PIENA DI IDEE MA NON SO COME MUOVERMI X REALIZZARLE,E SICCOME NON MI FACCIO MANCARE NULLA HO UNO STRAPPO ALLA SCHIENA E SN LIMITATA NEI MOVIMENTI.POTETE AIUTARMI.

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