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Se il liquido amniotico è scarso: oligoidramnios

oligoidramnios

Per tutta la durata della gravidanza, il bambino è immerso in un’acqua speciale chiamata liquido amniotico, da cui è protetto e nutrito. A volte, però, succede che il liquido amniotico si “ammali”, aumentando o diminuendo troppo: è in questo caso che si parla di patologie del liquido amniotico, polidramnios se è troppo,oligoidramnios se è troppo poco. Ora parliamo di oligoidramnios.

 

Oligoidramnios, cos’è?

Il livello di liquido amniotico presente nella palcenta varia nei 9 mesi, aumentando fino al sesto, ma poi via, via diminuendo in modo fisiologico per lasciare posto al bambino, che nel frattempo aumenta considerevolmente di dimensioni.

Si parla allora di oligoidramnios se la quantità di liquido amniotico scende, in modo patologico, al di sotto dei 50 mm, considerata la soglia minima per garantire al feto un giusto sviluppo, ben prima del fatidico nono mese.

È un fenomeno con una scarsa frequenza fra le donne incinta, infatti la percentuale è compresa tra lo 0,5 e il 4%.

Cosa fa diminuire il liquido amniotico?

Le ragioni sono diverse e di diversa gravità.

Questo fenomeno può succedere, infatti, perché si assumono pochi liquidi, perché la futura mamma è soggetta a uno stress troppo intenso o ancora perché la crescita del feto è scarsa e lenta. Se è così, il rimedio consiste in tanto riposo e tanta acqua da bere.

Più preoccupante invece quando la quantità di liquido amniotico è davvero troppo scarsa, addirittura arrivando a scomparire (anidramnios): queste situazioni possono indicare grave ritardo della crescita del bambino, da cui deriva fra l’altro minore produzione di urina (componente principale del liquido amniotico), o essere sintomo di malformazioni, di patologie renali o della vescica, della rottura prematura delle membrane, anche a causa di infezioni vaginali.

Come mi accorgo se il liquido amniotico è poco?

Se c’è poco liquido amniotico nella pancione, la mamma sente il bambino muoversi con più intensità, fino a sentirne addirittura il battito cardiaco, perché viene meno quella barriera acquosa che pone una distanza di sicurezza fra il corpicino del bambino e la nostra pelle.

Non si tratta, però, di una patologia da scoprire con l’autodiagnosi: come sempre, è necessario fare un’ecografia ostetrica dalla propria ginecologa, e valutare con lei lo stato di salute generale e l’eventuale terapia da seguire.

Cosa rischia il bambino?

Una delle funzioni del liquido amniotico è quella di proteggerlo dagli urti e nutrirlo garantendone uno sviluppo adeguato, quindi in caso di oligoidramnios il bambino rischia malformazioni, ritardi di crescita anche a livello polmonare, deformazioni a causa della compressione esercitata dalle membrane, difetti posturali (per esempio, i piedi torti). Se questa situazione si protrae fino al nono mese, può causare sofferenza fetale al momento del parto.

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