Da 16 gennaio 2009 0 commenti Leggi tutto →

Lombardia in controtendenza: cesarei in calo

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Dopo la notizia del 14 gennaio comparsa sul Corriere della Sera, in base alla quale la previsione è che “tra 10 anni quasi tutte le donne partoriranno in sala operatoria”, si legge sul Corriere di ieri che “a Milano i cesarei sono scesi dal 28,4% del 2005 al 28,1% del 2008″, mentre “in alcuni ospedali della Lombardia la percentuale è scesa anche del 3%”. Una buona notizia dunque, anche se questa percentuale di cesarei è ancora molto elevata rispetto alla soglia limite del 10 – 15 % suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo l’OMS, infatti, il parto cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico, da effettuarsi solo nel caso in cui il parto per via vaginale sia da considerarsi impossibile. Il rischio di mortalità e di morbilità della mamma sono superiori in caso di parto cesareo, come pure è accresciuto il rischio di patologie neonatali.

Ci si chiede quindi perché sempre più donne lo scelgano. Per i medici può essere più semplice e meno rischioso operare, piuttosto che passare una notte in piedi per monitorare un travaglio che procede a fatica. Ma per le donne? Non parlo di quelle che si trovano costrette ad affrontare il cesareo, magari di fronte a un aut aut del medico, e dopo ore di pene, ma di chi lo programma fin dall’inizio della gravidanza, con due settimane di anticipo rispetto al termine naturale, in assenza di ragioni fisiologiche che lo giustifichino (come per esempio nel caso dei bambini podalici, che in Italia nessuno è più in grado di far nascere per via vaginale, e che correrebbero dei rischi attraversando il canale del parto girati con i piedi verso il basso).

Sarà forse l’orrore per il corpo che si trasforma rapidamente, o la convinzione di soffrire meno, oppure il desiderio di avere tutto sotto controllo, perfino il giorno e l’ora di nascita del proprio figlio, senza passare le ultime settimane di gravidanza chiedendosi “chissà quando inizierà il travaglio e se lo riconoscerò, chissà quando nascerà il mio bambino?”. Come se l’evento imprevisto, incontrollabile di un travaglio che parte inaspettatamente possa contribuire ad aumentare l’ansia di chi ha l’agenda già piena di impegni per il post partum e – povera lei – non può permettersi di fermarsi più di 5 giorni.

Voi cosa ne pensate? Le donne subiranno una mutazione genetica, come dice provocatoriamente un’amica ostetrica, e nasceranno tutte con una cerniera sulla pancia per partorire, o torneranno a prediligere il parto per via naturale, come suggerirebbero i dati che provengono dalla Lombardia?

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