Da 15 ottobre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Malattie bambini: la crosta lattea o dermatite seborroica

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La presenza di squamette sulla testa del piccolo è un fenomeno del tutto normale e indipendente dall’alimentazione a base solo di latte. Si tratta della cosiddetta crosta lattea, in termini medici dermatite seborroica, praticamente non una vera e propria malattia, piuttosto una lieve alterazione della pelle.

La crosta lattea è dovuta a un’eccessiva secrezione di sebo, cioè grasso, prodotto da alcune ghiandole della pelle. Questo disturbo si manifesta nei primi mesi di vita, quando il bambino viene nutrito esclusivamente con il latte. Da qui il nome popolare di “crosta lattea”, ma, in realtà, il latte non ha alcuna responsabilità nella comparsa del fenomeno. In genere, si verifica nelle prime settimane di vita e si risolve in modo spontaneo verso i tre-quattro mesi di età, senza lasciare conseguenze sul cuoio capelluto.

La crosta lattea ha un aspetto molto simile alla forfora. Si presenta, infatti, come una desquamazione grassa di colore giallo tenue, distribuita uniformemente o a chiazze sul cuoio capelluto. Le squame si moltiplicano in breve tempo, arrivando a coprire quasi per intero la superficie della testa. In alcuni casi, le lesioni possono estendersi anche nella zona dietro le orecchie, alle guance e perfino intorno al naso. Altre volte, invece, vengono colpite le ascelle, le pieghe inguinali e il collo. La crosta lattea, però, a differenza di altri disturbi, non dà prurito né alcun altro tipo di fastidio al bambino.

Sebbene non siano ancora del tutto chiare le cause della crosta lattea, il fattore scatenante è un’eccessiva stimolazione delle ghiandole sebacee. Secondo una teoria, a far aumentare la produzione di sebo e, dunque, indurre la comparsa della crosta, sarebbero gli ormoni materni, passati nel sangue del bambino durante la sua permanenza nel pancione, che persistono fino al terzo mese di vita del piccolo. Dunque quando il piccolo li smaltisce, termina anche la secrezione ormonale anomala e le crosticine spariscono.

Secondo un’altra teoria, invece, il problema sarebbe dovuto a un fungo della pelle. Non si tratta, però, di una malattia infettiva e quindi non c’è pericolo di contagio. Non esistono, invece, prove che la crosta lattea possa essere correlata all’allattamento o agli alimenti ingeriti dalla mamma nel periodo delle poppate. E’ sbagliato, quindi, pensare che la dermatite seborroica sia il risultato di un latte materno troppo grasso.

Allo stesso modo, è del tutto errato pensare che la comparsa della crosta sia legata a cattive condizioni igieniche del piccolo, infatti la pulizia non ha niente a che fare con quello che è solamente un processo fisiologico, cioè del tutto naturale. Probabilmente, la desquamazione è legata al processo di sostituzione delle cellule cutanee, dunque la crosta insorgerebbe in quanto le cellule morte e desquamate, invece di staccarsi, restano “incollate” alla pelle, sovrapponendosi a quelle che dovrebbero sostituirle.

Ci sono, comunque, alcuni semplici accorgimenti che possono facilitare l’eliminazione delle scaglie presenti e prevenirne la formazione di nuove:
evitare di lavare di continuo la testa del neonato, perché in questo modo si stimolano le ghiandole sebacee a incrementare la produzione di grasso, con il risultato di amplificare il problema. Meglio sciacquarla ogni due giorni, utilizzando magari al posto dello shampoo per bambini delle sostanze oleose, che hanno un alto potere detergente e lubrificante per il cuoi capelluto;
passare sul cuoio capelluto un batuffolo di cotone imbevuto di olio d’oliva. In alternativa, si può utilizzare un estratto di mandorle dolci o un leggero strato di vasellina. Ci sono poi una serie di emollienti specifici per la crosta lattea, che possono essere acquistati in farmacia. Tutte queste sostanze hanno la capacità di fluidificare il sebo e ammorbidire le minuscole scaglie, in modo da fovorirne il distacco e la scomparsa definitiva dalla cute del bambino.

Dato che la crosta lattea si concentra prevalentemente sulla testa del neonato, proprio dove permane per alcuni mesi la cosiddetta “fontanella cranica”, vediamo, allora cosa è meglio non fare:
è sbagliato cercare di staccare le scagliette ancora dure con le unghie. In questo caso, il rischio di irritare la pelle del bimbo è alto. Per rimuovere le coste, dopo averle ammorbidite con l’olio, si può passare sulla zona un pettinino a denti fitti specifico per neonati;
evitare anche lo strofinamento con panni ruvidi, dopo lo shampoo la testa del bambino va tamponata con un asciugamano morbido;
nei casi più seri si può ricorrere a pomate a base di cortisone, ma solo prescritte dal pediatra. Fortemente sconsigliato il fai-da-te perché si rischia di causare irritazioni all’epidermide del bambino, molto più preoccupanti rispetto all’innocua crosta lattea.

Immagini:
dermatology.svhm.org.au
pediatrics.about.com

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